10 maggio 2016

Lampedusa: la protesta non si arresta

Le ultime notizie da Lampedusa non sono confortanti dato che i
manifestanti, circa sessanta, che da 4 giorni non si muovono dal piazzale antistante la parrocchia di San Gerlando, dormono all’addiaccio, senza che
nessuno intervenga. Le forze dell’ordine continuano a presidiare la piazza del
paese, in paziente attesa di un cedimento da parte dei migranti.I manifestanti,
sono sostenuto dai Lampedusani che ogni giorno offrono loro viveri e
solidarietà e da alcuni attivisti che hanno fornito coperte termiche e altri
beni di conforto per aiutarli a passare la notte sentendosi meno abbandonati.

Fra le persone scese in piazza a manifestare il proprio dolore e
la propria determinazione a voler rimanere cittadini liberi ci sono uomini,
minori e donne (una anche in stato di gravidanza) contro un sistema miope e
sordo alle grida di morte e dolore. Fra loro ci sono migranti che hanno parenti
in altri stati europei che sognano di raggiungere Lampedusa per incontrare, abbracciare
il proprio congiunto scampato alla morte in mare.Alcuni di loro sono sull’isola da 4 mesi. Tutti lamentano di non aver ricevuto alcuna informativa sul sistema di asilo italiano, né tantomeno sulla loro condizione, all’interno dell’hotspot del’isola ma di essere stati sollecitati in ogni modo a rilasciare le proprie impronte digitali ed è stato detto loro che dovranno necessariamente fare domanda di asilo in Italia.

La promessa che sarebbero stati trasferiti nella giornata di ieri,
ricevuta nei giorni scorsi, non è stata mantenuta. Eppure sono state trasferite
circa 150 persone, riducendo il numero di presenze all’interno dell’hotspot di
Lampedusa a 450. E a quanto pare nei prossimi due giorni le navi traghetto non
partiranno per la Sicilia a causa delle condizioni meteo avverse. Si prospetta
così una situazione immutabile pet le prossime 48 ore nelle quali i migranti
dovranno decidere se continuare a manifestare o rientrare al centro.

Intanto dall’interno dell’hotspot ci arrivano notizie
agghiaccianti: il trattamento riservato a chi si rifiuta di fornire le impronte
digitali, non appena arrivato sull’isola, sarebbe quello di essere costretto a
dormire nel cortile del centro, all’aperto. Una forma di intimidazione bella e
buona che (secondo una testimonianza indiretta) poche sere fa avrebbe anche
coinvolto una ragazza in avanzato stato di gravidanza. Se la notizia fosse
vera, saremmo di fronte all’ennesima violenza, e Lampedusa si confermerebbe teatro
di gravissime violazioni di diritti umani.

La protesta continua, grazie al coraggio e alla capacità di
esprimere la propria sofferenza in modo composto e dignitoso da parte dei
manifestanti che da pochi minuti si sono spostati dalla zona antistante la
chiesa del paese, per evitare di alimentare l’insofferenza di alcuni isolani (si dice una protesta della Lega Nord!),
stanchi di vedere giornalisti sull’isola che raccontano di storie migranti e
non della bellezza di quella terra. Un cane che si morde la coda!

Alberto Biondo

Borderline Sicilia Onlus