1 aprile 2016

Migliaia di nuovi arrivi sulle coste siciliane. Un sistema che continua a produrre morte e discriminazioni

Più di 2800 i migranti soccorsi dall’inizio di questa settimana e molti altri in arrivo. Fughe disperate dalla Libia che per molti finiscono già a poche miglia di distanza dalla costa di partenza, come per i 600 migranti e più che sono stati fermati dalla guardia costiera libica e riportati nell’inferno da cui erano riusciti ad allontanarsi. Intanto prosegue in modo spietato l’opera di disinformazione dei media italiani ed europei, che arrivano a giustificare l’aumento delle partenze con le favorevoli condizioni meteo o la chiusura della rotta balcanica, lasciando in sordina gli arrivi dall’Egitto, meno facili da motivare. Le manovre politiche e l’instabilità dei paesi di partenza rimane solo un’eco ancora troppo lontana e senza risonanza in Italia, mentre i migranti continuano a morire, anche al largo delle coste egiziane.


Porto di Augusta
Foto di Lucia Borghi

Ignoranza ed indifferenza vanno a braccetto ed alimentano i meccanismi disumani di quel sistema che qualcuno ancora osa definire di “accoglienza”, e che a molti fa ancora molto comodo credere tale. Ciò che riesce a smascherare questa retorica ipocrita sono solo i corpi dei migranti, che ci urlano in faccia tutta la violenza di cui ancora non si vuole essere consapevoli, prodotta da dinamiche che ci chiamano in causa direttamente e che preferiamo non approfondire. Lo sguardo dei media italiani si ferma all’approdo e lo sbarco diventa quasi una notizia di cronaca quotidiana. L’arrivo della Siem Pilot a Pozzallo con a bordo 730 migranti lo scorso martedì, è stato liquidato come un evento gestito con efficienza, senza soffermarsi sulle dinamiche che l’hanno preceduto e seguito e che potrebbero innescare prassi altamente preoccupanti. A bordo della nave norvegese infatti il personale di Frontex aveva già condotto le prime investigazioni, con sofisticati mezzi informatici e satellitari, ma non si sa con quali tutele e soprattutto nonostante le condizioni di estrema vulnerabilità dei migranti appena strappati dal mare. Una volta a terra è continuata la conta dei “presunti scafisti” con l’arresto di sei persone tra cui ancora tre minorenni, anche se dalle testimonianze trapela un “arruolamento forzato” di chi è stato fermato; un altro assurdo meccanismo della Fortezza Europa che costringe i migranti ad affidarsi ai “trafficanti” per poi criminalizzarli. I successivi trasferimenti verso Messina e Mineo di 550 dei nuovi approdati evidenziano poi ulteriormente la mancanza di senso e i limiti dell’approccio hotspot, da cui è impossibile possano passare un numero così alto di persone, così come i migranti destinati alla “relocation” si trovano inviati sempre più spesso presso i CAS, essendo al completo l’hub di Villa Sikania e i pochi altri sul territorio nazionale. Ma tutto ciò rimane sempre nell’ombra o utilizzato per giustificare le procedure emergenziali di cui l’Italia ha costantemente necessità per bypassare controlli ed agire in deroga alle leggi. Intanto prima, durante e dopo il viaggio in mare si continua a morire e ad essere considerati numeri o corpi senza voce. Corpi che diventano testimonianza incarnata di quello che le politiche migratorie europee producono, come quelli dei 796 migranti sbarcati il 30 marzo nel porto di Augusta, a bordo della nave Aliseo della Marina Militare italiana. Le condizioni disperate di chi è giunto ieri hanno fatto sì che lo sbarco ritardasse di ben oltre 4 ore per lasciare il tempo agli accertamenti sanitari previsti, specificatamente nei confronti di un migrante per cui è stata successivamente diagnostica un ulcera perforata. Ma erano in molti altri a non reggersi nemmeno in piedi e ad essere visibilmente stremati una volta toccata terra; nel lento passaggio a gruppi imposto dalla banchina alla tendopoli alcuni si sono sdraiati direttamente sull’asfalto invece che rimanere seduti e così per ogni piccolo spostamento, fino al loro turno per le operazioni di preidentificazione. Sapremo poi che un altro profugo che versava in gravi condizioni già durante la traversata ha perso la vita nella notte, dopo essere stato urgentemente ricoverato in ospedale. Un’altra vittima silenziosa come le tante che si spengono giorni o mesi dopo l’arrivo, che rimangono invalidi o che ancora cedono psicologicamente, nell’invisibilità totale. Durante le nostre ultime visite ai centri siciliani sono sempre più i casi di disagio e necessità di sostegno psicologico che ci vengono segnalati direttamente dai gestori e che anche recenti rapporti di medici impegnati nell’offrire supporto hanno confermato. Quasi la metà dei migranti sbarcati ad Augusta è di origine somala, mentre altri sono prevalentemente subsahariani: tutti hanno conosciuto condizioni di vita disumane perlomeno in Libia e per ognuno di loro ci si chiede quale potrà essere il futuro. In un Europa che cerca di controllare i movimenti di chi vuole sopravvivere e gestire i progetti migratori di chi spostandosi diventa testimonianza vivente di politiche inique. Parlando con il proprio corpo, perché ancora non ha voce.

Lucia Borghi

Borderline Sicilia Onlus