20 giugno 2013

La quiete prima della tempesta? Una visita a Salinagrande

E’ questa una delle domande che ci poniamo dopo la visita al CARA di Salinagrande…..Sì perché in questo momento la situazione è abbastanza tranquilla, gli ospiti che abbiamo incontrato non hanno grosse lamentele in merito all’accoglienza, anzi molti si dicono felici della situazione attuale, perché i rapporti con la direzione e con le forze dell’ordine sono “normali”, anzi a detta degli ospiti migranti gli operatori si adoperano per agevolare la presentazione di documenti per le audizioni e in caso di diniego, anche per i ricorsi.

Ovviamente questa situazione, si spera duratura, è figlia si di un’attenzione maggiore da parte dell’ente gestore ma anche dei numeri del CARA; oggi a Salinagrande ci sono 260 richiedenti asilo per la quasi totalità uomini (soltanto 5 donne) e non ci sono nuclei familiari e minori, molti provengono dalla Guinea, dal Mali, dal Pakistan e dal Bangladesh.

Abbiamo avuto anche l’opportunità di parlare con alcuni operatori del CARA, che ci hanno confermato che la situazione è buona tanto che l’ente gestore sta approfittando del momento per fare lavori di sistemazione degli spazi per agevolare gli ospiti a mantenere le proprie tradizioni culinarie (per esempio), in modo sicuro.

Infatti, fino ad ora i migranti che volevano cucinare qualcosa di diverso dal menù del centro erano costretti a cercare un fornello elettrico di fortuna e cucinare dentro la propria stanza, in condizioni di sicurezza quindi molto basse; per ovviare si sta adibendo una stanza con fornelli in cui sarà presente un operatore (per verificare controllare che tutto proceda per il meglio.)

Ai richiedenti asilo, che hanno famiglia in Italia, è data la possibilità di tornare a casa per stare con la famiglia e magari continuare a lavorare, per essere convocati per l’audizione.

Il lavoro resta il problema primario dei migranti che ricevono i documenti e da questo punto di visto resta una criticità; pochi pochissimi trovano un lavoro e molti sono costretti a lavorare in agricoltura nella provincia di Trapani per pochi euro.

Altra criticità presente nel centro è la mancanza di posti idonei per chi ha problemi di salute; abbiamo appreso dagli operatori che ci sono ospiti con problemi cardiologici e addirittura c’è un dialitico cronico di cui la croce rossa si prende cura, ma ovviamente il CARA non è la soluzione idonea, o almeno si dovrebbero trovare spazi idonei per i malati cronici che (come nel caso riscontrato) non possono neanche sperare di entrare in un progetto SPRAR.

Questo ci è stato confermato anche dalla direttrice del servizio nazionale SPRAR dott.ssa Di Capua (incontrata a Palermo in occasione di un incontro sui rifugiati) che ha evidenziato che in casi di patologie croniche o disagi mentali di una certa gravità non possono accedere alla protezione per richiedenti asilo.

Ad oggi ancora non si è trovata una soluzione ideale per chi oltre ad essere rifugiato è anche ammalato, non ci sono le strutture e se ci sono troppo limitate nel numero rispetto all’esigenza reale e uno stato che si definisce civile deve adoperarsi per fronteggiare questo bisogno.

Durante l’incontro con la dottoressa Di Capua abbiamo appreso che ci sono più di 100 minori in questo periodo a Lampedusa che saranno spostati (tra oggi e domani) celermente mentre si attendono di liberare i CARA per far posto ai migranti sbarcati a Lampedusa.

Infatti, il ministero dell’interno dopo aver aumentato i posti SPRAR a dicembre 2012 di 702 unità, ha creato altri 800 posti a fine maggio 2013 proprio per non “ingolfare” Lampedusa, e per questo motivo sempre tra oggi e domani 280 migranti giunti a Lampedusa nell’ultimo periodo saranno spostati direttamente negli SPRAR, mentre altri 80 migranti dal CARA di Mineo saranno trasferiti per far posto ai migranti ancora a Lampedusa.

Da ciò si evincono due problematicità:

Per prima cosa l’assegnazione casuale dei posti SPRAR (confermato anche dagli operatori del CARA che ci hanno comunicato che gli ultimi arrivati sono i più “fortunati” per via della disponibilità e della necessità di far posto nel CARA per “liberare” Lampedusa) che resta sempre emergenziale, non c’è una programmazione seria nonostante le richieste da parte della stessa direttrice del servizio SPRAR al ministero per organizzare per tempo un programma di accoglienza degno di questo nome.

Infine abbiamo riscontrato che nessuno s’interessa dei casi “Dublino” che saranno rispediti in Italia o almeno non c’è un programma pronto. Abbiamo appreso che i posti del progetto SPRAR finanziati dal ministero dell’interno per il prossimo triennio 2014-2016 saranno 5 mila e facendo due conti matematici semplici a oggi almeno 4500 sono già occupati e quindi la soluzione per i casi Dublino non potrà essere lo SPRAR e quindi …… dove andranno? Come sarà gestito questo ritorno? Saranno rinchiusi dentro qualche centro?

A queste domande ancora non abbiamo una risposta, sperando di avere un progetto/programma dignitoso al più presto anche per questi fratelli e sorelle!

Alberto Biondo per Borderline Sicilia

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