3 agosto 2016

Quell’ex albergo a Geraci Siculo

Geraci, famosa per l’acqua che sgorga pura dalla vicina sorgente, è sede di un CAS, sin dal 2011.I proprietari dell’ex hotel Ventimiglia, durante l’emergenza Nord Africa hanno deciso di cambiare mestiere e da albergatori/ristoratori sono diventati cooperativa che gestisce – prima sotto la protezione civile e poi con la prefettura – un centro di accoglienza straordinaria.E nonostante dal 2011 la situazione non sia cambiata nei numeri e nelle dinamiche, a Geraci Siculo c’è un clima di piena emergenza per via di uno Stato cieco che abbandona chi ha deciso di vivere con l’accoglienza.

In verità l’ente gestore si era già convertito al terzo settore a partire dal 2009 trasformando l’ex albergo in un centro per anziani, per poi dividere in due la strutture e dal 2011 appunto dedicarsi ancheall’accoglienzadi migranti.

Come confessato ai responsabile del CAS, la prima impressione entrando nella struttura non è stata positiva, in quanto per raggiungere l’ufficio del direttore del centro per migranti abbiamo attraversato tante porte, di cui due chiuse a chiave, nel reparto per anziani. La sensazione è stata quella di trovarsi in una prigione, confermata anche dal fatto che ci siamo accomodati in una stanza protetta da grate, così come altri ambienti come la lavanderia e le cucine (chiuse e ingabbiate). I responsabili hanno giustificato queste misure “precauzionali” perché in passato avrebbero subito pesanti manifestazioni di insofferenza da parte degli ospiti, che sarebbero arrivati fino al sequestro di un’operatrice.

Sta di fatto che non appare un buon inizio di un percorso di inserimento sociale, reso ancora più difficoltoso da un territorio che conta poche anime, lontanissimo da Palermo. Eppure si conta un’eccezione dato che uno dei cuochi della struttura è un ex ospite che dal 2015 è titolare di un permesso di soggiorno.

La struttura è autorizzata per 44 posti (anche se potrebbe contenere molte più persone), ma attualmente ne ospita 56, cioè 12 persone in più, collaboratori di giustizia nei procedimenti avviati contro presunti scafisti, inviati dalla questura di Palermo lontano da occhi indiscreti, così come nel centro di Isnello (altro posto tra le montagne, lontano dal centro abitato).

La tipologia di ospiti è variegata, in attesa di indicazioni da parte della Prefettura di Palermo: due richiedenti asilo presenti dal 2013 (ben 3 anni!), molti sono denegati e qualche migrante che è già titolare di protezione.

L’ente gestore si lamenta delle difficoltà incontrate nello spiegare ai migranti collocati a maggio che la questura di Palermo, per la mole di lavoro che ha, non ha ancora calendarizzato gli appuntamenti per la compilazione del modulo C3. Gli ospiti dal canto loro accusano un forte disagio a causa dei ritardo burocratici, che si sommano al loro isolamento territoriale, rendendoli più vulnerabili.

Anche nel CAS di Geraci Siculo, come nel centro di Piano Torre ad Isnello, ci sono casi abbastanza gravi di salute che non sono attenzioni adeguatamente: non è possibile che chi ha un tumore, o è affetto da HIV oppure da attacchi psicotici debba stare in un Cas, nonostante i vani tentativi riferitici dai responsabili del centro di farli trasferire in un centro Sprar specializzato, attraverso le segnalazioni al Servizio Centrale.

Un sistema basato sullo sfruttamento delle persone, che non ha rispetto di chi soffre, e non offre alcun sostegno psicologico, un sistema che non da risposte ai cas per lo spostamento di migranti con difficoltà psichiche anche di un certo peso e che poi deve fare i conti con le fughe di queste persone perché forse capiscono che morirebbero dentro in attesa di risposte. Un sistema che prima promette un permesso di soggiorno per giustizia a tre ragazzi liberiani, e che invece dopo l’incidente probatorio li lascia in strada senza accoglienza… Un sistema che spinge alla depressione o alla ribellione violenta, o alle proteste per ottenere i propri diritti, come avvenuto la scorsa settimana a Castelvetrano nei centri sprar della cooperativa Insieme (mancata erogazione del pocket money), oppure al centro cas di Marsala (Ipab Giovanni XXIII) per problematiche dell’ente gestore.

Migranti che protestano, e che vengono etichettati dalle persone come animali che creano problemi, problemi che fanno si che molti di noi possano guadagnare sopra le loro spalle, le spalle dei poveri migranti!

Basti pensare all’ultima conversione di un albergo in un centro di prima accoglienza per minori: il vecchio e glorioso hotel Azzolini di Carini (provincia di Palermo) in questi giorni rivive grazie appunto ad un accordo tra il proprietario e la cooperativa New Life, che così rientra nel sistema di accoglienza dopo che aveva chiuso il centro Green Paradise a Piana degli Albanesi mesi fa.

Ex alberghi così a Carini come a Geraci che vivono grazie ai migranti…ma il modo messo in piedi dal sistema di “accoglienza italiano” di ringraziarli non è proprio ideale, almeno per la vita dei migranti.

Alberto Biondo

Borderline Sicilia