4 marzo 2016

L’ambiguità dell’accoglienza governativa ad Enna

Durante le visite effettuate a partire da marzo 2015 nei centri di accoglienza straordinaria nella provincia di Enna, abbiamo sempre avuto difficoltà a capire su che tipo di affidamento si regga il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in provincia.

Infatti, tutti i gestori che abbiamo incontrato durante le nostre visite nei centri di accoglienza straordinaria, ci hanno riferito di operare sulla base di una convenzione di affidamento diretto con la Prefettura, in attesa dell’applicazione del bando.

Il bando di affidamento in questione risale a dicembre 2014 e fa riferimento ad un periodo che va dall’1 luglio 2015 al 31 dicembre 2015, ma è scaduto ben due mesi fa, senza mai trovare applicazione. La motivazione di questo dilungamento dei tempi, da quanto riferitoci dai gestori, sarebbe riconducibile alle tempistiche per gli accertamenti relativi all’adeguatezza delle strutture di accoglienza approvate nella graduatoria. A distanza di 14 mesi si potrebbe dire però, che l’ammirabile accortezza dell’ufficio territoriale governativo di Enna è forse sfociata in un eccesso di zelo, tenuto conto che i centri sono soltanto 11.

Ed è così che, a tutt’oggi, il sistema di accoglienza di questa provincia si regge sulla proroga di una vecchia convenzione del 2014 e, nel frattempo, in tutte le strutture della provincia che abbiamo avuto modo di visitare si registra un numero di ospiti inferiore alla capienza delle strutture.

Intanto, alcuni comuni della provincia sono interessati da preoccupanti mobilitazioni di comitati che si oppongono alla presenza di migranti in città.

In particolare a Piazza Armerina, sono in atto da tempo proteste di cittadini contrari all’accoglienza di migranti in una palazzina sita in una zona residenziale, nella quale sarebbe previsto dal bando l’inserimento di 80 migranti. La protesta più recente risale a gennaio.

Come è oramai noto, la concentrazione di alti numeri in un unico edificio, soprattutto nelle realtà di piccoli centri urbani, non facilita l’integrazione e l’inclusione sociale dei migranti. Al contrario, se tale tipo di inserimento non è accompagnato da un’attività di informazione, coinvolgimento e sensibilizzazione della cittadinanza, con grande probabilità andrà invece ad alimentare timori e risentimenti nei cittadini. Quindi, se da una parte tale resistenza degli abitanti di Piazza Armerina può essere comprensibile, dall’altra risulta molto preoccupante, a causa dei i toni xenofobi che caratterizzano sempre più spesso le proteste e gli atteggiamenti di alcuni di loro.

Rispetto il contesto di accoglienza nell’ennese è bene ricordare anche il grave disagio per la lunga attesa dell’audizione con la Commissione territoriale, che per molti dei richiedenti asilo ospitati in questa provincia si è protratta fino ai 18 mesi . La maggior parte di loro è stata trasferita qui dopo aver trascorso diversi mesi in centri di accoglienza localizzati in altre province siciliane. Ciò ha comportato un prolungamento dei tempi dovuto al cambiamento della Commissione Territoriale di competenza, nonché dal ritardo con cui è entrata in funzione la commissione di Enna-sezione di Catania (inaugurata a marzo 2015, ma diventata operativa soltanto a maggio inoltrato).

Tale penalizzazione è stata ulteriormente aggravata dal fatto che anche il lavoro di questa Commissione Territoriale sembra essere caratterizzato da un elevatissimo numero di dinieghi alle domande di protezione su base di motivazioni generiche e, spesso, fondate su pregiudizi legati ai paesi di provenienza dei richiedenti asilo, anziché sulle loro storie individuali. Questo modus operandi si presenta perfettamente in linea con quello di molte altre Commissioni Territoriali, i cui provvedimenti di diniego alla domanda di protezione vengono, in un alta percentuale, ribaltati dalle decisioni dei Tribunali ordinari.

Giovanna Vaccaro

Borderline Sicilia Onlus