13 febbraio 2015

Triton da sola non può fronteggiare il soccorso in mare

Redattore Sociale – “La tempestività nel soccorso dei migranti in mare può essere determinate nel salvare le vitedi molti di coloro che, anche in condizioni di mare e freddo proibitivi, decidono di mettersi in mare per arrivare in Italia”. A dirlo con forza è l’attivista di Borderline Sicilia Judith Gleitze da sempre impegnata a sostegno dei migranti accolti nei centri italiani.
“L’operazione di Triton/Frontex da sola non può fronteggiare il soccorso in mare dei migranti naufraghi – dice -. I mezzi di Triton, non andando oltre 30 miglia a sud di Lampedusa, lasciano le operazioni di salvataggio soltanto ai pochi mezzi della guardia costiera italiana. Purtroppo si sta verificando quello che da più parti si era già detto in merito all’operazione”. “In questo modo assistiamo alla condanna a morte dei migranti – aggiunge. La marina militare italiana sembra avere le mani legate né si può affidare tutto ai piccoli mezzi della guardia costiera che fanno quello che possono non appena hanno la segnalazione. Tutto il sistema va chiaramente rivisto”.
Uno degli attivisti del blog Sicilia Migranti, che, da sempre con i suoi volontari, si adopera per verificare lo stato dei centri di accoglienza straordinaria della Sicilia appare critica ancora sul sistema di accoglienza. “Nonostante ci sia stato un rallentamento degli arrivi dei migranti sulle nostre coste, il sistema di accoglienza dei Cas- Centri di accoglienza straordinaria – è rimasto invariato e con gli stessi problemi strutturali di sempre. E’ complicato riuscire a fare un quadro di tutti i Cas esistenti nell’Isola molti dei quali sono ancora pieni di immigrati”. “I Cas, alcuni più grandi e altri più piccoli, devono essere gestiti rispondendo agli standard richiesti – sottolinea -. Sappiamo purtroppo che per molti di essi non è così, perché diventano solo fonte di guadagno al di fuori di criteri di qualità previsti per legge per quanto riguarda, per esempio, la mediazione culturale e l’assistenza giuridica”.
Dei centri Cas si parla soltanto quando ci sono le proteste dei migranti. Dopo una protesta di questi giorni, infatti, al centro la Madonnina di Mascalucia, in provincia di Catania, venti migranti avevano chiesto di essere trasferiti in uno Sprar. Il viceprefetto dopo essersi recata personalmente a verificare le condizioni della struttura ha deciso di trasferire il gruppo al Cara di Mineo. Nessuno parla del nascosto e isolato “nuovo”centro di accoglienza di Rosolini in provincia di Siracusa dove i richiedenti asilo attendono da agosto l’avvio della procedura.
“Raggiungere il Cas di Rosolini, non è semplice – scrive un’operatrice di Borderline Sicilia -, perlomeno per chi non è del posto. Una volta lasciato il paese, prima di immettersi sulla strada a tornanti che porta alle vicine cave, l’unico modo per scovarlo è chiedere ai passanti dell’ex discoteca Piccadilly, che da poco è appunto diventata una struttura per migranti. Una costruzione imponente e mai completata, che prima era adibita a discoteca e sala per ricevimenti, abbarbicata su una stradina sterrata tra le poche costruzioni prima delle cave, che si estendono tutt’intorno”.
Ad Agrigento risulta pieno anche il Cas di Siculiana mentre a Palermo sono rimasti soltanto 38 migranti accolti nel Cas del centro San Carlo e Santa Rosalia della Caritas mentre altri 22 si trovano, invece, in altre realtà di accoglienza più strettamente parrocchiali.
Desideriamo aggiungere all’articolo la considerazione che il soccorso in mare è fondamentale per salvare vite, ma questo non è sufficiente. Fino a quando non saranno cambiate radicalmente le politiche e le leggi europee sull’immigrazione e l’asilo, la gente continuerà a morire in mare e sulle altre frontiere.