8 luglio 2014

Premio “Colomba d’oro per la pace” per i pescatori di Lampedusa – intervista al pescatore Piero Billeci

A mesi di distanza dalle polemiche e dalle perplessità sulle dinamiche del disastro del 3 ottobre, arriva per i pescatori lampedusani il premio internazionale del centro di documentazione Archivio Disarmo. La Colomba d’oro per la pace ha premiato chi in questi anni ha risposto alle difficoltà obbedendo alle sole leggi del mare e alle regole della solidarietà, rischiando la propria vita per salvare quella di altri.
Anche il sindaco Giusy Nicolini aveva dichiarato, dopo la strage del 3 ottobre in cui persero la vita quasi 400 persone, che 3 pescherecci erano stati avvistati sul luogo del naufragio ma si erano allontanati; che le cause di questa paura erano le leggi di stato disumane che accusano di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina chi compie un atto eroico o quanto meno umano. “Noi abbiamo fatto il nostro dovere, non abbiamo fatto cose straordinarie” afferma Piero Billeci, il presidente dell’Associazione armatori di Lampedusa, “quando abbiamo visto gente in difficoltà abbiamo aiutato, avvertito e assistito. La difficoltà è che rischi la tua vita per salvare gli altri”L’accusa di molti è che la criminalizzazione del salvataggio in mare di migranti funge da deterrente e allontana pescherecci e mercantili dalle loro responsabilità umane.Ma nonostante i dubbi ancora da chiarire ‘prima c’è la legge del mare e poi c’è l’altra’ come afferma il signor Billeci, ‘Se c’è qualcuno in difficoltà bisogna aiutarlo. Non possiamo andare oltre le 40 miglia consentite, ma spesso sono già a casa nostra. Io faccio di professione il pescatore. Come fanno ad incriminarmi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina? La capitaneria di porto mi conosce, sa che faccio pesca. Semmai è l’inverso, ti potrebbero incriminare per mancato soccorso, perchè sanno dove sono e dov’è la barca e potrebbero dirmi, tu eri là perchè non hai chiamato?’Da quando c’è Mare Nostrum però gli avvistamenti sono notevolmente diminuiti, ” perchè li vanno a prendere prima, a 10, 20 miglia dalla Libia. Noi stiamo entro le 40″. Fino a poco tempo fa ogni pescatore ha cercato di fare il proprio dovere nonostante le difficoltà che questo mestiere impone, come la mancanza di regole comuni sulla pesca per tutti i paesi rivieraschi, l’assenza di uniformità sulle maglie delle reti per tutti, la difficoltà del trasporto del pescato con la nave, il rincaro del gasolio (con un prezzo superiore a quello dei colleghi siciliani nonostante il mercato sia il medesimo) e la paura di perdere tutto, così come è accaduto ad alcuni (vedi il caso dei fratelli Campo)Il salvataggio impone anche degli obblighi come quello di rientrare immediatamente in porto nonostante le condizioni del mare con il rischio di danneggiare la barca.Alcune aziende sono infatti fallite in attesa del risarcimento dello stato per i danni subiti durante le operazioni di salvataggio o a causa dei relitti lasciati impunemente affondare nel Mediterraneo che rompono le reti, vanificano il lavoro di un’intera giornata e rischiano di compromettere la salute del mare.Marzia Trovato