23 marzo 2016

Non è un film

Prendiamo in prestito il titolo di una famosa canzone di Fiorella Mannoia per cercare di descrivere gli sbarchi dello scorso weekend in Sicilia. Sbarchi che hanno interessato quasi tutti i porti siciliani, da Pozzallo ad Augusta, Messina, Lampedusa, Palermo.L’ultimo in ordine di tempo è stato proprio quello di sabato scorso al molo puntone in cui 712 migranti sono stati soccorsi dalla Marina militare e trasbordati nella nave norvegese di “forntex” Siem Pilot (ormai di casa a Palermo).
In questo sbarco, il primo dell’anno 2016 nel capoluogo siciliano, probabilmente si era persa l’abitudine, visto che la macchina dell’accoglienza non è stata in grado di dare delle risposte adeguate ai i migranti, arrivati in condizioni veramente precarie, soprattutto per quanto riguarda il vestiario. La ditta che si è aggiudicata da tempo la gara di appalto per la fornitura di vestiti e scarpe, presente anche in altri porti siciliani, non era preparata con tute e felpe, o almeno il materiale è risultato insufficiente per tutti gli sbarcati: i migranti sono saliti sui pullman diretti in Veneto, Lombardia, Emilia, Toscana e Campania in pantaloncini corti, con magliettine estive, bagnate, con le sole ciabatte consegnate alla banchina (anche queste non sono state sufficienti per tutti gli arrivati). Un ragazzo gambiano, infreddolito ma fiero di indossare il completino di Cristiano Ronaldo, è stato il primo a salire sul pullman con destinazione la regione veneta; gli altri lo hanno seguito tutti poco vestiti. Di fronte a questo “inghippo”, la prefettura si è immediatamente attivata per sollecitare la ditta appaltatrice (la Play Sport di Siracusa) al reperimento di capi di abbigliamento idonei a non “morire di freddo”. Di fronte a noi sono transitati moltissimi ragazzi, e soprattutto ragazze, visibilmente affaticati ma anche provati probabilmente dalle torture e le violenze subite prima di imbarcarsi in Libia.

Altra situazione che ha reso lo sbarco complicato come spesso avviene è stato il numero di minori: alla fine si sono contati circa 150 a fronte di 68 circa che erano stati comunicati in arrivo. E’ così è partita la caccia al “posto” per i minori; come sempre la Caritas di Palermo ha offerto, nella gratuità, un alloggio di emergenza che il comune non riesce a coprire economicamente, dove sono stati collocati la maggior parte di loro: nel mega centro di via Monfenera sono stati opsititati circa 100 minori, mentre altri sono stati collocati in alcune comunità alloggio, infine 25 minori sono stati dirottati al centro San Carlo della caritas. Ma prima tutti i minorenni hanno trascorso la maggior parte della notte in questura per essere sottoposti alle procedure di identificazione, mal equipaggiati contro il freddo, tenuti per ore all’addiaccio negli spazi esterni agli uffici palermitani. Una prassi folle che si ripete troppo spesso.Nonostante tutto, Palermo si conferma una macchina in cui tutti possono dare un contributo per rendere la prima assistenza ai migranti la migliore possibile. Ma, nonostante ciò, la massiccia presenza di agenti di Frontex in tutte le fasi dello sbarco, abbassa la soglia del concetto di prima assistenza: prima di cominciare lo sbarco una squadra di 6 – 7 membri è salita a bordo per procedere con gli interrogatori, protratti, senza respiro e senza lasciare spazio ad altro, fin sopra i pullman. Tantissimi uomini e donne interrogati, alla ricerca di scafisti da sbattere in prima pagina, di nuove rotte e informazioni per bloccare le partenze. Nonostante ciò al porto è stata effettuata solo la pre identificazione delle persone sbarcate. (nessun hotspot mobile, niente impronte digitali). Accanto a Frontex ad operare congiuntamente un team di Easo e, ovviamente, la Squadra mobile della questura di Palermo al gran completo. Agli sbarchi il rapporto fra organizzazioni umanitarie ed enti di controllo e sicurezza è di 3 a 15, espressione delle intenzioni europee, più impegnate ad uccidere in mare che a proteggere le persone sulla terra ferma.Anche a Lampedusa ci sono stati due sbarchi in questi giorni, uno giovedì scorso di ben 400 persone e uno lunedì sera di 120 persone. Arrivi che non si arrestano, che si susseguono nonostante le cattive condizioni del mare.Ad oggi nel primo hotspot italiano, sito in contrada Imbriacola sono presenti più di 600 persone in completa promiscuità, che, a causa della mancata partenza del traghetto per Porto Empedocle per ragioni meteorologiche, non verranno trasferite in pochi giorni.Anche al molo di Lampedusa la situazione è alleggerita dalla presenza dei volontari (del progetto Mediterranean Hope e della Caritas) e dai Lampedusani, che donano un pò di umanità ai migranti con un sorriso, un the caldo oppure una coperta termica per ripararsi dal freddo. Ma anche a Lampedusa sono presenti i famigerati operatori di Frontex che opera sempre con le stesse modalità pressanti e poco rispettose della persona.I 600 migranti presenti all’hotspot dell’isola girano per il centro abitato, rientrando la sera in attesa dei trasferimenti, destino toccato ai vecchi ospiti dell’hotspot, svuotato dopo alcuni mesi dopo che avevamo denunciato la presenza di numerosi minori e migranti da novembre 2015.Ad oggi gli unici trasferiti, ed inseriti rispettivamente in carcere e in una comunità alloggio, sono stati i presunti scafisti e tre testimoni.La vita per i migranti non è un film e il lieto fine raramente è previsto, come per un nostro amico Eritreo che dopo tanto tempo trascorso a Lampedusa, è stato due mesi presso l’hub di Villa Sikania (Agrigento) in attesa della fallimentare “relocation”; ancora lo attende un trasferimento in un altro centro italiano, a Roma, in attesa che venga inviato in Finlandia.Il suo progetto migratorio era un altro, la fine del film voleva essere un’altra, ma il nostro amico eritreo si deve accontentare (e persino essere contento) di essere sballottato da un centro ad un altro per l’Italia (con la felicità degli enti gestori che guadagnano con la stessa persona) prima di spiccare il volo verso il paese scandinavo.Abberto BiondoBorderline Sicilia Onlus