20 gennaio 2015

Mediterranean Hope. La Casa delle culture al massimo della sua capienza

Un intervento speciale per i minori non accompagnati. Un fenomeno in crescitaScicli (NEV), 7 gennaio 2015 – “Prima sono scappato in Turchia. Poi volevo passare in Grecia, ma mi hanno rimandato indietro. Alla fine mi sono imbarcato con 250 persone circa, soprattutto donne e bambini, alla volta della Sicilia. Ma il motore è andato in panne e siamo rimasti fermi in mare per 4 giorni e 4 notti, senza bere, né mangiare, fino a quando non ci hanno tratto in salvo. Ma il mio viaggio non è nulla in confronto a quanto ho visto in Siria”.
Ha 14 anni Mustafa, ed è uno dei 38 ospiti attualmente accolti alla Casa delle Culture di Scicili (RG) dagli operatori del progetto Meditarranean Hope promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) con i fondi dell’otto per mille delle chiese metodiste e valdesi. Affidato dalla Prefettura di Ragusa al comune di Pozzallo e quindi alla struttura che da poche settimane ha aperto i battenti, Mustafa, originario di un villaggio vicino ad Aleppo, è considerato, come gli altri ospiti della Casa delle culture, un soggetto “vulnerabile” e pertanto bisognoso di una particolare protezione. Tutti i ragazzi e le ragazze che hanno trovato accoglienza e protezione nella Casa delle culture, gestita insieme alla locale comunità metodista, hanno alle spalle esperienze traumatiche.Amin, è un ragazzo somalo di 15 anni, che prima di imbarcarsi in Libia su una carretta del mare, ha attraversato da solo l’Etiopia e il Sudan. Un viaggio durato 3 mesi e costato migliaia di dollari. Tra gli ospiti anche una giovane mamma, Yolanda, scappata dalla Costa D’Avorio, che solo poche settimane fa nell’ospedale di Modica (RG) ha dato alla luce la piccola Ester Sara. Anche lei, come gli altri, arrivata via mare in una barca lasciata in balia delle onde. Anche lei, come gli altri, con negli occhi ancora le immagini di violenze e soprusi. “Con la Prefettura di Ragusa e con il comune di Pozzallo ci sentiamo quasi quotidianamente. Proprio oggi sono arrivati venti minori non accompagnati in prevalenza somali – spiega Giovanna Scifo, della Casa delle culture – che accoglieremo e avvieremo in un percorso di integrazione, inserendoli a scuola e costruendo con loro un progetto migratorio sostenibile: il progetto Mediterranean Hope comprende uno specifico ufficio che tra Scicli e Roma lavora su questo specifico obiettivo. Ma la funzione della Casa delle culture – prosegue Scifo – non è orientata soltanto all’accoglienza ma si propone anche come luogo aperto di integrazione e scambio. Il 31 dicembre, ad esempio, abbiamo organizzato una grande ‘Festa di capodanno dei Popoli’ alla quale hanno partecipato oltre cento persone, tra cui tanti giovani di Scicli. Vorrei anche ricordare che in occasione delle festività, i nostri giovani ospiti sono stati accolti per un pranzo o una cena da famiglie di Scicli che hanno voluto compiere un gesto di accoglienza e dialogo. Tutto questo ci incoraggia e ci spinge a proseguire su questa strada”. Per ora, Mustafa sta imparando l’italiano. A Scicli va a scuola. Ma in realtà, ci confessa il ragazzo, in Italia ci doveva rimanere solo pochi giorni: “La mia meta è la Svezia, dove ho uno zio”. Il suo sogno? “Diventare dottore in Svezia”.Il fenomeno dei migranti minori non accompagnati è in rapido aumento. Nonostante la difficoltà nel censirli si stima che siano attualmente oltre 10.000 su tutto il territorio nazionale.Il progetto Mediterranean Hope comprende anche un osservatorio sulle migrazioni mediterranee che ha sede a Lampedusa.