18 febbraio 2015

Siamo sempre impreparati

Un esodo di uomini, donne e bambini in fuga da guerra, violenze, minacce, povertà estrema. Il rapido aggravarsi della situazione in Libia ha letteralmente costretto negli ultimi giorni migliaia di persone ad imbarcarsi verso le coste italiane. Oltre agli attacchi e alle violenze brutali di cui abbiamo notizia dai media, i migranti raccontano di minacce e soprusi continui, dentro e fuori le prigioni libiche, con atteggiamenti sempre più feroci di chi gestisce i viaggi in mare, agevolati dalle nostre leggi disumane e da un’Europa sempre più miope.
Lo dicono le parole ma anche i segni sul corpo di chi, fortunatamente, in Italia riesce ad arrivare, come riferisce anche il team di Msf, di stanza a Pozzallo, in continuo e costante contatto con i migranti appena sbarcati e in transito dal Cpsa della città. http://www.askanews.it/regioni/sicilia/msf-segni-di-violenze-sui-migranti-giunti-a-pozzallo_711237458.htm.Solo negli ultimi quattro giorni (giovedì a domenica 15.02.) si parla di circa 2164 migranti soccorsi nel canale di Sicilia, recuperati da 13 diverse imbarcazioni, a diverse distanze dalle coste libiche, e da mezzi diversi. http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/soccorsi-in-mare-2-164-migranti_2095807-201502a.shtmlIn totale sono arrivate circa 5.700 persone dal primo gennaio 2015.* http://www.euronews.com/2015/02/17/3800-migrants-flee-libyas-rising-danger-since-friday/A questi si aggiungono altri arrivi dal 16 e 17 febbraio.
La situazione infatti è estremamente confusa ed eterogenea già dal momento dei primi soccorsi. Dopo l’ennesima strage dei giorni scorsi, che ha visto più di 300 persone perdere la vita in mare, sembra infatti che alcuni mezzi di salvataggio si siano spinti anche a 50 miglia dalle coste libiche. Proprio a tale distanza si trovava la motovedetta della Guardia Costiera italiana, attaccata nel pomeriggio di domenica da quattro uomini armati, che hanno reclamato e ottenuto il rilascio dell’imbarcazione dopo il trasbordo dei migranti, come riferito da uno dei medici a bordo. Salvataggi in situazioni disperate e con grossi limiti logistici, senza grandi navi in grado di recuperare centinaia di migranti e garantire loro la primissima assistenza necessaria, se non indispensabile, durante il trasbordo. I morti per assideramento ed ipotermia hanno fugato infatti ogni dubbio sull’inadeguatezza di alcune imbarcazioni di soccorso, come le motovedette della Guardia costiera con una capienza di 60 persone, nel garantire l’arrivo in salute dei migranti raccolti in condizioni precarie. E questo porta al congestionamento del luogo di primo approdo possibile dopo i salvataggi in mare, cioè Lampedusa. Il Cpsa dell’isola, aperto nella situazione d’emergenza, ha ospitato per giorni ben 800 persone, trasferite poi in parte con voli charter o via mare. I superstiti dell’ultima strage sono rimasti sull’isola!In condizioni sanitarie critiche, solo una nave militare o il passaggio di un mercantile consentono un trasbordo adeguato. Intanto gli arrivi a Lampedusa non si arrestano e il centro di Contrada Imbriacola è giunto ad accogliere, ieri 17 febbraio, ben 1200 migranti http://www.agenzia.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/478519/Lampedusa-centro-d-accoglienza-al-collasso-Trasferire-i-piu-vulnerabili, sempre in attesa di trasferimento. Una situazione decisamente al limite, con un sovraffollamento ingestibile e una promiscuità che non risparmia nemmeno i soggetti considerati “vulnerabili”, come donne incinte, malati, minori. Anche il sindaco dell’isola, Giusi Nicolini, prende atto della vergognosa situazione: “La cosa incredibile- dice – è che ci facciamo trovare sempre impreparati. Era già accaduto con la primavera araba e la fine di Mare Nostrum con l’aggravarsi della crisi libica non e’ stata una buona idea. Speriamo si ripristini al più presto a Sud di Lampedusa per salvare il maggior numero possibile di persone e aiutare anche Lampedusa”. Il pericolo Isis? “La vicenda di Parigi – riprende il sindaco – ci insegna che il problema non è la distanza e che anche stare lontani non mette al riparo. Ma a Lampedusa il problema non mi pare sia questo”. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-il-centro-di-Lampedusa-al-collasso-nicolini-sindaco-sempre-impreparati-4421f8ad-65b0-4f7c-98cc-912578387ef7.html
Il panorama non migliora purtroppo di molto sulle coste della Sicilia orientale.Il porto di Pozzallo, nel ragusano, ha registrato bene tre sbarchi per un totale di oltre 500 migranti, tra domenica e lunedì. Anche qui il Cpsa accanto al porto, che ha riaperto da poco i battenti, e ha una capienza massima ufficiale di 180 posti,ha ospitato dapprima i 275 migranti giunti la domenica mattina, per poi essere prontamente svuotato ed accogliere gli altri 200 e più arrivati l’indomani. Nell’ultimo sbarco di lunedì, i migranti in arrivo hanno dovuto attendere ore in rada prima che il rimorchiatore li trasbordasse in banchina, proprio perché erano si sono verificati ritardi nei trasferimenti. A parte ciò, gli ultimi spostamenti sembrano essere piuttosto veloci, verso Crotone, il Cara di Mineo e altre strutture fuori provincia, anche se il rischio di un forte congestionamento per i continui sbarchi rimane sempre dietro l’angolo, data la situazione decisamente più caotica degli arrivi senza Mare nostrum. E la difficoltà di garantire una primissima assistenza adeguata, sia medica che legale, aumenta ovviamente in maniera considerevole in presenza di questi grandi numeri.
Altri 284 migranti sono arrivati invece la notte di domenica nel porto di Augusta. Tra di loro anche 24 minori non accompagnati, per lo più somali, e 25 donne. Dopo una notte passata alla tendopoli del porto, i minori sono stati trasferiti al centro “La Madonnina” di Mascalucia e alle “Zagare” di Melilli, insieme alle donne, mentre gli uomini sono stati inviati a Siracusa, dove fortunatamente non si registra ancora un preoccupante sovraffollamento.
Il 16 febbraio sono arrivati a Trapani 186 migranti a bordo di due imbarcazioni partite dalla Libia soccorsi da un mercantile maltese http://trapani.blogsicilia.it/salvati-al-largo-di-tripoli-186-migranti-sbarcano-a-trapani/287385/
Tutt’altra destinazione hanno avuto invece i 648 migranti sbarcati oggi a Porto Empedocle. All’interno del porto agrigentino è stata riaperta la tensostruttura, funzionante però solo come luogo di prima identificazione e transito, visto che i profughi sono stati trasferiti già in data odierna in Piemonte, Lombardia e Veneto. Per 80 di loro, di origine marocchina, tunisina o algerina, l’invio è stato al Cie di Caltanissetta o presso i vicini uffici della questura, dove sono trattenuti in attesa di rimpatrio immediato, verso una patria che forse hanno già dimenticato. Una volta giunti in Sicilia, la macchina dei trasferimenti sembra attivarsi, anche se a strappi e ancora troppo poco per capire se in grado di funzionare a lungo. Ma in quanti e a quale prezzo riescono a sbarcare? Quanti rimangono aggrappati per giorni allo scoglio lampedusano in situazioni di estremo disagio e destabilizzazione? Quanti riescono ad essere soccorsi e riportati vivi ai centri più vicini? Rimangono ancora troppe le questioni fondamentali ed inderogabili a cui non è stata data una risposta in questi giorni, e troppe le situazioni in cui i diritti fondamentali sono stati garantiti solo in parte, per brevi tratti di tempo e a chi ha avuto più fortuna.


(*) In gennaio 2015 sono arrivati 3.528 persone via mare in Italia. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fallimento-triton-pi-sbarchi-che-mare-nostrum-1092278.html

Lucia BorghiAlberto BiondoBorderline Sicilia Onlus