4 febbraio 2015

Visita all’albergo Alessi, CAS di Mazzarino

A poco più di un anno di distanza dalla prima visita, lo scorso 25 Gennaio sono tornata all’albergo Alessi di Mazzarino, convertito in CAS a novembre 2013. http://siciliamigranti.blogspot.it/2013/12/caltanissetta-100-migranti-di-pian-del.html
Al mio arrivo nel primo pomeriggio non trovo nessuno con cui parlare. L’anziana signora, madre del titolare dell’albergo, che si trova nella reception, mi dice di non avere idea di dove siano gli ospiti e di non sapermi dare informazioni.

Ritorno dunque nel tardo pomeriggio e trovo alcuni degli ospiti fuori dalla struttura, mi presento e chiedo loro com’è la vita dentro il centro-albergo. Tutti mi dicono di trovarsi bene, uno di loro mi dice di essere uno dei due cuochi della cucina e mi racconta che, da quando scelgono loro cosa e come cucinare, anche questo aspetto della loro permanenza è positivo. Mi racconta che ora, il loro menù è basato su riso, verdure, legumi e pesce tre volte a settimana. Non è prevista carne nel menù perché non sono riusciti ad avere garanzie che potesse trattarsi di carne Hallal, per cui, nell’incertezza, hanno deciso di rinunciarvi.
L’accesso alle cucine e la possibilità di poter provvedere direttamente alla scelta e alla preparazione dei pasti è il risultato di una mediazione, a cui sono giunti con il gestore dopo diverse proteste in cui lamentavano la scarsità della quantità e della qualità del cibo che veniva loro cucinato dal personale dell’albergo.
Mi parlano bene della struttura e dei servizi (confermando anche l’erogazione del pocket money in contante), finché, uno di loro solleva il problema dell’assistenza medica dicendomi che il medico di base prescrive loro solo dei farmaci generici e non riescono mai a fare nessuna visita specialistica. Tutti i presenti concordano il disappunto di quest’ultimo.
In quel momento ci raggiunge il titolare dell’albergo a cui chiedo in che modo ha organizzato il nuovo numero di ospiti, poiché sono passati da 30 a 50. Mi dice che le camere sono tuttora suddivise in doppie e c’è addirittura qualche singola. Uno degli ospiti lì presenti, ci conferma di stare in singola ma ci tiene a sottolineare la dimensione ridotta della camera.
Chiedo al gestore spiegazioni rispetto alle criticità segnalata dagli ospiti riguardo l’assistenza medica e mi spiega che questa situazione è causata dalla decisione dell’ASP locale che non riconosce il codice di esenzione per i richiedenti asilo.
Tale decisione del distretto sanitario di Mazzarino che fa capo a quello di Gela, limita di fatto l’ accesso di questi richiedenti asilo al SSN, e in generale il diritto alla salute.
A questo proposito vale la pena ricordare la circolare ministeriale n. 5 del 24 Marzo 2000 e la corrispondente circolare della regione Sicilia 2012 che, ai sensi dell’art. 34 del decreto Lgs 286/1998 (TU Immigrazione), regolano l’iscrizione al SSN dei cittadini stranieri e prevedono l’esenzione dei richiedenti asilo, i quali – in considerazione del’’impossibilità di intrattenere regolari rapporti di lavoro durante il periodo di richiesta di asilo- vengono assimilati alla categoria dei disoccupati iscritti alle liste di collocamento. Viene perciò precisata nella stessa circolare regionale che “ in ragione, dell’asserito diritto al’esenzione, per la categoria di che trattasi ugualmente si individua , in via temporanea,l’uso del codice in esenzione X01”.
Alla luce di quanto detto sopra, non risulta chiara e neppure legittima la discrezione con cui l’Asp di Mazzarino possa sottrarsi alle raccomandazioni ministeriali e regionali in materia di assistenza sanitaria agli stranieri e richiedenti asilo.
Continua l’incontro con gli ospiti dell’albergo Alessi i quali iniziano a farmi diverse domande di tipo giuridico. Domande a cui non è difficile rispondere poiché rappresentano la base del diritto d’asilo, e quando chiedo a loro perché non le rivolgono all’avvocato che collabora con centro, mi dicono di non trovarvi risposta.
Dopo aver trascorso una buona mezz’oretta sull’uscio dell’albergo, gli ospiti della struttura mi invitano ad entrare per poter avere un incontro con tutti. Il tempo di arrivare nella sala pranzo in cui mi accompagnano, trovo già decine di persone sedute ad aspettarmi. Mi ripresento nuovamente a tutti, lasciando spazio alla traduzione per coloro che non parlano inglese e chiedo loro se hanno domande. Intendo domande sul mio lavoro e sul motivo della mia visita, ma arrivano solo domande relative alla commissione e alla loro condizione giuridica.
C’è chi mi dice di avere ottenuto il riconoscimento dello status e mi chiede se con questo può viaggiare in Europa. Un altro mi parla della sua intricata situazione da caso Dublino, un altro ancora mi chiede informazioni sula protezione sussidiaria.
Chiarito che la principale consulenza che posso offrire loro è relativa ai servizi che hanno il diritto di ricevere (ed eventualmente rilevarne le criticità), ed avendo appreso che c’è un avvocato di riferimento che si reca al centro il sabato pomeriggio, faccio loro presente che, in considerazione anche del fatto che il servizio di orientamento e assistenza legale è tra i servizi che devono essere loro garantiti, è importante che rivolgano tutte le importanti domande che stanno facendo a me a quest’ultimo, perché nessuno può conoscere la loro situazione meglio di lui.
Mi dicono di averci provato ma di non aver ottenuto un riscontro poiché l’avvocato di riferimento del centro, incontra individualmente solo coloro che devono preparare la commissione e non ha mai fatto un incontro di gruppo nel quale sia stato possibile richiedere tutte queste informazioni. Così mi chiedono di intercedere con il gestore perché venga al più presto fatto un incontro collettivo con l’avvocato. Cerco di rilanciare perché siano loro a farlo, ma mi rispondono di averci già provato, senza avere ottenuto riscontro. Mi faccio dunque portavoce della richiesta e il gestore assicura che entro due settimane sarà organizzato l’incontro.
A questo punto si ritorna a parlare dei problemi della Commissione e i toni si fanno accesi, perché viene fin da subito sollevata la questione relativa alla discriminazione della Commissione territoriale nei confronti dei punjubi. Uno di loro mi dice: “ we crossed four counrtries facing many problems in order to change and save our life and… here we find this treatment, They say we have not problem in Punjab. So why so many people from Punjab, all over in Italy?”. Finisce la sua frase, usando improvvisamente la lingua italiana, dicendomi: “la vita non è facile in Italia, lei lo sa”.Continua a parlare traducendo quello che aggiungono gli altri: “ci dicono che noi non abbiamo problemi in Punjub e che è una zona sicura. Ignorano quella che è la reale condizione.” “ Andiamo in Commissione già sapendo che saremo diniegati” .
Prende la parola uno di loro che dice di avere avuto la Commissione due settimane fa e di sapere già di essere stato diniegato. Come richiesto dalla Commissione territoriale, aveva fatto pervenire attraverso il gestore tutta la documentazione comprovante la sua storia, due settimane prima dell’audizione. Racconta che a conclusione dell’audizione gli è stato chiesto se volesse aggiungere qualcosa e che lui ha risposto di non avere niente da aggiungere ma che era lì per rispondere a qualsiasi altra domanda, se dall’altra parte ce ne fossero state. Gli è stato risposto di no. Mi dice che, a suo parere, questo diniego è il risultato di una superficiale valutazione della sua storia e della documentazione che ha portato, in quanto non gli è stata fatta nessuna domanda in merito a nessuno dei documenti che la componevano. Aveva inoltre corredato tutta la sua documentazione di link che potevano ulteriormente sostenere la veridicità della sua storia, ma il suo dubbio è che nessuno li abbia mai guardati e che la commissione non abbia esaminato a dovere neppure la sua documentazione, perché è impossibile, secondo lui, che ad una persona con la sua storia, possa essere rifiutata la protezione.
Si fa corale, la conclusione per cui i punjabi sono discriminati sulla base della loro provenienza geografica.
Io a questo proposito posso solo ricordare che il compito e ruolo della commissione è quello di esaminare le storie personali e riconoscere chi è meritevole di protezione solo sulla base di queste e non su pregiudizi sommari basati sulla provenienza geografica. Quest’ultima assume rilevanza nel caso in cui si tratti paesi in cui c’è una situazione di violenza generalizzata, a causa della quale in caso di rientro, il richiedente subirebbe un danno grave. In questo caso viene riconosciuta la protezione sussidiaria.
Mi rispondono di sapere bene che sanno che dovrebbe essere così, ma che succede il contrario e mi chiedono di trovare il modo di fare presente ai membri della Commissione che stanno dimenticando le loro stesse leggi.
Non è la prima volta che richiedenti asilo pakistani (diniegati e non) che provengono dalla regione del Punjab, denunciano questo tipo di discriminazione. Era successo anche durante la visita al CARA di Pian del Lago lo scorso settembre ( http://siciliamigranti.blogspot.it/2014/10/borderline-sicilia-visita-il-cie-di.html ) e succede praticamente ogni giorno qui a Caltanissetta, dove ci sono state anche alcune manifestazioni a tale proposito.
http://siciliamigranti.blogspot.it/2014/02/protesta-dei-richiedenti-asilo-punjabi.html
La discussione si fa accesa e il gestore insiste che bisognerebbe parlare anche delle cose belle, ovvero di fare le statistiche per vedere quanti dei suoi ospiti hanno ottenuto il riconoscimento di protezione. Lo stesso, durante la discussione, aveva già diverse volte vantato di aver fatto fare 30 permessi di soggiorno in un solo giorno e dichiarato che i suoi ospiti possono conoscere gli esisti della Commissione in tempi brevi, senza spiegare come.
Mentre io ricordo al titolare che, fermo restando il dovere dell’ente gestore di fornire ai richiedenti asilo un’adeguata assistenza legale, gli esiti positivi (come quelli negativi) non possono in nessun modo attribuirsi al merito (o demerito) del gestore del centro dove alloggiano i richiedenti asilo. Decisa è la risposta di uno degli ospiti che afferma che, ad ogni modo, il riconoscimento di protezione degli ospiti di quel centro non riguardavano punjabi.
Sono trascorse più di due ore, è sera ormai, ma non è facile andare via. Sono infatti diversi gli ospiti che mi seguono all’uscita per farmi altre domande. Anche queste riguardano soprattutto la commissione la loro condizione giuridica.
Giovanna Vaccaro
Borderline Sicilia