31 gennaio 2018

Lo sbarco della nave Aquarius ad Augusta

Ieri pomeriggio la nave Aquarius dell’ong SOS Méditerranée ha attraccato al porto di Augusta con a bordo 215 persone, di cui 38 donne – 5 delle quali incinte – e 34 minori stranieri non accompagnati.

La nave Aquarius al porto di Augusta

Alcuni di questi migranti sono scampati all’ennesima tragedia consumatasi nel Mediterraneo centrale, che ha visto due donne decedute, decine di dispersi, di cui solo 12 identificati, e 16 persone evacuate d’urgenza in elicottero dalla nave della ONG e portate a Sfax in Tunisia: una delle donne è morta in ospedale e un minore, la cui mamma è deceduta nel naufragio, è stato accompagnato dalla zia; l’UNHCR, MSF e la Croce Rossa si stanno adoperando affinché venga garantito a tutti la continuità dei contatti fra parenti e si possa farli ricongiungere, e che la signora deceduta possa essere seppellita in un luogo conosciuto ai parenti trasferiti in Tunisia. I sopravvissuti si trovano tutti in stato di choc e con ustioni, o disorientati, a causa delle inalazioni di benzina.

Durante la sua permanenza in mare, all’alba di sabato mattina, l’Aquarius è stata testimone di un’intercettazione di un gommone da parte della Guardia costiera libica, che ha avuto assegnato il coordinamento delle operazioni SAR da parte del comando centrale di Roma. I libici hanno rifiutato categoricamente gli aiuti da parte di SosMediteranee, intimando alla nave civile di allontanarsi. L’imbarcazione in avaria si trovava in acque internazionali a circa 15 miglia marine dalla costa libica. L’Aquarius era a soli 500 metri di distanza dal gommone quando l’MRCC di Roma ha comunicato che sarebbe stata la Guardia costiera libica ad assumere il comando. La nave della ONG si è vista quindi costretta – pur essendo testimone delle urla d’aiuto dei migranti che annegavano – a non intervenire e allontanarsi per evitare possibili complicazioni nelle operazioni di recupero delle persone in mare. Dopo l’allontanamento dell’Aquarius, la Guardia costiera libica dovrebbe aver recuperato i migranti in mare, dato che in quelle ore l’autorità marittima libica ha trasmesso un comunicato sul salvataggio di un gommone.

Oltre a non avere conferma che tutte le persone in difficoltà siano state soccorse, il risultato a cui si è pervenuti con la gestione dell’evento SAR in questo modo è che i migranti recuperati dalla Guardia costiera libica sono stati riportati, certamente contro la loro volontà, nell’inferno dal quale erano fuggiti. Nella stessa giornata di sabato 27 gennaio, l’MRCC di Roma ha segnalato all’Aquarius un gommone in avaria, mezzo sgonfio e con delle persone già in acqua tra cui alcune incoscienti. Le operazioni di soccorso sono durate circa due ore, durante le quali la missione si è rivelata alquanto complicata: sono stati messi in acqua tutti i mezzi di salvataggio a disposizione e le rianimazioni sono iniziate già sui gommoni. Sono state tratte in salvo 84 persone. Il giorno successivo, a 50 miglia dalla costa ovest di Tripoli, è avvenuto un trasbordo – non facile a causa della conformazione dell’imbarcazione che aveva soccorso i migranti – di altre 131 persone da un mercantile che aveva proceduto ad un salvataggio.

Le 215 persone, di 14 nazionalità diverse dell’Africa subsahariana, gran parte delle quali del Cameroon, della Guinea Conakry, dell’Ivory Coast, della Nigeria, del Mali e del Senegal, sono sbarcate ieri pomeriggio dall’Aquarius al porto di Augusta, dove diverse ambulanze hanno portato via i casi più gravi e il resto, divisi in tre gruppi, sono stati trasferiti presso l’hangar portuale per essere sottoposti alle operazioni di identificazione terminate a notte inoltrata. I migranti hanno passato la notte ammassati sotto un grande tendone all’addiaccio in attesa dei trasferimenti.

 

Viola Gastaldi

Borderline Sicilia Onlus