3 aprile 2017

Lo sbarco a Messina del 22 marzo e il Centro di Accoglienza per Minori Amal (Ex Liberty)

Il 22 marzo scorso abbiamo assistito a Messina ad uno sbarco che ha portato a quota 1269 il numero delle persone giunte da gennaio in città. Lo sbarco, effettuato dalla nave militare spagnola “Canarias” (EUNAVFOR-MED), ha visto arrivare 636 persone, tra cui diverse donne e minori. Le operazioni di pre-identificazione e successivo trasferimento dal porto alla Ex Caserma Bisconte sono state interrotte dalla Questura intorno alle 18, costringendo almeno 200 persone a rimanere a bordo e dormire all’addiaccio sul ponte della nave, riparate solo dalle coperte termiche.


La nave “Canarias” al porto di Messina

Dall’inizio del 2017 gli arrivi via mare sono stati circa ventiduemila e, seppure vi siano stati aumenti importanti a febbraio, secondo i dati statistici del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione, i numeri di questi tre mesi si mantengono in linea con la tendenza del 2016. Anche per quanto riguarda i minori, i numeri del 2017 non si discostano da quelli dell’anno scorso: da gennaio sono stati 2293 i minori giunti sulle nostre coste, senza quindi l’aumento vertiginoso che ha caratterizzato il 2016, quando arrivarono un totale di 25846 minori (rispetto ai 12360 del 2015).

La questione dei MSNA, al di là della recente approvazione di una legge che dovrebbe disciplinare in modo più organico la materia, continua però ad essere affrontata dalle autorità e dal sistema d’accoglienza senza gli strumenti adatti. Recentemente la Garante per l’Infanzia e per l’Adolescenza ha visitato alcuni centri nel sud Italia denunciando “procedure disomogenee, carenza di posti, mancanza di integrazione”. Di questo monitoraggio si attende nei prossimi mesi proprio il report dettagliato delle diverse visite effettuate.

Il Centro di Primissima Accoglienza Amal

Mentre le operazioni di sbarco volgevano al termine, abbiamo visitato il Centro Amal, l’ex albergo Liberty riconvertito da due anni in Centro Prima Accoglienza per minori. Il centro si stava organizzando ad accogliere 22 ragazzi arrivati proprio con la nave militare spagnola e, nonostante lo staff fosse impegnato nella preparazione dell’accoglienza, la direzione del centro è stata molto disponibile, permettendoci di visitare la struttura insieme ad una delle operatrici.

Come detto si tratta di un ex albergo, sito a due passi dalla stazione e quindi in una posizione molto centrale. La struttura è in ottimo stato e le stanze che abbiamo potuto visitare sono sembrate curate. Le numerose e spaziose stanze presenti nei tre piani permettono una sistemazione dignitosa degli ospiti che dormono in 3-4 persone per stanza e hanno a disposizione un bagno per ogni camera. Anche gli spazi in comune sono curati e sono molto ampi, come ci si può aspettare da una struttura che fino a qualche anno fa ospitava un albergo a quattro stelle.

Lo staff è composto da sei educatori, due psicologi, due operatori, due mediatori e un medico che è presente in struttura un paio di volte a settimana. L’operatore legale viene chiamato regolarmente ma non fa parte dell’organico del centro. I minori non accompagnati accolti ricevono regolarmente il pocket money e la somministrazione dei pasti è affidata ad un catering esterno che nella preparazione del menù fa riferimento alle tabelle redatte dall’Asp. All’interno si organizzano corsi di italiano di più livelli e gli operatori organizzano una serie di attività ricreative con i ragazzi.

Sia all’interno che nel parco dinanzi alla stazione dove molti dei ragazzi passano il tempo, abbiamo potuto parlare con diversi ospiti del centro che ci hanno descritto il clima positivo che si respira dentro la struttura, confermandoci le impressioni e le informazioni che avevamo ricevuto fino a quel momento dagli operatori.

Da albergo a casa di riposo per anziani a centro per minori

Nonostante le impressioni positive, vanno anche descritte alcune criticità, che non riguardano esclusivamente il Centro Amal, ma più in generale le modalità, ormai strutturali, del sistema d’accoglienza dei minori nella città peloritana.

Innanzitutto, il Centro Amal, gestito dalla soc. coop. Liberty Onlus, svolge l’attività di accoglienza in seguito ad un’ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco Accorinti, emanata ad aprile 2016 per affrontare l’arrivo dei minori e superare l’impasse raggiunto dal Centro Ahmed, dove venivano ospitati circa 200 minori a fronte di una capienza massima autorizzata di 60 persone. Il Liberty quindi non ha ancora un accreditamento ufficiale secondo gli standard regionali previsti dal decreto regionale 600/2014, ma risulta accreditato unicamente come casa di riposo per anziani. Infatti, dopo il fallimento della struttura alberghiera, di proprietà del Gruppo Franza che possiede strutture ricettive di lusso in tutta la Sicilia, la cooperativa chiese alla Regione l’accreditamento dell’ex albergo per svolgere attività assistenziale a favore di 80 anziani. Solo dopo arrivò la decisione di Accorinti e il cambio di destinazione d’uso. La cooperativa ha comunque iniziato il procedimento di accreditamento ex DPRS 600/2014 e nelle more della decisione della Regione può legalmente operare come struttura di accoglienza.

Ciò che vogliamo sottolineare è soprattutto la prassi emergenziale del comune di Messina che ormai caratterizza le scelte di questa amministrazione per quanto riguarda l’accoglienza, in particolare dei minori. L’emergenza continua, infatti, crea situazioni confuse ed opache, quando in realtà sarebbe opportuno programmare l’accoglienza in maniera strutturata ed organica, smettendo di rincorrere gli sbarchi i cui numeri ormai sono ampiamente prevedibili. Purtroppo è l’intero sistema di accoglienza italiano che ruota attorno all’asse dell’emergenzialità e Messina fotografa bene una modalità che andrebbe scardinata a garanzia della dignità e dei diritti dei migranti.

Il numero di ospiti e i tempi di attesa

Tra l’altro il DPRS 600/2014, descrivendo gli standard dei centri di primissima accoglienza per minori (la tipologia di centro per cui la coop. Amal ha chiesto l’accreditamento), decreta che “la struttura non può accogliere complessivamente più di 60 ospiti contemporaneamente” e che l’accoglienza in questo genere di centri non può essere superiore a 3 mesi.

Questi due criteri fondamentali, previsti dalla normativa regionale proprio per imporre la temporaneità della permanenza nella primissima accoglienza e quindi accelerare il trasferimento in strutture di seconda accoglienza, sono ampiamente derogati presso il Centro Amal così come in tantissimi altri centri. L’ex albergo, infatti, può ospitare secondo l’operatrice fino a 120 persone, ma secondo alcuni ospiti dopo gli ultimi arrivi ci sarebbero al suo interno 133 minori. Seppure abbiamo detto che la struttura è in ottime condizioni, ci sembra difficile per un’equipe così composta seguire con le dovute accortezze ogni singolo caso quando ci si trova davanti a numeri del genere.

Inoltre, i trasferimenti verso altre strutture capaci di un’accoglienza organica e di specifici percorsi di integrazione non avvengono mai nei tre mesi previsti dalla legge. Si arriva quasi sempre a sei mesi, ma abbiamo parlato con ragazzi presenti nel centro anche da 10 o 12 mesi. Tempi estremamente lunghi, soprattutto per strutture che essendo di primissima accoglienza hanno difficoltà nell’inserimento scolastico o nell’avvio di percorsi formativi/professionali specifici per i minori.

Tempi che dipendono in gran parte da lentezze burocratiche, sia nella nomina del tutore che nelle pratiche di verbalizzazione della domanda di protezione internazionale. Presso il Centro Amal ad esempio, solo una parte dei minori accolti ha un tutore, mentre coloro ai quali è stato assegnato lo incontrano raramente.

Alcuni dei minori rischiano quindi di arrivare alla maggiore età senza aver espletato tutti i passaggi necessari per ottenere il permesso di soggiorno, compromettendo così il percorso di inserimento e il proseguimento dell’accoglienza nei centri di seconda accoglienza. Questo è uno dei timori più grandi dei ragazzi con cui abbiamo parlato, dato che la prassi vigente a Messina vuole che i neo-maggiorenni che ancora non hanno sostenuto l’audizione presso la Commissione vengano automaticamente trasferiti all’Ex Caserma Gasparro. Molti ragazzi ospiti del Centro Amal arrivati in Italia nel 2016 ci raccontano di aver trascorso, appena arrivati, tre settimane o un mese prima al Pala Nebiolo, poi almeno un mese presso l’ex-Caserma di Bisconte e solo dopo di aver raggiunto il Liberty. I ragazzi hanno vivo il ricordo della situazione nella Ex Caserma, temono di doverci tornare e sanno bene che questa prospettiva è realistica, visto che molti loro amici dopo aver compiuto 18 anni sono stati rispediti lì.

Sembra quasi un percorso ad ostacoli, dove se non si superano le avversità amministrative e burocratiche si rischia di tornare indietro, piuttosto che procedere nel percorso di integrazione, sacrificando così anni preziosi nella crescita e nell’inserimento sociale di questi ragazzi.

Inoltre, agire sui tempi di attesa, sulla nomina dei tutori e sul successivo avvio della procedura per ottenere un permesso per minore età o per protezione internazionale, è fondamentale se si vuole evitare che i minori continuino ad abbandonare i centri e disperdersi sul territorio, rischiando di cadere in circuiti di sfruttamento e violazione dei loro diritti. Questa è un’emergenza reale cui fare fronte immediatamente, dato che secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale i minori stranieri spariti nel nulla sono 5373.

Uscire dall’emergenzialità

Qualche giorno fa, il Sindaco Accorinti ha rilasciato alla stampa alcune dichiarazioni in seguito all’incontro avuto con il Prefetto Morcone, richiesto proprio dal primo cittadino per esprimere la contrarietà dell’amministrazione messinese rispetto all’ipotesi di trasformare l’ex Caserma nel quarto hotspot della Regione. Il comune, dice il Sindaco, “mette in discussione il modello di non accoglienza dell’hotspot i cui fenomeni degenerativi sono sotto gli occhi di tutti: grandi numeri con inevitabili tempi di permanenza, privazione della libertà individuale, ulteriori traumi per persone che hanno già subito violenze e sofferenze fisiche e psicologiche. L’impegno ad investire nel Sistema di protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) vuole caratterizzare il dovere di accoglienza che l’amministrazione ha sposato”. Ecco, pur non volendo confondere l’approccio hotspot con l’accoglienza oggetto di questo articolo, le parole del Sindaco ci sembrano tanto importanti quanto in aperta contraddizione con l’operato emergenziale dell’amministrazione che per ora va avanti per mezzo di ordinanze di urgenza e non con un approccio organico e strutturato, l’unico in grado di dare dignità alle persone accolte ed evitare forti violazioni dei loro diritti, in particolare dei minori stranieri non accompagnati.

Nicolas Liuzzi

Borderline Sicilia Onlus