9 giugno 2016

Palermo, il gioco sul futuro dei minori non accompagnati

Squilla il telefono per l’ennesima volta ed è di nuovo Ben (ndr, tutti i nomi sono di fantasia), ragazzino di 16 anni, che insiste per parlarmi al più presto. Decido dunque di incontrarlo, anche se non avrò modo di ascoltare anche l’ente gestore del centro in cui è stato collocato, visto che con le diverse tipologie di centri per minori al momento è abbastanza complicato avere un confronto.

Incontriamo Ben nel bellissimo porticciolo di Porticello (PA), sotto un sole cocente e di fronte ad un mare limpido. Con sorpresa scopriamo che il ragazzino è in compagnia di altri 7 compagni che, con timidezza, ci accolgono tra strette di mano e sorrisi.

Ahmed, senegalese di 17 anni, ci racconta di essere in Italia da sei mesi, di non avere uno straccio di documento, di non capire cosa si aspetta per cominciare il suo iter amministrativo. Dice di avere bisogno dei documenti, come tutti, perché vuole riconquistare la speranza che ha perso nei suoi 4 mesi trascorsi in Libia, dove è stato più volte picchiato, insieme ai suoi compagni, e dove per tre mesi ha dormito con le scarpe indosso per essere pronto a scappare alle squadre di torturatori che facevano retate notturne negli hub vicini alle spiagge, dove dormivano i migranti in attesa della partenza per l’Europa. Ahmed ricorda che riuscivano a mangiare solo una volta al giorno, di avere visto tanti ragazzini e ragazzine perdersi per strada. “La sera ci contavamo per capire chi avevano preso o se erano arrivate persone nuove. Tanti tornavano l’indomani, ma tanti e tanti non li ho più rivisti. Non potevo restare in Libia con questo incubo”.Ahmed è veramente piccolo, non dimostra 17 anni, ma al suo arrivo a Palermo lo hanno identificato come 17enne. Ancora non gli è stata data la possibilità di cambiare l’anno di nascita perché gli operatori del centro in cui soggiorna risponderebbero “dopo dopo. Ma dopo quando?”, continua lui.

L’ente che gestisce la comunità per minori nella quale alloggiano Ahmed e Ben è “Azzurra nuova cooperativa sociale”, che dallo scorso anno si è imbarcata nella prima accoglienza per minori dopo anni di esperienza con i disabili.

Cooperativa che il 28 dicembre 2015 ha aperto le porte a tanti ragazzini sia a Porticello che a Petralia, senza un accreditamento col ministero dell’Interno, ma grazie al fatto che in quella fatidica data il comune di Palermo non aveva strutture disponibili ad ospitare i tanti minori arrivati in provincia. Con una prassi quanto meno discutibile ha affidato alla suddetta cooperativa 80 minori, che sono stati collocati nelle due strutture gestite dalla cooperativa. Da quanto ci risulta le problematiche sorte all’interno dei due centri emergenziali sono principalmente da attribuirsi alla mancanza di esperienza, di personale specializzato e ad una incapacità nella gestione logistica delle strutture. Tant’è che la situazione è subito precipitata a Petralia, dove gli ospiti che hanno inscenato diverse proteste, alla fine sono scappati. Nonostante fossero rimasti 11 su 25 ospiti, il centro è stato chiuso, anche a causa del mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti che, a detta di qualche ex operatore, ci avrebbero rimesso persino soldi di tasca propria.

I superstiti di questa disavventura sono stati trasferiti al secondo centro della cooperativa, quello di Porticello. Morale della favola: le istituzioni hanno chiuso un centro per irregolarità affidando gli 11 minori sempre alla stessa cooperativa! Ovviamente di questa assurda situazione è palesemente responsabile il comune di Palermo che, a fronte di un’accoglienza degna approntata al porto durante gli arrivi, nelle fasi successive si dimentica delle persone accolte. Ma con i minori, come denunciato più volte, la situazione è ancor più critica visto che posti in provincia sono esauriti e che l’unica soluzione che si trova sistematicamente è chiedere alla Caritas di farsene carico in emergenza e visto soprattutto che poi sia le cooperative, sia la Caritas, sia altri enti che si mettono a disposizione, vengono abbandonati dal comune, che oltretutto non eroga i contributi ai centri per minori da più di nove mesi.

Ieri i responsabili delle comunità della provincia di Palermo hanno protestato davanti al comune chiedendo i fondi che vengono trasferiti regolarmente dal ministero dell’Interno. Le comunità chiedono il pagamento di almeno una mensilità, altrimenti chiuderanno i battenti, lasciando per strada 800 minori.

A causa di questa situazione la coop. Azzurra ha probabilmente omesso di prestare la dovuta assistenza come ci hanno raccontato i ragazzi che abbiamo incontrato, a cominciare dal servizio di guardaroba, a problemi ricorrenti dell’acqua calda e dell’acqua potabile, per finire col cibo che spesso sarebbe immangiabile, e le lezioni d’italiano soltanto 4 ore a settimana. Ma quello che fa più male hai ragazzi e non riescono a comprendere è perché non avrebbero mai ricevuto un’informativa legale sulla propria condizione né bene che mai conosciuto il loro tutore.

La mancanza di risposte e di attenzione generano dei corto circuiti che pagano i minori. Al di la delle lamentele e delle denunce fatte dai ragazzi che dovremmo verificare con la cooperativa, di fatto resta un vissuto che non lascia scampo alla realtà di una cattiva comunicazione o peggio ancora di una cattiva gestione.

Denis ci ha salutato un attimo prima degli altri chiedendoci: “non abbandonarci pure tu, fai qualcosa, qui la situazione è orribile, non dormiamo con le scarpe ma per il resto non vediamo luce neanche qui”.

Cercheremo di essere all’altezza delle aspettative dei ragazzi. Intanto abbiamo provveduto ad informare della situazione Save the Children, il comune di Santa Flavia e la prefettura di Palermo perché facciano le dovute verifiche, perché con il futuro dei minori non si gioca!

Alberto Biondo

Borderline Sicilia Onlus