30 dicembre 2015

Per fortuna è finito il 2015

I
numeri del 2015 sono terribili, richiamano omicidi, stragi quotidiane che non
hanno tregua, alimentati da una politica che non corregge il tiro neanche di
fronte alle derive razzista e alla morte di bambini.

931
– 237 – 150 – 200 – 73 sono solo gli ultimi numeri di sbarcati, di minori, di cittadini
marocchini, dei migranti trattenuti nel nuovo hotspot di Trapani e di quelli
che hanno protestato per giorni ad Agrigento.

Numeri
e fatti che rivelano come il 2015 sia finito proprio come è cominciato, nella
confusione più totale, nell’indifferenza delle istituzioni e nell’intervento di
volontari ed attivisti che permettono a questo sistema di reggersi ancora e di non
implodere.

Per
restare ai fatti di cronaca, lunedì 28 dicembre la Siem Pilot, approda a
Palermo con 931 migranti di diversa provenienza. Al porto si inscena la solita
buona volontà e disponibilità da parte di tutti, il solito impegno che, però,
questa volta non è stato sufficiente, a causa del numero dei minori e dei
cittadini maghrebini superiore rispetto alle attese. E così è saltato tutto l’ingranaggio.

237
minori che sono stati al porto prima e in questura dopo fino a tarda notte: in
pratica per loro lo sbarco è durato circa 12 ore. Questo perché le nuove
disposizioni prevedono che i minori prima del loro trasferimento in strutture
idonee debbano, immediatamente dopo l’arrivo, transitare per gli uffici della
questura per il foto segnalamento e il rilascio delle impronte digitali. Naturalmente
il lavoro per i 4 operatori della Scientifica è stato massacrante, visto che
oltre ai minori c’erano anche 200 cittadini marocchini che dopo ore di attesa
sono stati fotosegnalati alle prima luci dell’alba del giorno successivo all’arrivo,
sostando tutto il giorno e per l’intera prima notte italiana in un locale di
fortuna al porto, senza possibilità alcuna di rifocillarsi, riprendere fiato. Soltanto
un pavimento freddo per loro che in fondo “non hanno alcun diritto di
stare in Italia!”.

In
questa totale confusione e in una condizione lavorativa massacrante per i
funzionari di prefettura e questura necessaria a soddisfare le richiede di un’Europa
sorda e cieca, a pagare sono stati i più deboli (i minori) e gli indesiderati (i
maghrebini).

Per
i minori a Palermo non si è trovato posto nelle strutture, come capitato in
altre occasioni, e così Comune e prefettura hanno chiesto alla Caritas
diocesana di prendersi cura di loro in locali non adeguati all’accoglienza di minori.
Risultato? un’accoglienza di emergenza per circa 160 minori, che il Comune
dovrà ricollocare prima possibile (abbiamo grossi dubbi che riuscirà a farlo in
tempi brevi).

In
situazioni come questa ci aspettiamo che Save The Children monitori le
condizioni dei giovani migranti e abbia il coraggio di denunciare eventuali
abusi e violazioni.

Per
i cittadini maghrebini, invece, dopo 24 ore di “non accoglienza” è arrivato il
fatidico respingimento, il “seven days”. Rilasciati dalla questura i 150 hanno
raggiunto durante l’arco della giornata del 29 dicembre la stazione centrale di
Palermo nel tentativo di partire per Roma: senza soldi e senza mezzi di
sussistenza hanno affollato la stazione inutilmente perché la Polfer ha
impedito loro di salire sui treni privi di titolo di viaggio, costringendoli al
bivacco per l’intero giorno. 150 magrebini resi invisibili dalle leggi e
trattati peggio dei cani. La questura ha eseguito gli ordini dell’Europa che il
ministro Alfano intima ai questori, la prefettura non si interessa dei problemi
di ordine sociale derivanti da centinaia di persone per strada senza sostentamento,
il comune, già impegnato con la grana dei minori, non si preoccupa dei cittadini
maghrebini. Così, come sempre in questi casi, sono i volontari e le volontarie,
insieme a componenti della consulta delle culture che hanno risolto i problemi
e, con non pochi sforzi, sono riusciti a coinvolgere i Consolati di Marocco e
Tunisia per pagare loro una buona parte dei biglietti dei treno e comprare da
mangiare, con il contributo anche della Caritas.

Se
a Palermo l’anno si è chiuso male, a Trapani la situazione non è migliore con
un altro hot spot inaugurato da una settimana, il cui funzionamento non appare
chiaro, specialmente agli operatori! Trapani ha ospitato prima i 129 migranti
sbarcati proprio nella città del sale, che dopo le identificazioni sono stati
trasferiti in strutture del nord, e 200 migranti provenienti dall’arrivo di
Palermo. Per questi ultimi le identificazioni sono ancora in corso e ad oggi per
loro alcun respingimento, ma piuttosto un ricollocazione al nord. Ci
domandiamo come mai l’hotspot di Trapani non produca respingimenti come invece
Lampedusa dove sono più di 200 i respingimenti da novembre 2015.

Un
sistema in totale confusione in cui a pagare sono i migranti, come ad Agrigento
dove più di 50 migranti respinti hanno inscenato una protesta dinnanzi ai
locali della questura, dormendo lì fuori, per due giorni, per chiedere a gran
voce che fosse loro riconosciuta la possibilità di chiedere asilo. Dopo due
giorni i 73 migranti sono stati portati nell’hub di Villa Sikania (a Siculiana)
con la promessa di avere accesso alla procedura di richiesta d’asilo. Inversione
di tendenza o soltanto una risposta estemporanea per evitare problemi di ordine
pubblico?

Il
sistema, come ammettono a bassa voce anche i primi attori istituzionali che
lavorano duramente tutti i giorni sul campo (funzionari di questura e
prefettura) è da riformare: regole certe per tutti e attenzione alla persona.

Intanto
in questa confusione e in questo silenzio a Lampedusa restano sempre gli
eritrei che hanno protestato, probabilmente nella convinzione che si rassegnino
e forniscano le impronte digitali.

Abusi,
discriminazioni, mancata accoglienza, negazioni dei diritti hanno riempito i
nostri report e le nostre denunce nel 2015; ebbene ci auguriamo che il vento
cambi, che torni il buon senso e lo stato di diritto, che il 2016 sia diverso
per tutte le donne e gli uomini che cercano vita e libertà.

Questo
il nostro augurio per il 2016, noi che vogliamo continuare a sperare!

Alberto
Biondo

Borderline
Sicilia Onlus