15 settembre 2014

LUNGA NOTTE DI SBARCHI A POZZALLO. PER ALTRI 386 MIGRANTI IMMEDIATO TRASFERIMENTO A COMISO.

E’ un tempo che scorre lento, quello dell’arrivo di altri 386 migranti nel porto di Pozzallo nella notte tra il 12 e il 13 settembre. Da diverse fonti giornalistiche apprendiamo che giovedì mattina i profughi sono riusciti a chiedere aiuto tramite un telefono satellitare alla Centrale Operativa di Roma, per poi essere soccorsi dal mercantile Pegasus, battente bandiera panamense, a circa 100 miglia a sudovest di Pozzallo. Nel dirigersi verso il porto, il mercantile si è imbattuto nei naufraghi del battello con un numero ancora imprecisato di migranti a bordo, nell’ennesima tragedia che conta già due vittime e parecchi dispersi. http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/09/secondo-naufragio-nella-zona-sar-search.html?spref=fbDue di questi sono stati temporaneamente caricati a bordo del Pegasus per essere poi trasferiti con aerei militari all’ospedale di Catania, mentre il mercantile proseguiva verso il porto ibleo.

I profughi sono suddivisi in due gruppi portati in due momenti diversi sulla terraferma. I primi 243, di cui 152 uomini, 28 donne e 63 minori, giungono poco dopo la mezzanotte e trovano sulla banchina un folto gruppo di persone ad attenderli. Molti giornalisti, e cittadini, tra cui il sindaco di Pozzallo, si aggiungono infatti al personale delle forze dell’ordine, ai volontari di Croce Rossa e Protezione civile, ai medici dell’Asp e di MSF, mentre non si registra la presenza degli operatori di Praesidium. I tendoni usati per i primi screening medici sono montati nei pressi della banchina poiché anche stasera i migranti saranno trasferiti immediatamente a Comiso.
Inizia lo sbarco, e tra le teste dei migranti fermi per ricevere il numero identificativo, spuntano i sorrisi di molti bambini. Alcuni si divincolano correndo con i loro giochi in mano sulla banchina; sono gli unici in grado di smorzare la drammaticità della situazione e a fare breccia anche sui volti più duri. Con l’aiuto di una regista arabofona riesco a scambiare poche parole con una delle tante famiglie in attesa dello screening medico “veniamo dalla Siria, dalla guerra. Buona fortuna a voi”, mentre nel tendone accanto giacciono distesi due ragazzi in condizioni più critiche, in attesa di essere trasferiti all’ospedale di Ragusa. “Sono siriano. E’ stato un lungo lungo viaggio, grazie a Dio è finito”, dice uno dei due, mentre vediamo che dalla nave sta scendendo solo dopo circa un’ora un ragazzo paraplegico, portato a braccia da due suoi compagni. Sono soprattutto somali , egiziani ed eritrei, i migranti che giungono invece alle 8 del mattino di sabato. Hanno volti distrutti dalla stanchezza, ma il loro sguardo comunica una risolutezza ancora viva, e ci salutano già dal barcone. Sono 143, di cui 83 uomini, 34 donne e 26 minori, e tra di loro una donna che riferisce un trauma dovuto a percosse, viene immediatamente accompagnata con un altro migrante traumatizzato all’ospedale di Ragusa. Una trentina di donne somale scendono per prime dalla nave; chinano la testa avvolta nei loro copricapi colorati e sfilano silenziose e scalze verso il tendone dei medici. Si sfregano le braccia per il freddo e rabbrividiscono, come molti dei loro compagni di viaggio che le raggiungono a breve. Nel frattempo una decina di profughi è stata isolata sulla banchina sorvegliata dalle forze dell’ordine, presumibilmente per le indagini relative ai presunti scafisti. “Che ora è? Ho bisogno di dormire” mi dice M. parlando lentamente, mentre si stringe nel suo giubbino. Intorno a lui due dei suoi quattro fratelli, che hanno solo il tempo di allargare lo sguardo sul piccolo porto e sono subito invitati a spostarsi sul pullman, previa una breve perquisizione delle forze dell’ordine.“Ho viaggiato per tantissimo tempo, credevo davvero di morire. Adesso non voglio nemmeno sapere dove sono, ma solo riposare”, continua M. Come gli altri sale sul bus diretto a Comiso, da dove probabilmente verrà di nuovo trasferito entro le prossime 24 ore. Con la speranza di poter riprendere un po’ le forze e perseguire con la stessa determinazione la ricerca di una vita in libertà.

Lucia Borghi
Borderline Sicilia Onlus