14 maggio 2014

Minori stranieri, quando l’accoglienza funziona: il “modello Mazzarino”

Redattore sociale
PALERMO – Per 500 minori stranieri è stata finora accoglienza piena nella comunità “I girasoli” di Mazzarino, il piccolo centro dell’entroterra siciliano in provincia di Caltanissetta, che è ormai diventato un modello di eccellenza. L’associazione “I Girasoli” opera dal 2007 nell’ambito del circuito del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e da allora si occupa dei minori a cui dà la possibilità di voltare pagina.

L’onlus “I Girasoli”, nata in origine nel 2004 per occuparsi di disabilità psichica, solo dopo qualche anno, ha iniziato a prendersi cura dei migranti creando quello che ora da più parti viene definito il “metodo mazzarinese dell’accoglienza”. Attualmente, l’associazione, presieduta da Calogero Santoro, ospita 20 ragazzi stranieri non accompagnati richiedenti asilo dai 16 ai 18 anni che si avvalgono di un équipe specializzata e multidisciplinare composta da 10 operatori. I giovani provengono da Eritrea, Mali, Afghanistan e Pakistan. Il tempo di permanenza è diverso per tutti: c’è chi si trova in comunità da sei mesi, chi da meno e chi anche da due anni come Sidigue, quasi 18 enne, che sta facendo un tirocinio formativo di tipo inclusivo. Tutti i giovani che arrivano in centro, frequentano, già dopo soli quattro giorni dal loro arrivo, il corso di italiano all’interno della comunità e il pomeriggio la scuola media. Altri partecipano ai tornei sportivi e di calcetto e seguono in vario modo alcune iniziative del piccolo paese.
A parlare del centro è una delle fondatrici dell’associazione e consulente in mediazione culturale Cettina Nicosiano. “Facciamo un lavoro di accoglienza che punta alla relazione prima di tutto – dice -. Siamo pochi ma lavoriamo avendo una concezione alta del nostro impegno sociale, credendoci molto e mettendoli soprattutto al centro per garantire un sostegno e un accompagnamento completo. I ragazzi vengono coinvolti, in questo modo, direttamente in tutto quello che facciamo perché accoglienza è soprattutto relazione che si costruisce ogni giorno a poco a poco con un delicato lavoro di tutti”. “Siamo ben consapevoli del ruolo che abbiamo che non è, certo, un lavoro d’ufficio ma è un impegno che investe energie e tempo in forme e modi diversi – continua Nicosiano -. Cerchiamo di diffondere, soprattutto, in questi giovani la cultura dei diritti e della solidarietà. Con loro andiamo anche in scuole elementari e medie per interagire con gli studenti e raccontare l’accoglienza che facciamo”.
“Non è assistenzialismo il nostro – ci tiene a dire -, non ci limitiamo a dare un tetto, ma mettiamo al centro la persona e la sua autonomia attraverso un rapporto paritario tra minore e operatore. Nel sociale siamo abituati ad essere identificati con numeri, il numero annienta il valore della persona. L’accoglienza ‘consapevole’ è continuo riconoscimento dell’altro, processo che mette in moto tante energie, tante persone, tanti modi di essere ed aspetti culturali. Non ci si può improvvisare operatori dell’accoglienza. Occorrono grande empatia, formazione antropologica e psicologica, coesione”.
“Giunti da noi i ragazzi sono all’inizio disorientati ma hanno tanta voglia di ricominciare e lavorare. Frequentano la scuola, si formano se possibile, iniziano ad entrare in contatto con realtà lavorative. C’è chi dopo va via e lascia l’Italia per l’Europa e chi, invece, decide di rimanere come Qari, tra i primi ragazzi giunti ai Girasoli. Il giovane, dopo aver imparato a leggere e scrivere, ha frequentato un corso di formazione in operatore multiculturale ed è stato assunto poi dai Girasoli e, adesso, fa anche l’interprete a Caltanissetta. E ancora c’è chi come Noufou (del Burkina Faso) si è diplomato in perito turistico presso l’istituto industriale “E. Maiorana” di Piazza Armerina”. Alcuni ragazzi sono rimasti a Mazzarino e lavorano in un laboratorio di pasticceria, un altro in un’azienda. A Caltanissetta abbiamo un altro giovane che oltre a fare il mediatore culturale si è aperto un punto Kebab e ad Enna un altro giovane si occupa di cucina macrobiotica”.
Concetta Nicosiano si esprime anche a proposito delle cosiddette “fughe di massa” che sono avvenute in altri centri dedicati ai minori. “Per evitare gli allontanamenti di massa occorrerebbe realmente passare da un sistema organizzativo dell’emergenza a quello di un’accoglienza più significativa e strutturata – dice -. Ancora purtroppo notiamo che ci sono troppi nodi legislativi e politici che bloccano i migranti. Se i ragazzi hanno già un progetto ben definito per andare a trovare parenti o amici in altri paesi europei cercheranno in ogni modo di raggiungerli. Da noi, però, la percentuale di ragazzi che sono andati via è bassissima rispetto al numero di ragazzi che abbiamo accolto – continua -. I nostri ragazzi vengono accompagnati nel loro percorso di integrazione sociale sotto tutti gli aspetti e poi seguiti anche nel dopo comunità. Per molti di loro che si trovano in altri paesi europei siamo ancora un punto di riferimento importante, siamo rimasti la loro famiglia europea e ci chiamano per raccontarci la loro vita all’estero, facendoci capire quanto siamo stati importanti per loro. (set)

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