22 settembre 2014

Minori migranti nel limbo, la storia di sei giovani richiedenti asilo “rimbalzati” per l’Italia

L’articolo pubblicato il 19 settembre sul sito web Argo racconta l’ennesima storia di tutele mancate e diritti violati, e ancora una volta a farne le spese sono i minori stranieri non accompagnati.
Il giorno 16 settembre alle ore 20 il centro Don Pino Puglisi, gestito dal centro Astalli e sporadicamente impiegato per l’accoglienza di migranti vulnerabili, su richiesta del Comune di Catania o della Prefettura, ha aperto le porte a sei giovani richiedenti asilo tra i 16 e i 17 anni, tutti di origine maliana, tranne uno che invece proviene dal Gambia.

I ragazzi sono arrivati quattro mesi fa a Catania, dove sono rimasti per un paio di giorni prima di essere trasferiti in due case famiglia gestite dalla medesima associazione: quattro a Casale Litta, in provincia di Varese, e due a Benevento. Nelle due comunità i giovani avevano iniziato un percorso educativo ed erano state avviate le pratiche per il riconoscimento dell’asilo politico, ma poi qualcosa è andato storto.
Mi reco in via Federico Delpino intorno alle 13 con l’intento di capire il motivo per cui sei giovani richiedenti asilo si siano trovati, dopo quattro mesi di permanenza sul territorio italiano, a dover ricominciare tutto daccapo, come se quattro mesi di legami, amicizie e integrazione si potessero cancellare con un colpo di spugna. Entro nel centro accolta da Giuseppe Palazzo, responsabile del Centro Astalli. La struttura è pulita e ordinata come l’avevo lasciata durante la mia ultima visita. Tre ragazzi si intrattengono davanti alla televisione, A. mi saluta in inglese, viene dal Gambia e a ottobre compirà diciotto anni. Mi racconta di essere rimasto sei mesi in Senegal e tre mesi in Mali prima di raggiungere Catania, ed essere poi subito portato a Benevento. Andiamo a chiamare gli altri ospiti che stanno studiando nella loro stanza e ci sediamo in cerchio. Mi presento e raccolgo le testimonianze dei giovani, sono timidi, ma c’è chi si sforza di parlare in italiano. I ragazzi maliani hanno seguito all’incirca lo stesso percorso per raggiungere l’Italia, passando per l’Algeria per poi imbarcarsi dalla Libia. Cerco di capire come si sentano dopo l’improvviso cambiamento di vita. “A Varese o a Catania è sempre Italia, noi siamo contenti di essere qui e vogliamo restare”, mi confida M. che siede accanto a me.
Giuseppe mi spiega che i giovani stanno seguendo un corso di italiano al Centro Astalli, ogni giorno dalle 16 alle 18, e che si cerca di coinvolgerli il più possibile in attività ludiche che favoriscano un’integrazione nella comunità. Attualmente sono impiegati nel centro un coordinatore, un operatore e un avvocato che si sta occupando delle pratiche interrotte di richiesta di asilo e dell’assegnazione di un tutore. Tutto questo nell’incertezza della durata della permanenza dei ragazzi che, dalle ultime notizie avute dal Comune di Catania, dovrebbero restare per circa dieci giorni, per poi essere spostati ancora non si sa dove. “Il Comune sta privilegiando una collocazione comune dei ragazzi, in modo da non recidere i legami che si sono creati. Questo è solo una fase intermedia in attesa di una nuova sistemazione”, mi riferisce il responsabile.
Lascio il centro tra i saluti dei minori che finalmente possono lasciare la postura composta per spaparanzarsi sul divano e scherzare, come richiesto dalla giovane età, e cerco di ricostruire il tassello mancante relativo al motivo dell’allontanamento dei minori dalle case famiglia. Arturo Zitani, Responsabile educativo e coordinatore della comunità educativa “La Crisalide Iole”, sita a Casale Litta, mi risponde a telefono e subito tira un sospiro di sollievo quando gli spiego che i ragazzi di cui si occupava stanno bene. “Per me è stata una grande sofferenza portarli a Catania, avevo provveduto all’avviamento delle pratiche di richiesta di asilo politico, seguivano dei corsi di italiano e giocavano a calcio. Mai ci sono stati problemi con i residenti del paese, anzi avevano fatto amicizia con i coetanei italiani”, mi racconta, e mi spiega che la casa di accoglienza, oltre che per l’assenza di fondi erogati, è stata costretta a chiudere per un motivo ancora più grave. “Il Sindaco di Casale Litta era stato nominato dal Tribunale di Busto Arsizio come tutore dei minori del centro, ma si è ripetutamente rifiutato di farsi carico di “immigrati arrivati sui barconi”, dimostrando ripetutamente un atteggiamento discriminatorio che ha rischiato di avere ricadute sui giovani richiedenti asilo”. Non mi sa dare spiegazioni sul motivo di trasferimento dei due giovani che, insieme ad altri quattro ragazzi, erano ospiti del centro di Benevento, gestito dal fratello. “Sono amareggiato per quanto è accaduto, ma non si possono tenere dei giovani immigrati in un paese in cui vengono discriminati dal primo cittadino in persona. Nel 2014 e alla luce di quello che stiamo vivendo un simile comportamento è inaccettabile!”
Chiudiamo la telefonata con la promessa di tenerlo informato sulla buona salute dei giovani maliani, con la consapevolezza che situazioni inqualificabili di questo tipo non si dovrebbero verificare, ma che purtroppo ancora a troppe poche persone interessa davvero cambiarle.

Beatrice Gornati
Borderline Sicilia Onlus