1 settembre 2016

Non preoccuparti papà, io muoio contenta perché almeno voi siete vivi

Non posso che provare dolore di fronte alla morte di una persona innocente, ed il sol pensiero che possa essere un tuo caro a perdere la vita in modo ingiusto mi fa percorrere un brivido lungo la schiena. La notizia che un padre ha dovuto lasciare il corpo della propria figlioletta morta in mare per cercare di salvare altre vite durante l’ennesima strage frutto delle politiche omicide europee, mi sconvolge. Cosa possiamo fare per aiutare un padre disperato che ha perso moglie e figlia?


Le 5 salme arrivano al porto di Trapani – Ph. Giorgia Mirto

La risposta a questa domanda non ci interessa. Noi respingiamo, alziamo muri che uccidono, specialmente i più vulnerabili, donne, bambini. Siamo consapevoli, i dati forniti dalle organizzazioni internazionali parlano chiaro: i morti aumentano così come le violenze e lo sfruttamento.

La scorsa settimana a Trapani abbiamo accolto altre salme, perché siamo bravi ad accogliere i morti, ma siamo meno bravi a sostenere e a dare opportunità a chi sopravvive. 5 le salme, di cui due di bambini siriani. Tra queste mancava quel corpo della bimba morta fra le braccia del padre che ha preferito soccorrere l’altro figlio e tanti altri bambini. Un uomo che, come tanti altri, vivrà con questo atroce ricordo per sempre. Un padre che ha trasformato in salvezza l’ennesimo naufragio, passato, come sempre accade, nella totale indifferenza dei media.

Situazioni ormai quotidiane, come quotidiane sono le prassi illegittime messe in atto dalle istituzioni, dalle prefetture ai comuni, passando per le questure. Prassi illegittime che creano disagio ai migranti, a cui non resta che protestare. Proteste quotidiane come quelle che la scorsa settimane per tre giorni hanno visto protagonisti i migranti di Piano Torre ad Isnello (in provincia di Palermo). Protesta, per la verità, surreale, perché i migranti ospiti del centro sperduto fra le Madonie hanno organizzato un blocco stradale su di una strada in cui transitano solo le auto degli operatori e qualche cinghiale o cavallo.

Gli ospiti protestano perché il pocket money non viene pagato regolarmente, un ritardo dovuto alle difficoltà economiche dall’ente gestore che non viene pagato da quasi un anno dalla prefettura per problemi relativi al cambio di gestione del centro. A pagare sono i ragazzi che privi di ogni riferimento e a causa dei ritardi burocratici enormi perdono ogni speranza. Non è accettabile aspettare 5 mesi per formalizzare il modello C3 o lo stesso tempo solo per ricevere la decisione della Commissione territoriale.

Il problema più rilevante è l’isolamento. E se per un CAS potrebbe passare (nell’idea contorta di un sistema di accoglienza fallimentare), è ancor più grave per un centro Sprar per il quale l’inserimento socio-lavorativo dovrebbe essere un caposaldo di tale progetto. Gli stessi problemi si riscontrano anche nei famosi Centri ad alta specializzazione per minori in cui i migranti vengono letteralmente posteggiati, fino al raggiungimento della maggiore età, nonostante il periodo di permanenza non dovrebbe superare i tre mesi.

La mancanza di progettualità seria e sistematica nell’organizzazione dell’accoglienza genera situazioni di indecenza, pregiudizio e sfruttamento inaccettabili che richiederebbero repentini cambi di rotta, per una questione di giustizia. E la mancanza di progettualità a Trapani ha creato – nell’unico hotspot siciliano che fino a ieri ha mantenuto una certa linea di equilibrio tra esigenze securitarie ed umanitarie – diverse difficoltà. Lo sbarco di circa 800 persone di qualche giorno fa ha fatto andare in tilt un sistema collaudato: per la prima volta 200 persone sono state trasferite a Messina senza essere state compiutamente identificate; 90 Marocchini sono stati collocati per terra all’interno di un salone della struttura, e dopo qualche giorno buttati fuori di notte con in mano un decreto di respingimento differito. Messi alla porta a piccoli gruppi nell’oscurità per non dare nell’occhio, senza nessuna indicazione, con la falsa convinzione che Palermo potesse essere raggiungibile a piedi. Situazioni che si verificano in coincidenza del cambio di guardia a capo della Prefettura. Situazioni mai verificatesi sotto la carica del prefetto Falco. Che sia una nuova linea di azione? Dalle testimonianze dei respinti, sembra che non sia stata data loro neanche la possibilità di fare una doccia. Inoltre all’interno dell’hotspot dato l’alto numero di presenze, uomini, donne e minori vivrebbero in condizioni di promiscuità. Altre notizie dell’hotspot di Trapani riguardano 10 egiziani che sarebbero stati rimpatriati con un volo partito da Catania, 2 tunisini trasferiti nel CIE di Caltanissetta.

Un’altra difficoltà nel sistema di accoglienza si riscontra nell’applicazione della relocation, in quanto a Villa Sikania (in provincia di Agrigento) – unico hub regionale che per soprannumero di presenze e tipologia di migranti ospitati funziona più come un CAS – è strapiena, anche a seguito dello sbarco di 300 persone avvenuto a Porto Empedocle, che in un primo momento erano destinate a Pozzallo ma che, per mancanza di posti, sono state dirottate nell’agrigentino. I tempi ulteriormente dilatati della relocation, circa un anno, confermano come questo strumento non sia adeguato alle esigenze del fenomeno. E siccome chi aderisce alla relocation non viene più trasferito a Roma nell’hub a questo dedicato per fare spazio a Villa Sikania, questi sono ricollocati nel Cara di Mineo (che peraltro fungerebbe anche da hotspot all’occorrenza), centro che si conferma polifunzionale e adatto ad ogni evenienza, nonostante le indagini delle magistratura.


Al cimitero di Trapani, nel corso della breve cerimonia funebre per le 5 vittime del mare – Ph. Giorgia Mirto

Difficoltà, morte e sfruttamento, sono le parole d’ordine che risuonano spesso, troppo spesso come conseguenza di una politica criminale impunita. Cerco consolazione immaginando che la piccola B. possa proferire in sogno, al povero padre, queste parole, soltanto per dare un senso ad una vita dilaniata per sempre dal dolore: “Papà, so con quante energie hai lottato per strapparmi dalla morte, ma non ci sei riuscito, prima ti sei fatto coraggio e ci hai portato via dalle bombe, poi ci hai difeso dalle violenze dei trafficanti, ma contro il mare, alleato feroce del povero mondo occidentale, non sei riuscito a salvare la mia piccola vita e quella della mamma, ma siamo fieri di te perché hai salvato la vita di tanti a cominciare da quella di mio fratello; papà sii forte, continua a lottare contro le politiche razziste, perché sono loro che ci hanno ucciso, siamo fieri di te, la mamma ti manda un bacio”

Alberto Biondo

Borderline Sicilia Onlus