29 agosto 2014

Tornano a protestare i minori di Pozzallo per non essere trasferiti al Palazzetto dello Sport

Arrivo a Pozzallo, in Piazza San Pietro, verso le 19 del 27 agosto, mercoledì sera. I locali messi a diposizione dalla parrocchia del S. Rosario,
che ospitavano fino a poche fa 32 migranti minori, hanno le porte chiuse. La
maggior parte dei ragazzi sono seduti nella piazzetta antistante con le loro
borse e loro sacchi a pelo. “Hanno detto che dobbiamo spostarci nel
palazzetto”, mi spiega subito Z. “nel giro di poche ore abbiamo dovuto fare i
bagagli e adesso vogliono che andiamo via. Ma noi non ci muoviamo”.
Nel
palazzetto pozzallese sono già presenti una sessantina di minori, perlopiù di nazionalità
egiziana,e la vicenda dell’imminente chiusura del centro è un fatto già noto,
poiché l’accordo tra l’amministrazione comunale e i responsabili della canonica
prevedeva lo svuotamento della struttura entro fine agosto, in vista della
ripresa delle future attività con i ragazzi del paese. Già la scorsa settimanai giovani migranti avevano intentato una pacifica ma decisa protesta per nonessere trasferiti, rimanendo nei pressi
della canonica nonostante i tentativi di spostamento già in atto. “Siamo decisi
e non vogliamo andare in un nuova struttura di emergenza”, continua Z. “Alcuni
di noi, pochi ma ci sono, vivono in questo centro dal 9 giugno, cioè quasi tre
mesi! Questo non va assolutamente bene, non è giusto, e non lo accettiamo.” I
ragazzi sono molto determinati e dimostrano di conoscere molto bene i loro
diritti e i loro doveri. “Credono che noi non sappiamo nulla delle leggi e dei
regolamenti, invece conosciamo e studiamo già queste cose prima di partire dal
Ghana”, dice A. “Chiediamo di essere trasferiti in una struttura adatta, poter
studiare e iniziare a costruire qualcosa. La legge dice che questo dovrebbe
essere fatto nel minor tempo possibile”. “Non ci ascoltano, decidono ma non
possiamo parlare, questo non va bene. No good, no good”, replica C. Si fermano
alcuni passanti, chiedono spiegazioni e i migranti rispondono con calma ad ogni
domanda: “non è un problema passare la notte fuori, siamo in tanti e tutti
insieme”dice A.

Li ritrovo infatti l’indomani mattina, il 28 agosto,con tutti i loro
bagagli, a presidiare la piazza del Comune. Apprendo dai loro racconti che
nella notte si sono spostati davanti al Municipio, e ora chiedono di parlare
con il sindaco di Pozzallo, già presente sulla piazza, e la persona a cui il
primo cittadino ha dato delega per la loro tutela, ribadendo con fermezza la
loro decisione di non trasferirsi al palazzetto.

Sono le 10 passate da qualche minuto e nel municipio si
riuniscono il sindaco, il tutore delegato dei ragazzi e il vice questore
aggiunto Maria Antonietta Malandrino,arrivata appositamente da Ragusa per
cercare di risolvere la situazione. Già da tempo l’amministrazione si è
attivata per la ricerca di spazi più idonei, senza avere risposte dal
territorio, ed ora la situazione sta precipitando. Nella piazza sono radunati
da qualche ora diversi componenti delle forze dell’ordine, membri del
Commissariato di Modica, polizia scientifica,cittadini di passaggio , operatori
del centro ed una decina di giornalisti e fotografi, anche stranieri. I toni di
alcuni Pozzallesi sono molto accesi: “questi ragazzi sono viziati, devono capire
che qui facciamo già il possibile per accoglierli e non possono permettersi di
fare i capricci”. “Per colpa loro non abbiamo più turisti, ecco la fine che ha
fatto la nostra bandiera blu”, “la responsabilità non è nostra, noi siamo soli,
nessuno ci aiuta e facciamo già troppo per queste persone, non dovevano
scegliere l’Italia!”. Ognuno vuole dire qualcosa, c’è chi sostiene che la
situazione è difficile ma comunque non spetta sempre e solo a Pozzallo
accogliere tutti, che questa è un emergenza, che i ragazzi devono collaborare.
Nessuno però sembra a conoscenza del fattore più importante, e cioè
dell’esistenza di leggi e diritti ben precisi, che impongono il rispetto di
determinate regole nell’accoglienza dei minori e dei richiedenti asilo, e non derogano la questione
solo alla buona volontà. Certo, la situazione del paese non è assolutamente
facile: solo pochi giorni fa il sindaco chiedeva ragione a chi di competenza,per l’ennesima volta, sulla destinazione dei fondi promessi al Comune,
ed è innegabile il fatto che avere la tutela di un numero così alto di minori e
dover provvedere a strutture idonee alla loro prima accoglienza, non possa
essere delegato in toto solo all’amministrazione comunale pozzallese, sempre in
nome di quell’emergenza che dura ormai da anni e per cui i centri siciliani
sono perennemente al collasso.

Come trovare una soluzione a questa questione? La risposta
viene dalla fermezza dei ragazzi migranti. Nonostante la loro giovane età, la
loro voglia di scherzare e di vivere come tutti i ragazzi loro coetanei, nella
notte hanno messo nero su bianco le loro poche ma ben motivate esigenze, ed ora
aspettano sotto il sole l’esito della riunione con calma. T. mi si avvicina,
offrendomi un bicchiere d’acqua e chiedendomi di poter leggere dal mio giornale
le news sullo sport: “non ho sonno ma sono stanco. Sono a Pozzallo da giugno,
voglio solo andare in una comunità, voglio studiare l’italiano e a settembre
inizia la scuola, oggi è quasi settembre”.
La riunione si conclude e i ragazzi si trasferiscono insieme a Sindaco,
vice questore e tutore nei locali della canonica, per discutere le future
decisioni. Sono visibilmente affaticati
ma mantengono comunque lucidità e calma, sfilando tra giornalisti e cittadini
con molta serietà. Ed ecco che, poco dopo le 12, sappiamo che ancora per
qualche giorno i minori potranno rimanere nei locali della ex canonica, mentre
il sindaco e il vice questore si sono attivati per trovare loro una
sistemazione adatta presso le strutture di accoglienza sul territorio. Ricerca
non facile,che richiede un lavoro tenace e continuo per attivare tutte le
istituzioni responsabili del territorio, ma necessaria ed imprescindibile. I
ragazzi riappaiono sulla piazza sorridenti, recuperano i bagagli rimasti e ora
vogliono solo riposarsi. Pacificamente e con risolutezza hanno dimostrato che
non esiste emergenza quando si parla del diritto a vivere in modo dignitoso.

Lucia Borghi

Borderline Sicilia Onlus