2 giugno 2017

Palermo: in attesa delle elezioni l’accoglienza va a rotoli

A Palermo i giochi politici sono entrati nel vivo: si respira atmosfera di grandi parole, grandi promesse da parte dei soliti politici più concentrati su loro stessi che sul benessere della collettività. Va in scena l’attacco all’avversario di turno senza mai parlare del proprio programma, si dice tutto e niente, tanto fumo negli occhi e tanta finta buona volontà che puntualmente non si traduce nei fatti. E a pagare le conseguenze dell’immobilismo pre-elettorale sono soprattutto i migranti, che subiscono le conseguenze delle prassi illegittime messe in atto dagli attori istituzionali.

La lapide senza nome sulla tomba di una vittima del mare nel cimitero di Valderice (TP)

A Palermo, dopo che per due anni l’affidamento del servizio di accoglienza ed assistenza dei richiedenti asilo sistematicamente andava a vuoto per mancanza di requisiti dei partecipanti, l’offerta da gestione unica per l’intera provincia è stata trasformata in bando per più gestori, suddivisi per aree. Chi ha partecipato alla gara? I soliti noti, in particolare il consorzio Sol.Co. che si è unito nuovamente alla cooperativa sociale Badiagrande (che approda anche nella provincia di Palermo, oltre ad essere leader incontrastata su Trapani), l’associazione di imprese Azione Sociale di Caccamo che si sta espandendo a macchia d’olio sul territorio siciliano. Si segnalano anche alcuni enti gestori che hanno chiesto la conferma presso le strutture nelle quali operano, come quelli di Isnello e Romitello (CAS isolati e decontestualizzati, in cui non c’è alcuna possibilità di frequentare la scuola o di usufruire di alcun servizio, dove mancano i collegamenti urbani ed extraurbani).

I 19 milioni di euro stanziati fanno gola a tutti anche alle cooperative del nord Italia (Vercelli per fare un esempio) e di Roma che stanno “scendendo” a conquistare un posto al sole, con la complicità di cooperative locali che fanno da sponda per partecipare al bando.

L’impressione che viene fuori è che i soldi continuino a dirigere tutte le scelte in tema di accoglienza e immigrazione in generale,e  che i migranti rappresentino la merce di questo business, insieme ai tantissimi giovani che vorrebbero lavorare in questa realtà e che vengono spesso sfruttati dagli enti gestori.

Fra i partecipanti a questo business ci sono anche enti cattolici, come per esempio la fondazione San Demetrio di Piana degli Albanesi, che dirige un centro nato come CAS e divenuto poi uno SPRAR, dal quale –  a seguito del mancato rinnovo della convenzione con il Servizio Centrale – gli ospiti presenti nella struttura chiusa sono stati trasferiti nuovamente in un CAS. Quando qualcuno prova a chiedere conto e ragione per questo indegno trattamento, viene allontanato con un provvedimento di revoca. E cosa fa la fondazione? Si ripresenta al bando per l’affidamento della gestione dei CAS nella provincia di Palermo.

Nello stato di abbandono e disinteresse istituzionale, ha buon gioco la questura che sempre più di frequente mette in atto prassi illegittime, come ad esempio la richiesta del passaporto alle persone per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico, o per ovviare alle chiare indicazioni ministeriali contenute in una recente circolare (la n. 10337 del 24/03/2017) – probabilmente non di gradimento di qualche dirigente – richiede per il rilascio del permesso di soggiorno ai minori stranieri una dichiarazione scritta dell’ambasciata di appartenenza attestante l’impossibilità di rilasciare il passaporto.

 

 

 

La situazione non cambia per chi arriva morto nella Fortezza Europa. Soltanto dopo quasi 4 mesi i due fratellini ivoriani di 5 e 8 anni uccisi nella strage del 29 gennaio scorso hanno ricevuto una sepoltura nel comune di Valderice, alla presenza di alcuni ospiti di un centro vicino e della sorellina sedicenne che ha finalmente avuto modo di piangere i piccoli fratellini, e rincuorare la mamma del fatto che finalmente i bimbi hanno avuto sepoltura nella nuda terra, accanto ad una delle tantissime persone il cui nome è rimasto in fondo al mare.

 

Prassi quotidiane che rendono la vita un continuo abuso silenzioso: il sistema di accoglienza, già di per sé precario, va sempre più a rotoli.

Redazione Siciliamigranti