5 dicembre 2018

Ragazzi fuori. Attivisti dentro.

L’altro ieri anche il capo dello stato ha dato l’ultimo semaforo verde alla legge più ingiusta e disumana dal dopo guerra ad oggi. La nostra esperienza ci restituisce l’inadeguatezza di una legge che farà male a tutti noi (altro che prima gli italiani) perché restringe i diritti e che non porterà nessun beneficio (se non ai trafficanti e ai mafiosi), ma soltanto odio, disagi e conflitti sociali.

I primi effetti sono la chiusura di tanti CAS ad opera delle prefetture e monitoraggi a tappeto per verificare la presenza di persone con permesso di soggiorno per motivi umanitari da mettere alla porta. A Palermo hanno chiuso la scorsa settimana tre CAS e hanno fatto cambiare la destinazione d’uso di alcuni altri. Il centro Azad-Elom che prima era una struttura per minori da tempo è diventato CAS e oggi “contiene” più di 140 richiedenti asilo. La stessa situazione si verifica in altre città della Sicilia e non solo, e come era prevedibile, questa legge oltre a distruggere il già precario sistema di accoglienza, sta creando innumerevoli difficoltà a comuni e istituzioni: bandi sospesi, contratti chiusi unilateralmente e posti di lavoro persi da un giorno all’altro. In tale contesto non mancano ovviamente le prassi illegittime, come quelle di qualche dirigente di anagrafe che ha deciso di bloccare tutte le iscrizioni anagrafiche di cittadini stranieri come avvenuto già a Palermo, Alcamo e Marsala, solo per citare alcune realtà.

Negli ultimi giorni abbiamo avuto l’onore di incontrare Adam, Ibra, Mohammed, Rajib, Demba, Fathi, Adrea, Tiziana, Marco, Irene, Fulvio, (tutti nomi di fantasia) ragazzi accomunati da diverse situazioni ma tutti vittime di questa legge che viola la nostra costituzione.

Adam adesso dorme a Palermo in uno dei tanti hotel a 5 stelle di cui parlano spesso i politici per fare propaganda: un materasso in una piazza vicino la stazione centrale. Ha 19 anni e la mattina riesce con grande dignità ad andare a scuola, mentre il pomeriggio chiede l’elemosina in uno dei tanti centri scommesse presenti in città (“è l’unico da cui non mi hanno fatto andare via”). Pranzo e cena sono un optional, mentre lavarsi è ancora possibile grazie ad alcune associazioni presenti in città. Anche Rajib vaga per i centri assistenziali palermitani, e qualche spicciolo lo racimola perché fa il custode presso un fioraio. Ibra e Mohamed invece hanno fatto una scelta “radicale”: sono andati ad infoltire l’esercito di invisibili e attualmente si trovano a Campobello per raccogliere olive e farsi sfruttare, ma sono arrivati tardi perché la raccolta è finita e non hanno più un soldo in tasca neanche per mangiare. Aspettano soltanto che la carovana di schiavi si sposti in un altro posto per accodarsi anch’essi. Dei due è Ibra ad avere le idee più chiare. Forse perché Mohamed era seguito sin da subito dall’Asp di Palermo per i problemi di natura psicologica legati all’inferno libico che non lascia scampo neanche per una notte. Quando lo abbiamo incontrato non stava bene, ma la legge non vuole che Mohamed venga assistito, accompagnato, per dimenticare l’inferno, no, la legge vuole mantenerlo all’inferno.

 

Demba ci ha chiamati perché voleva un ultimo abbraccio, dopo che abbiamo cercato di supportarlo nell’assistenza legale, visto che nel centro non aveva ricevuto alcun aiuto. Demba ha dovuto fare le valigie e di fronte un bus diretto a Roma ci ha detto che “la vita non mi ha regalato nulla, anzi mi ha tolto tante cose, a cominciare dai miei genitori e dal mio fratellino. Io volevo cambiare vita, volevo un poco di felicità, ma l’Italia vuole che noi neri non siamo felici, vuole soltanto il nostro sudore, la nostra rabbia, ma questo non lo avrete mai da me, non la darò vinta a 4 razzisti, io posso darvi quello che sono, un ragazzo che ha voglia di vivere e di vita perché sono stanco della morte e vi ringrazio per quello che mi avete dato”. Non ho avuto il coraggio di guardare Demba negli occhi fino a quando non è salito sul pullman.

Fathi è il più “fortunato”, ragazzo con occhi vispi, sin da subito ci ha catturato per la sua allegria, il suo sorriso, che ha sicuramente influenzato la scelta della sua ex tutrice Tiziana, che ha avuto modo di conoscerlo quando era minore e insieme hanno fatto un anno di cammino per affrontare le difficoltà dell’accoglienza. Tiziana lo ha fatto con quella dose di umanità necessaria. Ed oggi, nel momento in cui Fathi ha perso l’accoglienza in un Cas di Partinico, è andato a vivere da Tiziana in attesa di tempi migliori. Ma Fathi è uno delle poche persone ad avere una tutrice che ha fatto il suo dovere da volontaria, perché quello che invece stiamo raccogliendo è una lista lunghissima di cattive prassi, di minori abbandonati a se stessi, soprattutto in zone come Agrigento, Trapani, Enna.

Irene, Andrea e Fulvio invece, sono alcuni dei ragazzi che hanno perso il lavoro e che attendono da più di un anno gli stipendi. Andrea è marito e padre, Irene una mamma single, Fulvio aveva fissato la data del matrimonio. Tutti e tre si erano messi in gioco per una dare una degna accoglienza ai ragazzi che hanno ospitato, ma oggi insieme ad altri si trovano con un pugno di mosche in mano e con una disperazione, diversa sicuramente da quella dei migranti, ma accomunata da una grande disumanità. Una disumanità che porta i migranti fuori dai centri e gli italiani che hanno perso il lavoro dentro casa, o in galera se attivisti. Questo governo vuole colpire con ogni mezzo tutte quelle persone che si sono ribellate alla disumanità e nel silenzio hanno lottato per aiutare chi sta peggio, per salvare vite in mare e provare a dare un futuro a chi non lo aveva. La strategia è quella di infangare, perseguitare, schiacciare anche psicologicamente finché non resterà nessuno disposto a lottare per ciò che è giusto. Ma per fortuna dalle storie dei ragazzi incontrati e dalla loro rete di supporto, abbiamo la certezza che esiste un’opposizione alla deriva fascista nel nostro paese, testimoniata anche dalla solidarietà alle ONG sotto attacco, dalla presa di posizione di psicologi e assistenti sociali, dagli appelli di tantissime associazioni ed enti di tutela, dal ritorno in mare, nonostante tutto, di alcune ONG.

Infine ricordiamolo bene, questa legge è stata voluta da quasi tutto il parlamento, perché ben 336 deputati hanno votato “sì” alla fiducia ed il presidente della repubblica l’ha firmata nonostante i palesi profili di illegittimità costituzionale. Dobbiamo essere noi a muoverci, non solo aprendo le porte, come abbiamo più volte fatto in passato, ma cercando di narrare le cose come stanno, fare conoscere le storie di Demba e gli altri, perché l’unico modo per battere la morte è la VITA.

 

Alberto Biondo
Borderline Sicilia