16 aprile 2015

Li stiamo prendendo in giro – seconda parte

Anche oggi in Sicilia sono stati sbarcati circa 1500 migranti per un totale di quasi 10 mila migranti negli ultimi giorni. Per i 400 arrivati a Palermo la ruota della fortuna è stata benevola, visto che saranno trasferiti al nord, correndo meno rischi di essere intercettati da chi vuole continuata a lucrare sul loro viaggio della speranza.
Circa 240 migranti sono sbarcati a Messina, dove una roulette deciderà chi sarà destinato a strutture del nord (la quasi totalità) e chi resterà a Messina nella tendopoli del pala Nebiolo o nella caserma Bisconte (circa 50 “fortunati” sembra).E domani mattina si ricomincerà da Trapani, con uno sbarco di circa 600 migranti, nonostante la prefettura sia in difficoltà a causa del sovrannumero di arrivi rispetto ai posti disponibili in provincia. E allora dove saranno accolti i migranti?Il CARA di Salinagrande sarebbe dovuto essere chiuso già da fine febbraio; invece rimane aperto in proroga, perché non ci sono strutture alternative che possano accogliere i richiedenti asilo. I centri trapanesi sono al completo, non c’è una struttura di primissima accoglienza, quindi o si predisporranno ponti aerei verso il nord o anche queste persone sono destinate a vagare per la città come avviene da ieri a Palermo, o peggio saranno posteggiati in qualche palestra già utilizzata negli anni scorsi nell’emergenza che è ormai regola.Si continua dunque a prendere in giro le persone che arrivano, fingendoci attenti ai bisogni, istituendo persino la giornata della memoria, anche se ogni giorno è buono per fare passerella politica, ma non per interessare il Parlamento di ciò che accade soprattutto in Sicilia, dove alle organizzazioni umanitarie deputate alla salvaguardia dei diritti dei migranti viene di fatto impedito di operare serenamente ed in modo indipendente, dove dismessi alberghi, palestre e ex ipab sono chiamati centri di accoglienza, nelle questure si tagliano i fondi per i mediatori linguistici.Quest’ultimo dato rappresenta un grosso problema, in quanto fa aumentare i tempi per la presentazione del modello C3 (richiesta di protezione internazionale) presso gli uffici immigrazione, con attese anche di 4 – 5 mesi, anche nel caso di minori. I problemi interni alle singole questure si sommano alle difficoltà causate dalle difformità di prassi tra una questura ed un’altra, tra una prefettura ed un’altra, con svilimento da parte delle associazioni che si occupano di assistenza legale, ma soprattutto con ricadute sul piano psicologico dei migranti che si vedono negare i propri diritti.Il tutto accompagnato da un atteggiamento rinunciatario da parte degli enti gestori che, stanchi di dover spiegare ai migranti i motivi delle lentezze burocratiche, lasciano i loro ospiti in un limbo senza fine, spesso senza mediazione e supporto giuridico, in un tunnel senza uscita. La situazione diventa ancora più complessa e difficile in quei CAS o SPRAR in cui gli operatori non vengono pagati da mesi, per i quali il loro lavoro diventa solo un peso, aggravato dalle richieste, ai loro occhi, pretenziose degli ospiti: “in Africa si lavano con l’acqua fredda e qui vogliono l’acqua calda; vivono dentro le capanne e vogliono il letto con la rete; vogliono l’acqua in bottiglia, ma a casa loro bevono nel fiume”). Ma, senza ombra di dubbio, la presa in giro più grande attualmente è il tanto sbandierato aumento del numero delle Commissioni territoriali, costato al governo 2 milioni di euro (più di 200 mila euro per ciascuna nuova commissione). Il raddoppio ad oggi appare un flop, servito soltanto a spartire qualche gettone di presenza in più ai membri delle Commissioni (90 euro a seduta fanno gola a tanti).La Commissione di Palermo arranca perché i membri nuovi (specialmente quelli delle forze dell’ordine) sono impreparati, sia dal punto di vista della conoscenza del fenomeno sia dal punto di vista tecnologico (uso di computer e programmi utili per il lavoro in commissione), con il risultato che con la sua istituzione i tempi di attesa non sono cambiati. Le cose non vanno meglio ad Enna e ad Agrigento dove ancora non si è partiti (la nuova commissione deve ancora formarsi) e a Trapani dove i tempi medi di attesa sono sempre 18mesi circa. Anche qui, secondo la prefettura, i primi risultati dell’istituzione delle nuove commissioni si vedranno non prima di sei mesi/un anno!I richiedenti asilo, dopo la commissione, attendono l’esito. Ed è in questo campo che il governo sta raccogliendo i frutti del controllo di cui parlavano in precedenza: i dinieghi sono in aumento e con questi aumentano anche i giorni di permanenza dei richiedenti asilo nei centri di accoglienza con un aumento di spesa pubblica!I dati parlano chiaro: i dinieghi in Sicilia si attestano al 50% delle domande di asilo per migranti provenienti da Gambia, Nigeria, Mali, Bangladesh e Pakistan, con dei picchi in alcune province del 60-70%. Questo incide sul numero di ricorsi presentati e per fortuna vinti in molti casi. Ma a quale costo? Il prezzo da pagare è altissimo, ma è il nostro sistema: da una parte facciamo finta di accogliere (perché conviene a tantissimi) e dall’altra attraverso un viaggio dantesco creiamo tanti invisibili che non hanno alcun diritto, diventano sfruttabili in tanti ambiti, dal lavoro ai trafficanti o alla malavita. Qualcuno ormai ha capito e non è più disposto a farsi prendere in giro e vuole andar via dall’Italia, come Patrick, che da tre anni vive nel purgatorio delle nostre leggi e della nostra ipocrisia, per la gioia di Salvini & Co!

Alberto Biondo
Borderline Sicilia Onlus