31 dicembre 2018

Per loro è vietato festeggiare

Vi ricordate di Jamel, Loti, Nashreddine, Nassim, Rabah e Ramsi?

Chi da sempre si batte in questo paese contro le leggi criminali e le detenzioni arbitrarie sicuramente sì.
Tra la notte del 28 e il 29 dicembre del 1999 nel CPT Serrano Vulpitta di Trapani, antesignano degli odierni CPR, sei persone morirono in un rogo. Nomi diversi, governi diversi, ma tutti comunque concordi nel mettere in atto politiche di chiusura dei confini. Guai a dire o fare qualcosa di diverso da quello che vuole la società del consumo, che consuma le nostre famiglie sempre più chiuse nelle proprie paure, e che consuma vite umane in Libia, nel deserto, in mare, in nome di un finto benessere. Oggi, senza più vergogna e pudore, si arriva a negare l’approdo a navi cariche di persone salvate, lasciandole in mezzo al mare come emblema della nostra umanità ormai alla deriva.

Non possono festeggiare infatti le 33 persone salvate dalla Sea Watch che ha commesso il peccato di non fare morire i rifiuti della storia: uomini donne e bambini che abbiamo sacrificato da tempo. Da Natale sono in balia delle onde e del freddo del Mediterraneo e non abbiamo sentito nessuna scomunica da parte della chiesa verso i mandanti di questi reati.

Non vogliamo che festeggino le 2216 persone morte sulla rotta del Mediterraneo centrale secondo le stime (per difetto) diffuse dall’OIM per il 2018. Ѐ fastidioso sentirselo dire in questi giorni di festa ma le persone si muovono anche per i 378 conflitti che ci sono nel mondo, per le 186 crisi violente e per le 20 guerre ad alta intensità, causate dalla vendita delle armi che noi paesi civili distribuiamo nel mondo per esportare la democrazia, a suon di morti.

Non può festeggiare S., ragazzo ancora minorenne, che lotta da 10 giorni con la morte dopo essere stato travolto da una macchina mentre era in bici. S. era ospite in una struttura per minori di Marsala, e da quando è entrato in vigore il decreto sicurezza ha avuto paura di non farcela e per questo stava dalla mattina alla sera a cercare lavoro senza sosta. Aveva paura di perdere tutto quello per cui aveva sofferto in Libia. S. è in ospedale ma i medici non hanno dato speranze al fratello ed ai responsabili della comunità, mentre ancora il sindaco di Marsala, suo tutore, non ha avuto il tempo di andare a trovarlo.

Anche K., pure lui minorenne, non ha festeggiato il Natale perché la stessa legge disumana lo ha spinto a lasciare amici, relazioni, percorsi che stava portando avanti per avere un futuro. Titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrebbe compiuto 18 anni, come molti, il primo gennaio 2019, e come molti avrebbe perso l’accoglienza. Da qui la decisione di raggiungere altre mete, diventando di fatto invisibile in un altro paese.

In tanti in questi ultimi mesi hanno lasciato volontariamente i centri o hanno ricevuto revoche dell’accoglienza, soprattutto nel periodo a cavallo tra l’entrata in vigore del decreto e la sua conversione in legge, quando alcuni prefetti hanno giocato con la confusione buttando in strada tantissime persone. Si parla di circa 43mila persone che hanno perso l’accoglienza con picchi da agosto a dicembre. Per fare alcuni esempi, Palermo è passata da 1750 presenti in accoglienza a 1300 con un’impennata nel periodo intercorso tra il decreto e la sua conversione in legge. Le espulsioni sono aumentate più del doppio (da 560 nel 2017 a 1250 nel 2018). A Trapani invece si è passati da 1600 a 900 nell’arco di tempo tra luglio dicembre.

Quindi chi potrà festeggiare sono senza dubbio le mafie, gli sfruttatori, i trafficanti che queste leggi favoriscono, perché questi invisibili non spariranno come qualcuno spera, ma resteranno nel nostro paese o in Europa sommandosi alle povertà “autoctone”, con grande piacere di chi gode e guadagna consensi con la guerra tra poveri. L’Unhcr stima che nel 2020 ci saranno in Italia 700 mila invisibili, da usare, sfruttare, umiliare e su cui fare propaganda.

Nonostante la propaganda non possiamo non dire che le persone in Italia continuano ad arrivare. Il 28 dicembre la guardia costiera ha portato in salvo 43 tunisini a Trapani, tutti collocati nei CPR dell’isola. Quest’anno ci sono stati 241 arrivi fantasma con circa 8000 persone. Tutto in silenzio, a fari spenti di tg, per facilitare la propaganda.

Intanto il sistema di accoglienza è allo sbando: molti enti gestori si sentono legittimati ad abbassare ancora di più la qualità dei servizi, quindi il cibo diventa sempre più scadente, per non parlare dei vestiti, e di tutto il resto. Il pocket money è ormai diventato un optional, come per le persone “ospitate” nei Cas della cooperativa pozzo di Giacobbe di Palermo che non percepiscono da 5 mesi l’unica – spesso – fonte di ristoro per loro e le famiglie. Oppure cooperative che chiudono centri per minori con la scusa di esigenze tecniche e improvvisamente spostano i minori da una città all’altra senza valutare il percorso, senza nessun tutore che si preoccupi di loro, come capitato in questi giorni alla coop. Azione Sociale che ha spostato i ragazzi dalla provincia di Catania (dove ha chiuso provvisoriamente la struttura) alla provincia di Palermo (così ne tiene aperta soltanto una risparmiando sul personale e sui costi).

Altri abusi si registrano sul fronte delle iscrizioni anagrafiche: non si contano infatti le segnalazioni di prassi illegittime consistenti nella negazione del servizio a tutti i migranti, interpretando in senso oltremodo estensivo la disposizione sui richiedenti asilo prevista nel decreto diventato legge. Situazioni di questo tipo sono quotidianità nei comuni di Palermo, Castelvetrano, Marsala e tanti altri.

Molti nel 2018 non hanno avuto modo di festeggiare nessuna festa, un anno disastroso parlando di diritti, ma abbiamo la possibilità di cambiare le carte in tavola, facendoci contagiare dalla voglia di futuro delle persone che arrivano, che non perdono mai la speranza, e quindi auguriamo a tutti un 2019 ricco di futuro, diritti e giustizia.

 

Alberto Biondo
Borderline Sicilia

 

 

 

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