14 giugno 2017

Le morti che aiutano ad accaparrare voti

È appena trascorsa la domenica dei seggi elettorali e le notizie che fanno veramente rumore sono messe sotto una campana di vetro per nasconderle ai più. Anche oggi, come ormai da anni, si contano numerose morti in mare, e si assiste alla consegna alla guardia costiera libica di più di 500 persone, tra cui moltissimi bambini, persino siriani, proprio quelle persone che fino a qualche mese fa venivano acclamate al loro ingresso nelle città tedesche o italiane, attraverso le quote della relocation o i corridoi umanitari

L’hotspot di Contrada Imbriacola, a Lampedusa

Il nostro mare sputa, come se fosse saturo, uomini e donne sulle spiagge libiche. L’Italia prende accordi, in violazione del diritto di asilo, per riportare i migranti in Libia. Chi riesce a superare le tante insidie naturali, non può comunque metter piede in Italia. Non è stato così per le persone sbarcate lunedì 12 giugno a Lampedusa e a Palermo. Due realtà completamente diverse, ma accomunate da un destino simile: cittadini accoglienti e istituzioni che non sanno che pesci prendere.

 

Ultimi arrivi a Palermo

A Palermo – dove ci sono persone ospitate dalla Caritas in totale emergenza da più di 15 giorni – la Prefettura non ha un piano di collocamento perché il governo ha bloccato i trasferimenti di 500 migranti. Per ovviare a questo “inconveniente” la Prefettura ha deciso di accelerare l’apertura delle strutture vincitrici del nuovo bando di assegnazione della gestione delle strutture di accoglienza e i trasferimenti saranno avviati nei prossimi giorni per liberare le strutture emergenziali. Alcuni sono stati collocati nei centri montani noti per la loro posizione di isolamento e dai quali normalmente i migranti si allontanano, perdendo il loro diritto nel sistema nazionale di accoglienza, e andando ad rimpinguare il plotone di persone ospitate transitoriamente nel centro della missione “Speranza e Carità” (quella di Biagio Conte, per intenderci), che conta più di 850 presenze.

I disagi e la confusione creano sempre più invisibili e questa è una conseguenza o una scelta precisa in un sistema interessato a creare occasioni di sfruttamento.

All’esercito degli invisibili si uniranno quei minori che si allontaneranno dai centri siciliani, alla ricerca di miglior fortuna visto che la loro vita è continuamente bloccata da una burocrazia infinita e piena di nodi, così come i mariti e i figli separati dalle loro mogli o madri all’ultimo sbarco di Palermo, per ricongiungersi ai propri cari visto che le prefetture e le questure non riescono a garantire l’unità familiare.

Seguiranno i respinti abbandonati per strada con un foglio di via, che ripareranno nelle stazioni, anche domani e nei giorni a seguire lo sbarco.

Lampedusa: nordafricani in fila per il rimpatrio

L’aria che si respira a Lampedusa

Sull’isola – già a giugno presa d’assalto dai turisti – si organizzano voli periodici di rimpatrio di egiziani, nigeriani e tunisini, tramite Palermo o Roma. Gli ultimi in ordine cronologico hanno interessato 19 egiziani, 15 giorni fa, e 20 tunisini, la scorsa settimana. Ciascun migrante è stato ammanettato e scortato da almeno due agenti ed è stato fatto salire su un volo della compagnia Smartwings.

A proposito di hotspot, nonostante a Lampedusa sia cambiato l’ente gestore, la situazione sembra addirittura peggiorata. La scorsa settimana le persone giravano per le strade del centro urbano con indosso i pigiami perché erano finite le scorte di vestiti, le coperte sembravano essere insufficienti e i migranti erano costretti a dormire fuori dalle camerate per insufficienza di posti letto. L’ennesima toppa nel sistema che pare un colabrodo, l’hanno messa la parrocchia insieme al forum solidale Lampedusa. Come a Palermo, anche nelle altre città, sono i volontari e gli attivisti che evitano che si vada di male in peggio.

Lampedusa: migranti in manette salgono sull’aereo per essere rimpatriati

Trattamenti disumani per i vivi e per i morti: conseguenze inevitabili di un’accoglienza improvvisata

Anche per i morti in mare il sistema di accoglienza in Sicilia è ben lontano dal garantire rispetto e dignità: le quattro salme dei ragazzi eritrei uccisi il 16 gennaio 2017 sono rimaste chiuse in una cella frigorifero mal funzionante, per essere seppellite nel cimitero di Valderice (TP) ben 5 mesi dopo il loro recupero a mare.

Valderice (TP): la sepoltura di uno dei ragazzi eritrei morti in mare il 16 gennaio

Intanto domani continueranno gli sbarchi e ce ne saranno di nuovi, dove altre mamme chiederanno informazioni di qualche figlio mai arrivato o ucciso nel deserto. Cosa potremmo loro raccontare se non dei risultati delle elezioni o di qualche partita di calcio, dato che di questo parlano e scrivono i giornalisti per distogliere il nostro sguardo dagli omicidi quotidiani?

Alberto Biondo 

Borderline Sicilia Onlus