17 gennaio 2016

Le porte girevoli della Fortezza Europa

L’immagine che mi viene spesso in mente in questo periodo è quella di una porta girevole di un albergo dove i bambini per gioco girano senza fermarsi, e quando escono da questo giro vorticoso sono al punto di partenza, ma con la testa che gira.

Per i migranti è la stessa cosa ma con conseguenze drammatiche: nel momento in cui vengono salvati da un mercantile, da una nave militare, da una nave di volontari, i migranti entrano in questa porta girevole, ma nel momento in cui toccano terra in Italia cominciano a capire che non è un gioco e che la porta li rimetterà al punto iniziale, ed in modo peggiore.

In questa ultima settimana sono arrivati in Sicilia più di 1000 migranti in diversi sbarchi avvenuti a Lampedusa, Augusta e Catania. La situazione iniziale in questo momento è di assoluta mancanza di attenzione per le persone, e di assoluta sottomissione a scelte politiche europee che le istituzioni mettono in atto con prassi illegali e disumane.

Il mare intanto continua a inghiottire esseri umani che noi da bravi europei sacrifichiamo senza più versare una lacrima, ultimo in ordine di tempo un migrante arrivato morto a Catania nello sbarco di ieri. Non ci fanno più indignare neanche le notizie che ci giungono dalle coste greche e turche insieme alle immagini di bambini che continuano a morire anche di freddo e di stenti.

Le prassi illegali vengono attuate nei porti e negli hotspot in cui i migranti vengono identificati sulla base della sola nazionalità, senza nessuna informativa legale e con dei questionari spesso giù precompilati che vengono fatti firmare. Aggiungiamo che la scarsa presenza delle organizzazioni umanitarie, fa sì che i funzionari delle questure e di Frontex abbiano libertà di azione, agiscano indisturbati ed emettano decreti di respingimento differito. Ciò accade sia negli hotspot ufficialmente istituiti come Lampedusa e Trapani, che in quelli che lo diventeranno tra poco come Pozzallo.

La giornata di ieri ha registrato il primo arrivo di quest’anno al porto di Catania: a bordo della nave Dattilo della Guardia Costiera sono arrivate 245 persone di cui 22 donne, un minore accompagnato, 58 minori non accompagnati. A bordo anche un cadavere. Le nazionalità presenti: Costa d’Avorio, Senegal, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Etiopia, Ghana, Gambia, Camerun, Nigeria, Mali, Liberia, Marocco, Eritrea. Dalle notizie che abbiamo sono stati trasferiti tutti in Puglia e nel CARA di Mineo, tranne 17 marocchini che hanno ricevuto un decreto di respingimento differito.

A Lampedusa, anche l’altro ieri più, di 50 decreti di respingimento sono stati notificati ai migranti arrivati l’11 gennaio sull’isola, sulla quale sono ancora presenti i circa 200 eritrei in protesta perché non hanno voluto dare le impronte digitali.

Alla prassi illegale basata su un documento privo di base giuridica come la road map, segue la prassi disumana di lasciare i migranti per strada senza nessuna indicazione e con l’ordine di raggiungere Roma Fiumicino per tornare nel proprio paese entro sette giorni. Prassi disumana che conta da ottobre ad oggi più di 300 provvedimenti di respingimento emanati solo dalla Questura di Agrigento. Si tratta di una cifra sottostimata in quanto comprende solo quelli di cui abbiamo contezza perché in un modo o nell’altro li abbiamo rintracciati sul territorio.

Più di 50 degli ultimi migranti respinti hanno dormito ad Aragona dove la polizia li ha lasciati. Aragona è un piccolo paese distante anche dalla stazione di Agrigento. La disumanità si legge anche in questi gesti, oltre che nelle parole di qualche funzionario: “Anzi neanche ci dovevano venire qui”. Ad Aragona per fortuna alcune persone si sono attivate volontariamente per non farli morire di freddo e fargli mangiare qualcosa. Ieri mattina presto i migranti si sono messi in moto per raggiungere la stazione di Agrigento, molti per continuare il viaggio. Per la notte di ieri una parrocchia attivata dalla Caritas e dai laici comboniani di Agrigento ha ospitato trenta persone. Un funzionario della Questura di Agrigento, tramite un operatore dell’Unhcr ha fatto sapere che per le richieste di protezione internazionale bisognerà aspettare lunedì. Oltre ai volontari che stanno cercando in queste ore di prendersi cura dei migranti, si sono attivati anche degli avvocati per la presentazione dei ricorsi.

Lo scopo che vuole raggiungere il sistema è quello di annientare le persone, violentarle psicologicamente fino allo stremo e farle arrendere al volere della Fortezza Europa. Il 14 gennaio presso la Questura di Catania alcune associazioni di tutela dei diritti dei migranti hanno incontrato dei funzionari dell’agenzia Frontex , che da luglio ha una sede operativa nella città etnea. L’incontro ha confermato tutte le preoccupazioni rispetto alle criticità che insieme alle altre associazioni denunciamo da mesi, relativamente al sistema hotspot, ai respingimenti differiti, ai trattenimenti illegittimi, alla mancanza di base giuridica di tali prassi.

Un elemento emerso chiaramente dall’incontro è la volontà di procedere al prelievo forzato delle impronte.

Al riguardo basta osservare quanto sta avvenendo nella vicenda dei duecento eritrei che a Lampedusa da due mesi si rifiutano di farsi prendere le impronte. I sette ragazzi che sono stati individuati dalle forze dell’ordine come i capi della protesta, sono stati fatti salire (non proprio volontariamente) su un traghetto per Porto Empedocle e da lì portati al nuovo hotspot di MIlo, in cui i ragazzi hanno continuato la protesta per una giornata. Ma dopo, in un modo o nell’altro, hanno dato le impronte e sono stati trasferiti a Salemi in un CAS, per finire trasferiti all’HUB di Villa Sikania. Al punto di partenza della porta girevole, ma con le impronte prese e con un progetto migratorio non più attuabile.

Non sappiamo quali metodi siano stati usati per il prelievo delle impronte, ma è certo che ci sia stata una violenza psicologica. Una lezione esemplare a chi ha guidato la protesta, al fine di demolire ogni resistenza e mandare un segnale a chi ancora a Lampedusa non rilascia le impronte: “Anche i vostri capi hanno ceduto”.

Ma l’abbandono e le pratiche illegittime si perpetrano anche in altre istituzioni che hanno a che fare con i migranti, istituzioni che si muovono ostacolando anche il lavoro di tanti operatori e operatrici, creando situazioni che portano un’amica a scrivere queste parole: “la fatica di stare nel NON SENSO dei sistemi istituzionali, ultimamente mi riporta ad un’immagine di una barca in balìa dell’umore del mediterraneo… non decifrabile. … le leggi oltre ad essere bigotte e assurde, io aggiungerei contraddittorie, stupratrici dell’anima dei soggetti vulnerabili, senza pietà e senza se, razziste. Tutto questo purtroppo è LEGALIZZATO!! E poi ci scandalizziamo e ci sorprendiamo che i richiedenti, scappano appena arrivati, senza far doccia o mangiare, ovviamente è sempre colpa dei trafficanti… per oggi abbiamo questa scusa voglio vedere se domani cosa ci inventeremo”

Alberto Biondo

Borderline Sicilia Onlus