3 maggio 2017

L’unico scopo è fare soldi. E uccidere è un effetto collaterale

Gli stati europei stanno portando avanti una campagna di criminalizzazione delle ONG che salvano vite in mare, perché queste non sono allineate politicamente  alle direttive di una comunità europea che è artefice della strage che si perpetua da anni, e che ha creato nel Mediterraneo una fossa comune senza precedenti. E non sono allineate neanche economicamente a tali direttive, in quanto addirittura alcune non vogliono i soldi sporchi dell’Europa.

Il CIE di Caltanissetta dove è richiuso S.

La loro unica missione è il salvataggio delle vite umane e la denuncia di quello che avviene in mare. Mare che anche oggi continua a sputare corpi senza vita di naufraghi che nessuno vuole vedere. Gli operatori delle ONG recuperano i corpi e sono testimoni scomodi di queste stragi quotidiane compiute da un occidente che ha deciso di uccidere uomini, donne e bambini senza nessun rimorso, per continuare la corsa all’arricchimento di un’élite spietata ed assetata di potere.

La disumanità di questi tempi ci rende complici di un’ecatombe senza fine: le uniche voci che  si levano per denunciare quello che sta accadendo vengono sistematicamente messe a tacere e criminalizzate, grazie anche a media corrotti e compiacenti.

L’unico obiettivo per il sistema è che non si sappia niente dei morti, dei nuovi schiavi, delle violenze, delle bombe intelligenti “Made in Occidente” che uccidono ogni giorno persone inermi.

Così chi si spinge oltre per scoprire e raccontare la verità viene privato della libertà, come Gabriele Del Grande, che voleva raccontare come tantissimi siriani vivono in stato di schiavitù in Turchia grazie all’accordo criminale che l’Europa ha partorito con il despota Erdogan. Stesso accordo criminale che l’Italia continua a perpetrare con la Libia e vorrebbe implementare con altri stati africani.

In tale contesto, i soggetti più vulnerabili diventano il capro espiatorio del male di questa società, come S., giovane marocchino che da tempo ormai abita a Palermo ed è diventato, suo malgrado, famoso per l’azione di un governo forte con i deboli e debole con i poteri forti. S. è un giovane affetto da patologia psichica ed ha bisogno di cure. Universitario e volontario di varie organizzazioni, negli anni ha creato legami molto forti con la società palermitana. Alcuni giorni fa si è reso protagonista di un fatto di cronaca riportato dai media con un risalto che neanche i morti “pescati” hanno ormai più da tempo. La risposta del governo è stato rinchiudere S. nel CIE (ora CPR) di Caltanissetta in attesa di rimpatrio, al momento bloccato dall’intervento di tantissimi amici e attivisti che gridano la vergogna dell’azione di uno stato criminale che è capace di rimpatriare un giovane affetto da patologia documentata e accertata.

In questo clima nasce il decreto Minniti – Orlando, che ci riporta indietro di tanti anni, anni bui per il nostro paese.

Ormai dal nostro vocabolario è sparita la parola “essere umano”, per far posto alle statistiche, ai numeri freddi che hanno trasformato le persone in massa informe, private di un volto, di un nome. Per poter agire senza sentire il peso delle decisioni che si prendono giornalmente: così non si uccidono le persone ma si cancellano numeri da una lavagna!

Lasciare morire in mare non è soltanto una scelta, ma è una condizione per continuare a fare soldi e finanziare le lobby che giocano con le persone, con l’avallo dell’Europa. Basti pensare alla corsa sfrenata agli investimenti per trasformare il continente in una fortezza inespugnabile, in cui in prima fila ci sono le banche e le grandi organizzazioni che con la sicurezza si sono arricchite e si continuano ad arricchire senza sosta. Per fare un esempio su tutti, l’agenzia Frontex è passata da 6,2 milioni l’anno a più di 300, per non parlare della meno famosa EMSA (ente per il controllo marittimo) oppure i tanti progetti che l’Europa ha finanziato per la sorveglianza con i droni, di cui una buona fetta è in mano all’italiana Leonardo (ex Finmeccanica). La ricerca sulla sicurezza europea, che vede coinvolte sempre le solite lobby, ha aumentato il proprio fatturato da 6,5 milioni a 1,7 miliardi.

È facile capire come da questi numeri freddi scaturisca una notevole convenienza a parlare di un pericolo di invasione che arriva dal mare. Lasciare 1100 persone dentro l’hotspot di Lampedusa (700 persone in più rispetto alla capienza massima) diventa normale per delle persone che non contano quanto le merci, che possono invece essere mosse liberamente. Lasciare per 5 ore in un mercantile 600 persone in attesa che scendano i croceristi a Palermo è normale, perché i turisti pagano e hanno la priorità rispetto ai pericolosi invasori.

Diventa normale posteggiare una persona per 5 anni in un CAS di una provincia qualsiasi in attesa di un riscontro alla sua legittima richiesta di asilo. Sembra incredibile ma 5 anni è il tempo che qualche ricorrente trascorre, ostaggio di una politica cieca dentro i CAS. Molti enti gestori in Sicilia denunciano la presenza di migranti arrivati nel 2013 con rinvii del Tribunale ad aprile 2018. Cinque anni rubati dalla mala politica, dalla volontà di non programmare e lasciare nel limbo della ricattabilità gli impoveriti, indispensabili alla nostra società.

Foto inviata da un migrante, con cui si comunica l’ennesimo rinvio dell’udienza d’appello

Diventa normale mantenere per più di un anno tantissimi minorenni in centri di prima accoglienza  con la conseguenza che tanti diventano maggiorenni e restano ostaggio nelle strutture per minori senza fare passi burocratici, o in alcuni casi vengono messi alla porta dall’ente gestore perché per il neo maggiorenne non si ricevono fondi  e quindi diventa un peso. Diventa normale sfruttare tantissime donne nigeriane sulle strade e dopo che gli abbiamo sottratto tutto, anche l’anima, portarle a Ponte Galeria per essere rimpatriate con un marchio indelebile sulla pelle. Vittime di tratta, vittime di violenze, vittime di un’umanità persa che non ha più valori.

Da sempre la gente migra, ma mai come in questo periodo storico tale realtà è stata dominata da un business spietato, un business in cui far soldi è l’unico comandamento che non si può disattendere e la morte (degli altri) è solo un effetto collaterale previsto nel bugiardino del sistema che ci governa. Le ONG, gli attivisti, la gente che rifiuta la politica di morte contrasterà sempre e con tutti i mezzi questo status quo, perché la vita è troppo importante e difenderla è un diritto inalienabile che ognuno di noi sente dentro. Così come abbiamo gridato per la liberazione di Gabriele, così come per i migranti che incontriamo per strada, per i tanti che disperati chiedono aiuto, allo stesso modo continueremo a farlo senza stancarci anche per S., perché vogliamo che torni libero.

 

Alberto Biondo

Borderline Sicilia Onlus