12 settembre 2015

La sanità catanese anticipa i protocolli europei

Il progetto pilota “Diagnosi in banchina” presentato all’Ospedale Garibaldi-Centro di Catania porta la sanità catanese fino al Porto de capoluogo per una profilassi sanitaria degli sbarchi senza precedenti e che sarà emulata

di Marco Spampinato. SottoIlVulcano.net – Succede, a volte, che da una felice intuizione si riesca a coprire una reale necessità. Quando questo accade in una città come Catania, anticipando una procedura che, auspicabilmente, sarà adottata anche da altri porti marittimi impegnati nell’accoglienza degli enormi flussi migratori di questi anni diventa ancora più importante descrivere l’attività in cronaca.

In anticipo sul resto d’Italia e del Continente europeo, difatti, ieri mattina nella Sala Dusmet del presidio ospedaliero. Garibaldi-Centro, si è tenuta la presentazione del progetto “Diagnosi in banchina”, una attività che è verra svolta con l’obiettivo della gestione della profilassi sanitaria degli sbarchi.

La procedura, concepita per la prima volta al mondo a Catania e che nella città etnea vede uno dei principali teatri di attuazione, verrà svolta grazie all’efficiente coordinamento e collaborazione tra le Istituzioni competenti, quali l’Arnas Garibaldi, la Prefettura, la Croce Rossa Italiana, l’Ufficio di sanità marittima e di frontiera del Ministero della salute nonché l’azienda sanitaria provinciale.

L’iniziativa, esposta e approfondita il 9 settebre 2015, dagli attori coinvolti, ha registrato gli interventi del Prefetto di Catania Maria Guia Federico, del vicesindaco di Catania Marco Consoli, del direttore dell’Usmaf di Catania Mario Germagnoli, del responsabile delle emergenze sanitarie per il Ministero della Salute Claudio Pulvirenti, del direttore generale dell’Asp etneo Giuseppe Giammanco e del direttore generale dell’Arnas Garibaldi Giorgio Santonocito.

Il fenomeno recente degli eventi migratori in entrata da Paesi in via di sviluppo o da aree sede di conflitti bellici ha comportato inevitabili conseguenze sul piano sanitario. E’ sciocco sottovalutarne i rischi come, troppo spesso, si è fatto finora sulla Stampa italiana o nei superficiali e generalisti commenti troppo spesso notati nei social network. Ecco perché la tempistica della diagnosi delle malattie infettive assume un aspetto fondamentale, fin dal momento dello sbarco, tramite l’immediato intervento del personale medico e infermieristico sulla banchina del porto di Catania, attraverso visite di carattere generale e la somministrazione di uno specifico questionario composto da quesiti epidemiologici e clinici, al fine di individuare lo stato di salute dei migranti e, nell’eventualità, attivare la macchina dei soccorsi.

“Il migrante che arriva in banchina dagli sbarchi – spiega Giorgio Santonocito – non sa di avere la tubercolosi o non lo dichiara, così diventa una minaccia per se stesso e soprattutto per chi gli sta intorno. Pensate a cosa succederebbe se questo paziente entrasse al pronto soccorso senza che si sappia che è portatore di Tbc, o se salisse sull’autobus per raggiungere i centri di raccolta, con persone e bambini a rischio infezione”.

“Diagnosi in banchina” è un progetto pilota unico al mondo, studiato dal professore Bruno Cacopardo, infettivologo in servizio all’ospedale Garibaldi di Nesima, e dalla dottoressa Diana Cinà, direttore del reparto di Patologia clinica del Garibaldi-Centro, in stretta collaborazione con l’Usmaf. La proposta ha riscosso molta attenzione a livello ministeriale, europeo e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità vedendo così, in poco tempo dal suo concepimento, la materiale attuazione.

“Sulla banchina – ha continuato Claudio Pulvirenti – verrà somministrato un test ai migranti per capire se sono esposti a rischio. Alla presenza di febbre e di una serie di altri parametri, entra in gioco il Garibaldi, tramite un sistema di diagnosi rapidissimo, per valutare l’effettiva esistenza del rischio che il soggetto sia portatore di Tbc o di alte patologie infettive”.

Una procedura ormai consolidata a Catania, quella della gestione dei flussi migratori, tanto da ritenersi giunta a livelli ottimali di funzionamento, come rilevato da tutti i presenti all’incontro. “Grazie alla collaborazione tecnica e istituzionale delle parti – osserva il Prefetto Maria Guia Federico – la città ha raggiunto alti parametri di efficienza per quello che non rappresenta più uno stato di emergenza, bensì una condizione migratoria ormai endemica e consolidata”.

Evidente soddisfazione e personale orgoglio è stato manifestato dal vicesindaco del capoluogo etneo Marco Consoli: “Catania ha dimostrato di essere una città modello per l’Italia e per l’Europa nella gestione di flussi migratori e di problematiche sociali, non solo nell’opera di salvataggio, ma anche nella tutela della salute dei migranti e dei cittadini catanesi. Un’iniziativa che ha attirato l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e che potrebbe replicarsi in altre zone calde del Mediterraneo coinvolte negli sbarchi”.