8 settembre 2016

Oro falso: Sbarco di notte a Palermo, i migranti abbandonati sotto la pioggia

Il recente sbarco di 1.003 persone a Palermo era stato programmato per le 14 di martedì scorso, 6 settembre, ma la notte di lunedì è stato rinviato alle 20 dell’indomani. Per quell’ora abbiamo trovato la nave Diciotti della Guardia Costiera già attraccata e i numerosi nuovi arrivati erano lì, in piedi, sul ponte aperto. Sia il cibo che i vestiti e le scarpe – forniti da ditte private e distribuiti, come di consueto, da volontari – sono arrivati tardi; finalmente lo sbarco è cominciato poco prima delle 21.
I migranti provenivano da numerosi paesi, tra cui Bangladesh, Benin, Gambia, Costa d’Avorio, Nigeria e Senegal.

L’atmosfera che si respirava allo sbarco era una combinazione tra disorganizzazione – che spesso porta a decisioni precipitose e fretta non necessaria – e un atteggiamento rilassato del personale addetto ai controlli. I pochi giornalisti presenti, per cui la notizia dello sbarco era ormai storia vecchia, sono stati lasciati indisturbati chiacchierare con alcuni migranti a bordo della nave, prima della discesa. Nel frattempo forze di polizia di ogni tipo vagavano sulla banchina, come se fossero ad una esercitazione e non in servizio.

L’atmosfera è diventata surreale non appena il primo gruppo di migranti è sceso dalla nave. Il gruppo era composto da tre persone di aspetto arabo, vestite paradossalmente come turisti. Sono state scortate dalla polizia verso l’estremità della fila di tavoli allestiti in banchina. Successivamente è sceso un uomo alto, proveniente dall’Africa occidentale, anche lui scortato dalla polizia o meglio trascinato per le spalle mentre strisciava i piedi nudi e sporchi per terra.

Più tardi abbiamo appreso che i primi tre sono stati affidati alla squadra mobile; ci sembra che fossero i testimoni e che abbiano indicato il quarto come scafista (questo però rimane senza conferma).

I migranti sono stati fatti sbarcare in gruppi di un centinaio per volta. L’operazione è durata meno di due ore prima che fosse interrotta. E’ seguita una sospensione delle attività di sbarco che ha lasciato per un certo periodo la polizia e gli altri operatori nel dubbio se si dovesse continuare a far scendere altre cento persone o interrompere completamente lo sbarco per quella notte. Si decise per l’ultima opzione, visto il tempo necessario che si sarebbe dovuto impiegare per portare tutti i migranti già sbarcati alla questura di San Lorenzo per le procedure di fotosegnalamento e di rilascio delle impronte digitali. Erano le 23 quando gli agenti della questura sono tornati in sede per la successiva, lunga parte del lavoro di identificazione. Ci è stato riferito che sarebbe durata fino alle 4 del mattino successivo. Lo sbarco sarebbe ricominciato alle 7 del mattino.

Inizialmente sono scesi uomini e donne – soprattutto nigeriane – troppo deboli per camminare, quindi trasportate in sedia a rotelle. Quando è stato deciso di interrompere lo sbarco, la nave è stata prima controllata alla ricerca di altre persone che avessero urgenza di scendere. Ne è risultata una nuova fila di donne affamate, in sedia a rotelle, accompagnate lungo la banchina. Erano passate quasi tre ore dal momento in cui la nave della Guardia Costiera aveva attraccato. Si aggiunsero poi un gruppo di minorenni, costretti a risalire sulla nave mezz’ora dopo.

Quando stavamo per lasciare il porto per la pausa notturna, ci accorgemmo di una certa confusione creatasi intorno ad una donna in sedia a rotelle, troppo debole per salire sul pullman diretto in questura. Ci è parso di intendere che, nonostante la sua condizione e che fosse stata una delle prime a sbarcare, volessero lasciarla nel porto nella speranza che si rimettesse in forze. Successivamente ci si rese conto che sarebbe dovuta esser portata in ospedale.

I pullman, infatti – compreso quello in cui sarebbe dovuta salire la donna – erano diretti in questura e successivamente avrebbero proseguito per il nord: Campania, Lazio, Abruzzo, Umbria e Veneto, mentre sei erano destinati all’hotspot di Milo (Tp).

Agli altri circa 400 migranti lasciati a bordo per essere sbarcati la mattina (la cifra ufficiale di 370 ci sembra esigua), gli ufficiali della Guardia Costiera, indubbiamente stressati e stanchi, hanno gridato di “sedersi in linea” e “non stare in piedi”. Gli sono state consegnate scatole di cibo, insieme alle ormai famose coperte isotermiche d’oro. Le lamine d’oro, scintillanti nel buio del porto, e il rumore dall’accartocciarsi prodotto dal tentativo dei migranti di trovare una posizione comoda (a dispetto degli ordini dalla Guardia Costiera), non possono che rafforzare l’impressione che pur sempre di oro falso si tratta…. Le coperte avranno riparato solo in minima parte dalla tempesta di quella notte a Palermo, illuminata dai fulmini sopra Monte Grifone.

Lo sbarco è ricominciato poco dopo le 7 del mattino, mentre la pioggia continuava ancora, anche se la tempesta si era affievolita. Durante la notte i migranti sono stati costretti a sedere all’aria aperta, sotto la pioggia e il vento, sul ponte della nave, solo con i vestiti che avevano indosso quando sono arrivati e le coperte d’oro. Come è stato possibile che, dopo anni di operazione di accoglienza ai migranti nel porto di Palermo, centinaia di persone siano state lasciate fuori al freddo?

Durante lo sbarco è apparso chiaro che i controlli della sera prima erano stati vani: giovani donne, circa 30 minorenni e uomini con le gambe ferite erano tra coloro che erano stati abbandonati sulla nave. Tra loro una ragazza nigeriana alquanto traumatizzata: stava in silenzio, confusa, senza cognizione di ciò che le succedeva attorno, incapace di prendere i vestiti e il cibo che le venivano offerti. Per fortuna alcuni volontari competenti e compassionevoli le vennero in aiuto.

Durante le successive tre ore i nuovi arrivati – dopo gli orrori di Libia, il viaggio in mare, il salvataggio e la notte sotto la pioggia – sono stati costretti a camminare venti metri sull’asfalto tra le pozze d’acqua per ricevere le ciabatte e i vestiti.

La natura spettacolare delle operazioni di sbarco non potrebbe apparire in modo più chiaro: alle 23 è stato possibile vedere sulla banchina il sindaco di Palermo parlare con una giornalista olandese sulla libertà di movimento. A un paio di metri da lui c’era un ragazzino africano accompagnato da tre operatori di Save the Children. Poche ore dopo le telecamere sono sparite, mentre i giovani sono rimasti a bordo della nave sotto la pioggia battente. Il minorenne indubbiamente incontrerà la sorte di coloro che sono sbarcati qualche giorno fa e sarà depositato al centro di emergenza di Via Monfenera. Se si facesse un giro alla stazione di Palermo si potrebbero già vedere ragazzini eritrei (a volte di soli 14 o 15 anni), senza un euro in tasca, ancora con le ciabatte provvisorie ricevute allo sbarco, che cercano il modo di arrivare a Milano. Come le coperte rumorose, lo spettacolo a cui il sindaco e le innumerevoli organizzazioni (UNHCR, OIM, Save the Children, le varie polizie) partecipano sembra un oro falso: non riescono ancora a realizzare uno sbarco ben organizzato né a pianificare un successivo inserimento dei migranti in un sistema che li protegga davvero o che almeno provveda alle loro esigenze fondamentali.

Richard Braude
Attivista del Forum Antirazzista di PalermoTraduzione con il sostego di Giorgia Mirto e Fausta Ferruzza