5 luglio 2018

Newsletter BORDERLINESICILIA – giugno 2018

  • La vicenda dell’Aquarius e la chiusura dei porti italiani alle navi delle ONG
  • Violenze al confine e la deriva neofascista
  • La responsabilità del governo italiano nell’aumento delle morti in mare

 

LA VICENDA DELL’AQUARIUS E LA CHIUSURA DEI PORTI ITALIANI ALLE NAVI DELLE ONG

Il 10 giugno la nave Aquarius è rimasta bloccata nel Mediterraneo per tre giorni, con a bordo  629 migranti soccorsi in acque internazionali, senza ricevere l’indicazione di un luogo di sbarco. Mentre la condizione delle persone peggiorava di ora in ora, ha avuto luogo l’ennesimo contenzioso sulla responsabilità di indicare un porto sicuro di approdo: al rifiuto dell’Italia di mettere a disposizione uno dei suoi porti per far sbarcare i migranti, sono seguiti diversi appelli da parte della società civile e delle organizzazioni umanitarie a riaprire i porti. Tale provvedimento, che non ha alcuna base giuridica, si pone in contrasto con le convenzioni che regolano il diritto del mare e le azioni di salvataggio, e con le norme internazionali che regolano il diritto d’asilo.

https://www.borderlinesicilia.org/apriamo-i-porti/

https://www.borderlinesicilia.org/sul-caso-del-divieto-di-accesso-ai-porti-della-nave-aquarius-alcuni-chiarimenti-di-diritto-internazionale/

https://www.borderlinesicilia.org/apriamoiporti-anche-caltanissetta-solidale-con-laquarius/

 

VIOLENZE AL CONFINE E LA DERIVA NEOFASCISTA

L’insediamento del nuovo governo ha dato il via ad una preannunciata politica di stampo neofascista in cui le voci di dissenso vengono silenziate o denigrate. La violenza verbale utilizzata da rappresentanti istituzionali si concretizza anche nell’imposizione di linee guida che vincolano l’operato della pubblica amministrazione, come ad esempio la direttiva interna della Commissione Nazionale Asilo, che impone una pregiudiziale nei confronti dei cittadini di nazionalità tunisina, in spregio ai principi normativi che prevedono un accesso individuale alla protezione internazionale. La politica dei respingimenti collettivi, si concretizza anche in luoghi come l’hotspot di Lampedusa, al cui interno in questi anni le persone sono state trattenute per periodi di tempo di gran lunga superiori al limite stabilito, in condizioni igienico sanitarie precarie, in stato di sovraffollamento e promiscuità, per poi in molti casi essere espulse dall’Italia. Uomini, donne e bambini sono stati soggetti a violenze e maltrattamenti perpetrati dalla polizia. E proprio alcuni cittadini tunisini hanno denunciato alla CEDU tali abusi delle autorità italiane.

https://www.borderlinesicilia.org/lampedusa-aisha-8-anni-contro-litalia/

https://www.borderlinesicilia.org/neo-fascismo-allitaliana/

 

LA RESPONSABILITÀ DEL GOVERNO ITALIANO NELL’AUMENTO DELLE MORTI IN MARE

La decisione del governo italiano di chiudere i porti alla ONG oltre a contravvenire a norme di diritto internazionale e nazionale, rende l’Italia responsabile diretta dell’aumento delle morti in mare registrato già solo in questo primo mese di governo Lega-Cinque stelle. Inoltre, questa spietata e cieca politica di respingimento è causa di paradossali dispendi economici, come i soldi spesi per accompagnare la nave Aquarius fino al porto di Valencia, mentre Bruxelles decide di triplicare i fondi per la gestione dei flussi che si tradurrà in un’ulteriore militarizzazione e controllo delle frontiere.La conseguenza di questa nuova linea politica si è tradotta il giorno 24 giugno in una messinscena organizzata dal ministro dell’interno, il quale pur di dimostrare l’efficienza della guardia costiera libica, è stato disposto a pagare il prezzo di 10 vite e 120 dispersi, così come ha denunciato il capomissione di Open Arms.

https://www.borderlinesicilia.org/non-piu-umani/

https://www.borderlinesicilia.org/la-libia-fa-partire-i-barconi-per-salvini-ma-la-messinscena-si-e-conclusa-con-una-strage/