7 febbraio 2016

Lo SPRAR del Comune di Aidone

Iniziamo la conoscenza dello SPRAR del Comune di Aidone attraverso un fortuito incontro con alcuni beneficiari, in una strada del piccolo centro urbano.

Ci spiegano che il loro problema più grande è il diniego della domanda di protezione internazionale: sono arrivati in Italia nel giugno 2014, hanno avuto l’audizione con la Commissione Territoriale nel settembre 2015 e ricevuto la decisione lo scorso dicembre. Quindi, dopo un totale di 18-19 mesi di attesa si ritrovano punto e a capo. In vista dell’audizione con la Commissione per la domanda d’asilo sono stati assistiti dal consulente legale che collabora con il progetto, il quale gli ha fornito anche l’informativa al momento del loro arrivo.

“Quando entri in Italia ti dicono che la legge prevede che entro sei mesi la tua domanda d’asilo sarà esaminata. Abbiamo aspettato un anno e mezzo, abbiamo ricevuto il diniego e ora, dopo quasi due anni, siamo ancora ad aspettare” dice uno di loro.

Seppure sia quindi evidente che il principale problema di questi richiedenti asilo (come di tutti gli altri che incontriamo nei nostri giri di monitoraggio nelle diverse province siciliane) siano i tempi di attesa, chiediamo di parlarci anche degli aspetti legati all’accoglienza.

Uno di loro è un beneficiario del progetto SPRAR mentre gli altri due sono inseriti nel progetto di accoglienza straordinaria. Ricevono settimanalmente un pocket money di 17.50 euro sotto forma di buoni spesa e questo è un po’ motivo di mal contento perché preferirebbero riceverlo in contante.

Vivono in appartamenti che definiscono ospitali e possono cucinarsi quello che desiderano, facendo la spesa in autonomia, con i buoni di 20 euro che ricevono settimanalmente. Anche questo è un motivo di malcontento e quando chiediamo il perché ci rispondono col domandarci, a loro volta, quanto spendiamo noi per la spesa settimanale. Dobbiamo ammettere che ci costa più di tre euro giornalieri.

Anche per il guardaroba ricevono ogni sei mesi un buono spesa di 80 euro con cui acquistare gli abiti che vogliono.

Non ricevono la carta telefonica e per procurarsela utilizzano i buoni del pocket money.

Tornano infine a ribadire che il vero problema sono i documenti che non hanno e non sanno se, e quando, riceveranno.

Uno di loro ci accompagna alla sede dell’ufficio dove ad aspettarci c’è l’educatrice che si occupa delle attività di integrazione, che avevamo avuto modo di incontrare insieme a loro mentre li accompagnava in banca e aveva accolto di buon grado la nostra proposta di un avere un incontro. Quando raggiungiamo l’ ufficio vi troviamo anche la psicologa e la consulente legale e abbiamo così modo di parlare con buona parte dell’equipe.

La cooperativa Don Bosco gestisce ad Aidone il progetto SPRAR che comprende 48 beneficiari e un progetto di accoglienza straordinaria che ne comprende 40. Ad entrambe le “tipologie” di accoglienza sono garantiti i medesimi servizi, ad eccezione dei progetti di inserimento lavorativo (purtroppo garantiti solo ai beneficiari SPRAR) e della differenziazione dei tempi di allontanamento dalla struttura previsti dalle due diverse convenzioni SPRAR e CAS.

Si tratta in entrambi i casi, di accoglienza “diffusa” e il totale degli 88 ospiti ( che comprendono anche due nuclei familiari da 6 persone) è suddiviso in 18 appartamenti, tutti siti nel centro del paese.

Gli stati di provenienza della maggior parte dei beneficiari sono: Mali, Senegal, Gambia, Egitto, Costa d’Avorio, Ghana, ma ci sono anche richiedenti asilo provenienti dal Bangladesh.

Quanto raccontatoci sul pocket money dagli ospiti precedentemente incontrati, ci viene confermato dagli operatori, i quali specificano che tali buoni sono spendibili in diverse categorie di negozi convenzionati: tabacchi, ristorazione, supermercati, bar. La scheda telefonica è stata data solo al momento dell’ingresso perché non è prevista l’erogazione settimanale, ne’ dalla convenzione SPRAR ne’ da quella dell’accoglienza straordinaria.

Ci descrivono poi l’utilizzo dei buoni spesa, atti a sostenere l’autonomia degli ospiti anche nelle piccole cose, come ad esempio nella scelta del cibo. A questo punto facciamo presente le nostre perplessità sull’ammontare del loro valore e ci viene spiegato che cumulando i diversi buoni, in ogni appartamento si arriva a una somma che garantisce una spesa abbondante e che per gli appartamenti che accolgono un numero più esiguo di persone vengono garantiti degli alimenti extra. Inoltre, al momento dell’ingresso degli ospiti, ogni appartamento, viene rifornito della “spesa dispensa” che comprende tutti i generi di prima necessità (olio, sale, farina, etc.). In ogni caso i buoni spesa servono esclusivamente per l’acquisto di alimenti, i prodotti per l’ igiene della persona e della casa vengono distribuiti a parte.

L’equipe è costituita da una psicologa, due educatrici (una che si occupa del corso di italiano e una responsabile delle attività di integrazione), un consulente legale, un mediatore linguistico culturale, un responsabile amministrativo e un direttore che è a capo anche degli altri progetti di accoglienza di altri SPRAR/CAS gestiti dalla medesima cooperativa a Piazza Armerina.

All’operato delle figure professionali elencate va ad aggiungersi quello dei due volontari del servizio civile e quello di un secondo mediatore tirocinante. Si tratta di un beneficiario SPRAR, che, avendo mostrato grandi abilità sia in termini di mediazione che di conoscenza delle lingue (compresa quella italiana) e avendo frequentato un corso di formazione per mediatori linguistico-culturali, sta facendo l’esperienza di project-work all’interno del progetto, in vista di un auspicabile futuro inserimento lavorativo.

Ogni giorno, gli operatori dell’equipe, svolgono a turno due giri di monitoraggio negli appartamenti, mentre l’ufficio rimane aperto tutti i giorni dalle 9 fino a sera.

Le attività di integrazione sono state per lo più affidate ad associazione locali i cui progetti sono stati selezionati e finanziati dalla cooperativa, al fine di coinvolgere i beneficiari in attività sportive come calcio e basket, laboratori manuali e teatrali. La scorsa estate alcuni di loro si sono adoperati come volontari in campi estivi per gruppi di diversamente abili.

L’attività di integrazione a cui si presta maggior attenzione (anche se purtroppo può essere rivolta solo ai beneficiari del progetto SPRAR) è quello dei tirocini lavorativi: durante il primo anno sono stati attivati ben 45 project work attraverso i quali si sono offerte esperienze lavorative in svariati ambiti occupazionali. Nel 2015 invece, a seguito dell’attuazione del Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione “Garanzia giovane” che ha dato modo ai tanti piccoli artigiani della zona di offrire una possibilità pseudo lavorativa retribuita ai loro conoscenti e parenti, le opportunità di inserimento dei beneficiari si sono drasticamente ridotte e i project work che si sono attivati sono stati solo 17.

La partecipazione a tante attività di integrazione è relativa perchè l’esigenza degli ospiti di avere un lavoro ed un’autonomia è più che mai prioritaria, dati anche i lunghi tempi di attesa. La commissione di Enna tiene un ritmo di 12 audizioni al giorno, con interviste individuali e decisioni collegiali e la percentuale di dinieghi è altissima.

Chiediamo infine di poter visitare qualche appartamento e veniamo accompagnati in un condominio di tre piani, interamente abitato dai beneficiari dello SPRAR.

Entriamo in un appartamento che si presenta decoroso e spazioso, solo la pulizia delle scale lascia un po’ a desiderare. E’ abitato da sei ragazzi molto giovani. Hanno messo tutti i letti in un’unica stanza per ricavare una grande sala preghiera, che hanno addobbato con tappeti. Ci accolgono con piacere e scherzano con l’operatrice. Anche loro ci parlano del problema dell’attesa e del diniego, è questo il problema che più di ogni altro li attanaglia. Chiediamo più volte di dirci qualcosa sul progetto ma l’unica cosa di cui si lamentano è l’acqua, che viene spesso a mancare. Questo è chiaramente legato all’erogazione del comune e non è responsabilità del progetto, lo sano benne e infatti ci ridono sopra. L’atmosfera sembra molto distesa e nonostante le preoccupazioni, questi giovani ragazzi appaiono sereni. Rilanciamo più volte la nostra domanda, non trovano niente da dirci e iniziano loro a farci delle domande sul nostro lavoro. Ci pregano di continuare a denunciare la criticità di tempi di attesa e poi ci dicono che è importante il lavoro di monitoraggio che facciamo perché sono tante le persone che stanno male all’interno dei centri. Sarà per la loro giovane età, ma nonostante i gravi problemi che stanno affrontando, riescono ancora a pensare agli altri.

Giovanna Vaccaro

Borderline Sicilia