8 settembre 2015

Visita ad una comunità per minori stranieri non accompagnati di Mazara del Vallo

Il giorno 31 agosto abbiamo visitato il centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di Mazara del Vallo gestito dalla cooperativa “Sole”, la quale gestisce altri due progetti di seconda accoglienza per minori e uno di prima accoglienza per adulti, sempre nella provincia di Trapani.La cooperativa ” Sole” ha riattivato il progetto di accoglienza minori solo di recente, dopo essere stata costretta a chiuderlo lo scorso maggio, a causa del mancato pagamento da parte del comune delle rette del periodo luglio 2014- maggio 2015.

Lo scorso 10 agosto, la cooperativa ha potuto riaprire la comunità grazie ad un accordo siglato con Prefettura, Comune e Regione che prevedendo una compartecipazione al finanziamento, può assicurare maggiori garanzie per il finanziamento.

La comunità ospita attualmente 13 giovani ospiti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, tutti richiedenti asilo, ed è adibita in un’accogliente villetta sita nella zona di mare, a circa 2 chilometri dal centro storico.

Al mio arrivo ho trovato alcuni dei ragazzi attorno al tavolo del giardino a giocare con una dama fatta di cartone e materiale da riciclo, che ho scoperto essere frutto dell’attività ricreativa della mattina. Si tratta di attività manuali che costituiscono anche un modo per sopperire alla mancanza di fondi per i beni di seconda necessità. A disposizione degli ospiti ci sono anche altri giochi che hanno donato gli stessi operatori.

I giovani ospiti sono parsi sereni e hanno detto di stare bene. Diversi di loro hanno affermato di sentirsi a casa. Non è difficile credere a questa affermazione, oltre che per l’impressione positiva che si ha di questo luogo, soprattutto per il fatto che tutti loro hanno trascorso un periodo di permanenza (dalle 2 settimane ai 2 mesi) nel CPSA di Lampedusa, prima di essere trasferiti in questa comunità.

L’equipe è formata da 4 educatrici (che parlano inglese), un operatore ausiliario, una volontaria e un’ assistente sociale, che è anche la responsabile del centro. La gestione sembra impegnarsi molto per assicurare ai giovani ospiti un ambiente protetto e un percorso di autonomia e di integrazione. Una grande attenzione è evidentemente dedicata agli aspetti medico-sanitari, al disbrigo di tutte le pratiche che garantiscano il possesso ai ragazzi di tutti i documenti e all’organizzazione delle attività di integrazione, mentre risultano meno soddisfacenti i servizi di mediazione linguistico-culturale e quelli di assistenza psicologica e legale.

Le prime due settimane dall’ingresso degli ospiti sono state dedicate ad un programma di autonomia, durante le quali sono state spiegate le regole della vita di comunità, sono stati organizzati con loro i turni della pulizia delle stanze e definiti i menù. Successivamente si è strutturato un calendario di attività che è possibile leggere su un cartellone appeso alla parete del salone, le quali comprendono: ogni mattina il corso di italiano e nei pomeriggi attività di cucina e scambio interculturale culinario, corso di inglese, laboratori ricreativi, e visite per far conoscere ai ragazzi la città e dar loro luoghi di riferimento importanti, quale può essere ad esempio la moschea.

Purtroppo, anche nel contesto mazarese, l’integrazione non è cosa scontata e l’operatrice mi ha raccontato infelici aneddoti di resistenza ed astio sia da parte di privati cittadini che da parte di operatori di uffici pubblici nei confronti dei giovani ospiti del centro.

Ma se basta accompagnare i ragazzi in spiaggia per evitare che siano oggetto di commenti spiacevoli da parte dei bagnanti autoctoni, le conseguenze più gravi di questo atteggiamento generale si riscontrano negli uffici pubblici, soprattutto quando si tratta di ambulatori che dovrebbero garantire il diritto alla salute a tutti. Ad esempio l’ambulatorio del presidio pediatrico di primo soccorso dell’ASP ha posto un limite giornaliero di cinque persone alle visite degli ospiti di ciascuna comunità per minori, ed è frequente che ci siano medici di turno che si rifiutano di visitare i ragazzi accompagnati perchè già raggiunto il numero di ragazzi visitati per quella comunità.

Neppure il disbrigo delle pratiche amministrative risulta agevolato dall’atteggiamento e dall’organizzazione dell’ufficio Immigrazione della Questura, anche qui sotto organico. Ma la responsabile del centro ha trovato il modo di ovviare alle lungaggini che caratterizzano l’attesa delle procedure di identificazione e domanda di asilo, presentandosi quotidianamente con gli ospiti. E così ora si attende la nomina del tutore.

Com’è noto , questo è un aspetto molto critico. Anche in questo caso, la figura di riferimento del comune a cui sono stati affidati negli anni decine e decine di minori, ha ora limitato la sua disponibilità ai soli minori che stanno per compiere la maggiore età, mentre per tutti gli altri minori si conta sulla disponibilità di uno dei tutori volontari iscritti alla lista presso il tribunale di Marsala, i quali, trattandosi tutti di avvocati, garantiscono ai minori presi in carico, l’assistenza durante l’audizione avanti la Commissione Territoriale.

Questo dettaglio risulta essere molto significativo perchè, al contrario dei tanti aspetti positivi che caratterizzano la gestione di questa comunità, il supporto legale appare un po’ deficitario. Ad occuparsi di questo aspetto è la stessa responsabile del centro, assistita dalla traduzione in inglese, durante un primo colloquio a cui poi segue quello prima dell’audizione in Commissione. Solo in caso di necessità particolari, viene coinvolto un mediatore culturale che lavora in un altro dei centri gestiti dalla cooperativa .

Allo stesso modo vengono erogati anche il servizio di assistenza psicologica e quello di assistenza linguistico-culturale i quali non si basano su una figura di riferimento fissa, ma sulla collaborazione sporadica dei professionisti che vengono chiamati in caso di necessità. Non è dunque prassi del centro fare il primo colloquio di accoglienza in presenza anche di una psicologa, oltre che dell’assistente sociale. Lo stesso discorso vale per la mediazione linguistico- culturale, e si ricorre al mediatore solo per risolvere situazioni particolari, che si verificano eventualmente all’interno del centro.

Si presta invece molta attenzione ai percorsi di integrazione, dall’iscrizione ai corsi di italiano attivi nei centri di formazione territoriale, all’attivazione di borse lavoro, anche se al momento è tutto in working progress dopo la pesante battuta di arresto dello scorso maggio a causa delle mancanze dell’amministrazione.

La storia di questa comunità è quella di molte comunità per minori costrette a misurarsi con l’assenteismo di amministrazioni irresponsabili o indigenti che condannano le cooperative a lavorare in condizioni di totale precarietà economica e progettuale. Tutto ciò ovviamente con gravi ripercussioni sia sugli ospiti che sugli operatori costretti a lavorare per mesi senza percepire lo stipendio.

Giovanna Vaccaro

Borderline Sicilia Onlus