9 marzo 2018

Testimonianza dall’Hotspot di Lampedusa

Pubblichiamo una testimonianza di quanto sarebbe accaduto il 7 e 8 marzo all’interno dell’hotspot di Lampedusa:

il problema e’ iniziato ieri quando un ragazzo per protesta ha mangiato una lametta e mentre soffriva e si lamentava la polizia lo picchiava. un migrante ha fatto il video e la polizia ha iniziato a cercarlo per cancellarlo, scatenando una sorta di caccia all’uomo. alcuni ragazzi per protesta hanno deciso di dormire fuori l’ufficio fino al rilascio del ragazzo che ha mangiato la lametta. oggi nel centro c’era un poliziotto molto violento che li ha provocati tutta la giornata. per esempio, per la fila per mangiare li spingeva e picchiava con il manganello, senza motivi.

in seguito a queste provocazioni, le persone sono andate all’ufficio dell’unhcr per chiedere loro di parlare con il direttore al fine di far allontanare il poliziotto violento. l’unhcr ha provato ha parlare con il direttore, ma non ci sono riusciti. a quel punto i ragazzi si sono riuniti e hanno deciso di andare a parlare con il direttore per far allontanare il poliziotto e trovare una soluzione che li mettesse in sicurezza. tensione molto alta e rabbia diffusa tra le persone. tralasciando i nomi, c’è un padre di famiglia che ha detto al direttore “mi devi trovare una soluzione subito”, sentendosi rispondere dallo stesso direttore “a me manca una settimana e me ne vado. e in questa settimana nessuno si muove. rimarrete qui per altro tempo: 1 mese, 2 mesi, 3 mesi … “. a quel punto, il padre di famiglia ha risposto “va bene, questo lo vediamo con il prossimo direttore, ora però ti chiediamo di parlare con la polizia e di dire di non trattarci male … “il direttore ha risposto che questo non e’ il suo lavoro”.

dopodiché le persone sono tornate nella struttura dove dormono ed erano molto arrabbiate: hanno deciso di lasciare il centro, visto che il direttore sostiene di non poterle aiutare e non è in grado di proteggerle e tutelarle. hanno preparato i pochi vestiti che avevano e sono andati verso il cancello tutti insieme, chiedendo ai soldati di aprire la porta e dicendo “andiamo via e non torniamo più. mentre questo gruppo parlava con la sicurezza, tre ragazzi sono rimasti indietro e hanno dato fuoco ad una stanza.

il gruppo all’ingresso vedeva il fuoco divampare da dietro, nelle ultime stanze della struttura. si è creato panico diffuso e gli addetti alla sicurezza hanno tenuto i manganelli in mano, contribuendo a diffondere ancor più panico tra la gente che ha iniziato a correre da tutte le parti, mentre la polizia ha iniziato con cariche violente. alcuni sono riusciti ad uscire dal cancello principale, altri sono usciti dal buco e altri ancora sono rimasti bloccati in mezzo all’ingresso, tra di loro c’erano le famiglie con una bambina di 8 anni che ha subito una violenta aggressione da parte della polizia, a seguito della quale è stata condotta al pronto soccorso.

 

in seguito la polizia ha inseguito le persone che fuggivano sino alle colline circostanti e hanno iniziato a fotografarli (la polizia ha fotografato la gente che scappava sulla collina).

nel corso della serata sono state portate all’ospedale due donne e una bambina, per le ferite riportate.

 

 

Dalle informazioni in nostro possesso una sessantina delle 150 persone trattenute nell’hotspot è richiedente asilo. La promessa di trasferimenti entro il 20 febbraio è stata disattesa ed era nell’aria quanto potesse accadere, come denunciato lo scorso fine mese dal forum Lampedusa solidale in una lettera inviata al prefetto di Agrigento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Borderline Sicilia Onlus