19 marzo 2019

Quel che resta dell’accoglienza

Mentre la nave Mare Ionio salva 49 persone, comincia la guerra di tweet per screditare la ONG italiana Mediterranea saving humans. Questa azione di soccorso dimostra che le persone continuano a partire e a morire in mare, o in Libia dove vengono respinte e torturate con i nostri soldi.

La nave Mare Jonio della ONG Mediterranea saving humans (Valori.it)

Oltre a nascondere la verità sulle stragi del Mediterraneo, e ad esserne mandante e complice, il governo italiano spende denaro pubblico per sistemare e ristrutturare l’hotspot di Lampedusa e il CPR di Milo, i cui lavori sono stati affidati rispettivamente a Invitalia e all’Aeronautica Militare. Soldi su soldi sperperati senza nessuna logica, per strutture che non hanno senso ed efficacia.

Scelte politiche disumane

In questo clima la volontà di fare buona accoglienza è una preoccupazione di pochissimi. Di accogliente non è rimasto più nulla e le persone sono diventate, ancora più, a causa di queste scelte politiche inumane, merce per chi vuole arricchirsi.

Per fare solo un esempio, la prefettura di Palermo ha chiuso un altro CAS, quello di Altavilla, sia per la volontà del Ministero dell’Interno di ridurre i numeri dell’accoglienza, sia per quella dell’ente gestore che, con numeri troppo bassi, non ha un ritorno economico che giustifichi un proseguimento. Le persone presenti – 23 circa – sono state ricollocate a Piano Torre (Isnello) e a Marineo. Due località che, oltre a non essere ben collegate a Palermo, non sono il luogo di esperienze formative e lavorative dei ragazzi di Altavilla. Nessuno ha pensato all’integrazione portata avanti con molti sacrifici e difficoltà, nessuno ha badato alle esigenze reali delle persone. Il nostro telefono ha squillato in continuazione con messaggi di ragazzi impauriti per la nuova collocazione.

Risultato ottenuto: due di loro hanno rinunciato all’accoglienza e tre sono scappati prima del trasferimento. Queste persone diventeranno a breve invisibili, proprio come vuole il governo, che invece si vanta di porti chiusi e sbarchi zero. La distruzione del sistema di accoglienza equivale a grandi difficoltà per gli enti locali, infatti, mentre il Ministero dell’Interno crea invisibili, i comuni senza risorse devono prendersi carico di altri senza fissa dimora, con difficoltà evidenti che viviamo tutti. E non hanno senso le continue azioni di forza da parte della polizia, culminanti in retate che finiscono solo per riprendere le persone senza documenti, ridare loro un’espulsione e rimetterle nuovamente in strada.

Abbiamo chiesto spiegazioni in prefettura e cercato di coinvolgere giornalisti per mettere in risalto quello che sta avvenendo, ma senza grossi risultati. In realtà i posti in città erano pochi, rispetto ai 23 da spostare, e sono stati occupati dalle persone arrivate da Mineo che il ministero ha voluto ricollocare – non si sa per quale motivo – a Palermo. Queste persone a Mineo sono state parcheggiate per anni, e per anni continueranno a rimanere parcheggiate visto che sono ricorrenti e, senza l’accesso a percorsi di integrazione, difficilmente avranno delle possibilità, oltre a quelle di farsi sfruttare da progetti mafiosi e disonesti.

Uccidiamo le speranze dei ragazzi

A: “Ma questo campo non è buono, come si fa a vivere qui, non c’è nulla, solo alberi, come continuo la mia esperienza a Palermo, se non c’è neanche il pullman?”, una sequela di frasi di questo tenore, quella dei ragazzi arrivati a Piano Torre. “Io scappo, non posso fare ancora questa vita, sempre peggio, sempre più abbandonati, non ci riesco a resistere”. E questa situazione non riguarda solo Piano Torre, ma anche Marineo: “Questa nostra nuova comunità non è buona, è in cima alle colline lontane da Marineo, e non c’è nessun autobus per la città, dovremo camminare per un’ora se vogliamo arrivare in città. Non avremo la possibilità di continuare le nostre attività a Palermo e non abbiamo neanche un armadio per i nostri vestiti. Non è giusto.”

Segnalazioni simili ci arrivano anche dalla provincia di Agrigento. È il caso, per esempio, di Villa Sikania, centro contenitore in provincia di Agrigento in cui sono state trasferite persone provenienti dal CARA di Mineo (tra cui anche soggetti vulnerabili), che avranno l’udienza del ricorso per la protezione nel 2020, e che dovranno vivere in stanzoni con più di 25 letti, in cui le condizioni igieniche, secondo ciò che raccontano i ragazzi, sono peggiori di quelle di Mineo, e in cui la qualità di vita è declassata a livelli infimi e le prospettive di futuro sono cancellate.

Prima di tutto le persone, è questa l’unica risposta per un futuro migliore per tutti, per ritornare ad essere e pensare come esseri umani e non come capitalisti prepotenti e feroci, pronti a sacrificare tutto e tutti, come i 45 marocchini morti nel Mediterraneo tra Spagna e Marocco qualche giorno fa, sui quali gli stati mantengono il silenzio e lo fanno mantenere ai giornalisti.

 

Alberto Biondo

Borderline Sicilia

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