17 agosto 2015

Migranti morti nella stiva, quei corpi che vogliamo ignorare

Sono partiti tra la notte di venerdì e sabato dalla città libica di Zwara, erano in 362 tra siriani, sub sahariani, pakistani e bengalesi. Oggi, però, solamente 313 di loro hanno toccato con le proprie gambe la banchina del porto di Catania. I restanti 49 hanno esalato l’ultimo respiro nella stiva del barcone in cui, nella gerarchia paradossale e assurda dei più poveri tra i poveri, erano stati relegati alla “terza classe”. Morti per inalazione di gas tossici, asfissiati, soffocati, annegati. Morti di disperazione o troppa speranza.

La nave Siem Pilot della Marina militare norvegese, impiegata nella flotta di Frontex, è arrivata alle 11 al porto di Catania. A bordo di essa viaggiavano 416 migranti e 49 corpi senza vita, il risultato di due diverse operazioni di salvataggio: la prima, quella della tragedia, ad opera della nave Cigala Fulgosi della Marina militare, la seconda effettuata da una nave tedesca, che ha tratto in salvo 103 profughi a sud di Lampedusa. Secondo le dichiarazioni del comandante, Lisa Dunham, le condizioni di salute dei superstiti a bordo sarebbero state buone, eccezion fatta per alcune donne incinte e pochi malati non gravi. Si contavano, inoltre, cinque bambini accompagnati dai genitori e una quindicina di minori stranieri non accompagnati.
Altro non è dato sapere. Le procedure di sbarco sono durate all’incirca quattro ore, sotto i flash della stampa e gli sguardi delle autorità, Guardia Costiera, rappresentanti di Frontex, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Carabinieri. Una volta scesi dall’imbarcazione, i migranti sono stati sottoposti a foto segnalazione e ai consueti controlli medici da parte della Croce Rossa, poi sono stati condotti in un area transennata dove ad attenderli c’erano pullman pronti a condurli nelle diverse regioni d’Italia. Intorno alle 15.30 il braccio di una gru si è allungato sul ventre della Siem Pilot per estrarne un bianco container, quello che si è rivelato essere la cella frigorifera in cui erano stati disposti i cadaveri dei migranti deceduti. Il tutto è durato all’incirca dieci minuti, il tempo di caricare la vergogna su un tir e farla sparire per non urtare la sensibilità di alcuno. Una manovra pulita, profumata e asettica.
Una storia già vista, che si ripete ogni giorno. È la vita di migliaia di persone che non merita indifferenza né cinismo, ma che ribadisce il dovere di rispondere con coscienza.
Beatrice Gornati
Borderline Sicilia Onlus