7 gennaio 2015

Nel 2014 la città si confronta col fenomeno delle migrazioni. I numeri e le polemiche

tempostretto.it – In quest’anno la città di Messina ha visto sorgere altri due centri di prima accoglienza – all’ex Caserma Bisconte e all’ex Ipab- oltre al PalaNebiolo allestito a fine 2013 che continua a lavorare a pieno regime. In tutto sono state identificate e accolte 12, 293 persone, per un totale di 17 sbarchi.
Nevica. E le tende del Palanebiolo si ricoprono di bianco. Al loro interno, 200 persone, patiscono il freddo. In tutto sono 12,293 persone ad essere state identificate e accolte nella città di Messina nel corso del 2014, di cui 9,000 persone accolte nella tendopoli e circa 3000 all’ex Caserma Bisconte. Per un totale di 17 sbarchi. L’ultimo dell’anno i rifugiati lo passano annicchiati tra le coperte e con l’unico ausilio di qualche stufa elettrica. Se l’ente gestore garantisce di fare il possibile per alleviare le sofferenze dovute alla rigidità del clima di questi giorni, certo non si possono fare miracoli. Resta la non idoneità all’accoglienza di una struttura come quella del PalaNebiolo, fatta di tende in un campo dedito agli allagamenti quando non è ricoperto di neve, con i materassi al contatto con il suolo e i servizi igienici nella struttura esterna al campo, quella del Palazzetto sportivo. E se quest’anno i richiedenti asilo fanno i conti con la neve, esattamente un anno fa, le persone accolte allora protestavano per l’alluvione verificatasi nel campo gli ultimi giorni del 2013. Neve a parte, nulla è cambiato nel centro di primissima accoglienza allestito al PalaNebiolo in questo che è il suo primo anno di vita. Per tutto il 2014 ha funzionato a pieno regime come centro di smistamento dei richiedenti asilo che si sono succeduti a gruppi di massimo 250 persone per volta. In occasione dei primi sbarchi, il Palazzetto Sportivo, chiuso in seguito ad una relazione Asp che ne bocciava le condizioni igienico-sanitarie, è stato periodicamente riaperto. La prassi è definitivamente terminata agli inizi di Maggio, quando, in seguito all’esito negativo di un’ulteriore relazione dell’Asp, la prefettura ha definitivamente chiuso i locali del Palazzetto e non ha più dato ordine di utilizzarli. Pochi giorni dopo, l’8 Maggio, il terzo sbarco che si verifica direttamente sul molo Colapesce di Messina, porta 292 migranti. Non essendoci abbastanza posti in tenda ed essendo stato chiuso il Palazzetto, si è trovata una sistemazione di fortuna nel padiglione numero 7 della Fiera. Lo sbarco è caratterizzato, tra l’altro, da diverse incomprensioni organizzative tra Prefettura e Palazzo Zanca e si conclude con l’immagine singolare dell’assessore con delega alla Protezione Civile, Filippo Cucinotta, che alle 22 di sera ferma un tram per trasferire gli ultimi 150 migranti – tra cui molti minori – rimasti ancora sul molo. Una situazione nuova per messina, quella degli sbarchi, e difficile da gestire, che ha messo a dura prova le capacità organizzative della città.Era il 9 aprile 2014, quando dal mercantile “Prospero” sbarcarono sul molo Colapesce di Messina 360 migranti. Le operazioni di prima accoglienza si sono svolte direttamente sul molo di fronte alla Dogana, proseguendo per ore. Per accogliere i migranti la prefettura ha dato l’ordine di riaprire il Palazzetto Sportivo del PalaNebiolo. L’immagine simbolo di quel primo sbarco vissuto nella città di Messina è quella di una donna che scende a piccoli passi incerti la scaletta del grande mercantile con il suo bambino stretto al collo, nel crepuscolo della sera. Ad assistere i migranti al Molo, Croce Rossa e Protezione Civile, insieme a rappresentanti della Prefettura, Questura e del Comune di Messina. La scena si ripete l’1 Maggio, con 266 persone, di cui sessantacinque bambini. Sei donne in stato interessante. Più sessantanove donne e minori non accompagnati provenienti soprattutto da Siria ed Eritrea. Dopo il terzo sbarco dell’8 Maggio, si susseguiranno con una scadenza regolare ogni mese. Dopo la definitiva chiusura del Palazzetto sportivo di Conca D’Ora, è sempre difficoltoso trovare una struttura per accogliere le persone che sbarcano. Così il 27 Giugno, quando la nave “Etna” fece rotta verso Messina con 500 persone a bordo, il vescovo Calogero La Piana venne incontro alle richieste del Comune e i migranti furono accolti sotto le volte della chiesa di San Francesco all’Immacolata sul viale Boccetta. Tutte le persone, quella volta, furono trasferite nell’arco della giornata. Al dramma personale dei profughi e a quello generale della prima accoglienza in tilt, si aggiunge il 20 Luglio, l’orrore di un bimbo sbarcato cadavere. È arrivato sulle coste messinesi già morto, il bimbo di origine siriana di appena un anno. Dalla portaerei che ha portato a Messina 400 migranti, è stata calata pian piano una piccola bara bianca. La nave militare aveva soccorso i profughi nel canale di Sicilia, da una barca in cui sono morte asfissiate altre 19 persone. Il resto dei migranti sono stati accolti alla scuola media Pascoli. Per assisterli, oltre la Croce Rossa, si sono alternati anche diversi volontari. I funerali del bimbo si sono svolti a Messina il 5 luglio. Contrapposta alla drammatica morte di questo sbarco, la vita appena nata giunta a Messina con l’ultimo sbarco dell’anno, il 26 Dicembre, giorno di Santo Stefano. 900 migranti sono stati sbarcati da due navi della Marina Militare, tra loro un neonato venuto al mondo proprio il giorno di Natale da una giovane donna Nigeriana.Mentre il 30 Maggio viene inaugurato lo Spraar di Messina a Villa Lina, con l’arrivo di tre famiglie, tutte formate da bambini molto piccoli oltre ai rispettivi genitori, nel corso dell’estate il già precario sistema di accoglienza dei minori non accompagnati va definitivamente in tilt. I minori, per mancanza di strutture e disponibilità economica da parte del Comune, vengono letteralmente abbandonati nella tendopoli. Un luogo non idoneo per la sua promiscuità nel quale gli adolescenti non possono usufruire di un’accoglienza adeguata. Quando il numero dei minori supera i 100, l’esperta del Comune alla mediazione culturale, Clelia Marano – sempre in prima linea sul fronte dell’emergenza e dell’accoglienza – esorta pubblicamente, il 25 ottobre, servizi sociali, comune e tutte le istituzioni preposte ad intervenire. In seguito alla risposta stizzita del Comune – che si fa scudo di una bizzarra interpretazione della circolare Morcone – la Marano, pochi giorni dopo, consegna le dimissioni. Dopo il ritiro – il 16 dicembre – dalla Giunta dell’assessore Filippo Cucinotta, a cui era stata delegata l’immigrazione oltre la protezione civile, Palazzo Zanca resta al momento sguarnito di una figura di rappresentanza in ambito di politiche dell’immigrazione. In seguito alla denuncia della Marano e alle polemiche che sono seguite – con i consueti scambi di accuse tra Prefettura e Comune – la Prefettura il 25 novembre trasferisce i minori non accompagnati nei locali dell’ex Ipab Scandurra. La struttura era stata identificata come possibile luogo d’accoglienza nel corso del bando indetto il 1 Aprile per rinnovare la gestione dei centri d’accoglienza messinesi. Attualmente l’ente gestore resta il consorzio d’imprese capitanato dalla Senis Hospes, di cui fanno parte anche la Cascina Global Service e Sol.Co. Si attende la decisione prefettizia per l’ultimo bando indetto il 2 dicembre che resterà valido per tutto il 2015. Con l’ex Ipab, allestito per 150 posti, i centri di prima accoglienza diventano 3. Nel frattempo, sempre sul fronte minori, il 15 novembre chiude la casa d’accoglienza dell’associazione Ai.Bi. all’evento segue una manifestazione di solidarietà dei residenti del quartiere Camaro in cui è situata la struttura. Per protestare contro un modello d’accoglienza securitario, il 18 Dicembre – giornata mondiale per i diritti del rifugiato – nel corso di una manifestazione, diversi attivisti hanno fatto irruzione nel PalaNebiolo, appendendo uno striscione di protesta ad uno dei tralicci del campo.Ad Agosto, al PalaNebiolo si aggiungerà una seconda struttura di primissima accoglienza allestita all’ex Caserma Bisconte. Dopo la cessione dell’area da parte del Ministero della Difesa a quello dell’Interno – preceduta da una circolare ministeriale emessa il 28 dicembre 2013 – il 7 Gennaio 2014, è stato eseguito il primo sopralluogo presso la caserma Gasparro-Masotti. Il 30 Marzo, il Ministro Alfano, nel corso della sua visita peloritana, incontra il Sindaco Accorinti. Tema centrale dell’incontro è quello dell’accoglienza migranti e del possibile utilizzo, in tal senso, della caserma di Bisconte. Nuovo sopralluogo da parte dell’assessore Sergio De Cola, il 15 aprile. Il 5 agosto la svolta definitiva:la Prefettura, su richiesta del Ministero degli Interni, annuncia l’allestimento di uno dei tre plessi che formano la caserma di Bisconte per la prima accoglienza dei migranti, per un totale di 200 posti. I dormitori con i letti a castello sono integrati da una sala mensa e nuovi servizi. Il consorzio d’impresa che gestisce il PalaNebiolo, ha automaticamente in carico anche questo nuovo centro. I primi ospiti dell’ex Caserma arrivano il 27 Agosto, in seguito all’ennesimo sbarco sui moli Messinesi di 260 persone, di cui 200 ospitati alla Gasparro. Passa poco tempo e il centro neo costituito è teatro di un episodio inquietante. Nella notte tra il 3 e il 4 settembre si verifica un attentato. Una Fiat Punto è stata lanciata verso l’ingresso del centro e poi data alla fiamme con cinque colpi di pistola. Il 13 ottobre, infine, l’ex caserma, insieme al PalaNebiolo, è stata scelta come tappa Messinese della Carovana Antimafie organizzata da Arci, Libera, Avviso pubblico con Cgil, Cisl, Uil e Ligue de l’enseignement. L’anno si chiude con la volontà del Ministero degli Interni, di ristrutturare gli altri plessi che appartengono all’area dell’ex Caserma, per allestire un vero e proprio Cara – Centro accoglienza richiedenti asilo e rifugiati. Attualmente, la caserma ospita 200 migranti provenienti dall’ultimo sbarco del 26 Dicembre.