1 marzo 2017

La nuova tensostruttura al porto di Palermo

Sabato scorso la nave norvegese di Frontex “Siem Pilot” è approdata a Palermo portando con sé un carico di 1000 migranti. Utilizziamo questo termine perché le persone sono state trattate proprio come delle merci. Pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione da una volontaria che per la prima volta è stata al porto.


La Siem Pilot al porto di Palermo

“Gentili membri della redazione del blog siciliamigranti, vi scrivo per condividere con voi la rabbia che continuo a provare dopo lo sbarco di migranti avvenuto sabato 25 febbraio alle ore 8 a Palermo. Sono una operatrice legale e mi rivolgo a voi perché leggo con piacere il vostro blog che dà spesso voce alle persone che vi seguono. Inoltre sono sicura che nessun giornale pubblicherebbe queste mie riflessioni.La consapevolezza nasce dal fatto che nessun giornale, tv o altro mezzo d’informazione ha raccontato quello che è avvenuto a Palermo in occasione dell’ultimo sbarco, in quanto tutti si sono focalizzati soltanto sulla nascita della bimba sulla nave norvegese.

Nessuno ha raccontato le fasi confuse in cui i militari della Siem Pilot non hanno consegnato alle persone i beni personali come telefoni, occhiali, documenti, che gli erano stati tolti bordo. Soltanto l’intervento dei volontari ha permesso a qualche donna di riavere indietro i propri beni.Si tratta chiaramente di un abuso, visto che non è stato redatto alcun verbale di sequestro. Potremmo forse definirlo furto, compiuto sulle pelle di persone che spesso sono costrette a subire questi soprusi non solo in Libia ma anche nella civile Europa.

Ancora più vergognoso e disumano è stato smembrare intere famiglie, separare i bimbi piccoli dalle madri.È stato agghiacciante assistere alla scena di diversi volontari che tenevano in braccio bambini piccoli in lacrime in attesa che i genitori scendessero dalle navi. Ho chiesto spiegazioni ad altri volontari e mi hanno detto che era la prima volta che accadeva una cosa simile. Solo il lavoro certosino di alcuni operatori attenti ha permesso di riunire le famiglie, anche se non tutte. Infatti questa divisione dei nuclei operata dal capitano della Siem Pilot, ha messo in seria difficoltà le autorità, che hanno commesso diversi errori: una signora è stata portata in una regione, mentre la figlia in un’altra.

Alle pressioni degli operatori di Unhcr e Oim, i responsabili della questura hanno risposto allargando le braccia e affermando che “tanto poi si rivedono”. Mi chiedo se i funzionari avrebbero usato le stesse parole disumane e superficiali, se a vivere il distacco, dopo aver attraversato il deserto, la Libia e il mare, fosse stata la propria figlia. Anche l’atteggiamento degli agenti di Frontex è stato disumano. Noi non riuscivamo a fare il nostro lavoro di distribuzione cibo, vestiti e scarpe, perché erano lì come avvoltoi a chiedere in modo ossessivo notizie ai migranti nudi, scalzi, infreddoliti e affamati.


La prima notte sulla banchina del molo

Un operatore della Caritas è intervenuto chiedendo a più riprese a questi agenti di allontanarsi e farci lavorare, anche perché loro hanno tutto il tempo e la possibilità di svolgere il proprio lavoro in un’area per la preidentificazione accanto alla postazione della questura.

Ancora più rabbia ho provato quando ho visto scendere dalla nave un plotone di militari (polizia, guardia di finanza e Frontex) con circa 15/20 persone, per lo più nord africane, portate in un settore del molo più riservato. Ho chiesto informazioni ad altri volontari e mi hanno detto che quelli erano i presunti scafisti e che quella parte di molo si sarebbe riempita ulteriormente con l’individuazione di testimoni. Mi hanno spiegato che le dinamiche di scelta di questi presunti scafisti è molto lasciata al caso e che spesso le persone vengono usate per scopi investigativi e poi abbandonate sul territorio. I presunti scafisti vengono sbattuti in prima pagina come mostri per alimentare una propaganda securitaria che ha bisogno di capri espiatori.Dubito che queste persone siano legate alle organizzazioni criminali.

C’erano molti bambini tra le persone sbarcate, ma per reperire latte per neonati e pannolini, noi volontari abbiamo dovuto fare una colletta, perché nessuno, dal Comune alla Croce Rossa, ne disponeva.Un volontario della Caritas ha più volte chiesto invano all’assessore Ciulla il latte, ma mi hanno detto che non è la prima volta che succede. Anche il responsabile dell’Asp ha fatto spallucce. Quello che fa più rabbia è che però tutti vogliono farsi la foto con la bimba nata sulla nave, vergognosa ipocrisia. Infine, più di 300 persone sono state ammassate in una tensostruttura che non era ancora pronta per essere utilizzata. Hanno dormito a terra accalcati l’uno sull’altro, non separando nemmeno chi aveva la scabbia da tutti gli altri. Mi chiedo perché, nonostante ci fosse stato tutto il tempo per farlo, il Comune e la Prefettura non abbiano provveduto ad ultimare la tensostruttura in modo da ospitare in modo, quanto meno dignitoso, tutte queste persone. Ho provato profonda vergogna nel vedere ammassati come nei lager uomini, donne e bambini.

Soltanto a seguito delle lamentele di alcuni volontari chi aveva la scabbia è stato separato dagli altri e le donne e i bambini sono stati fatti partire il prima possibile. Non capisco poi perché l’Asp e la Croce rossa, una volta finito lo sbarco vadano via, lasciando le persone abbandonate a loro stesse.

Penso che questa sia la mia ultima esperienza, perché vedere piangere i bambini, le donne in cerca dei figli e dei mariti è stata un’esperienza che non voglio più ripetere, di cui non voglio essere più complice.

Sicura della vostra attenzione, vi auguro di continuare a portare avanti il vostro lavoro di denuncia”.

Queste parole sono molto forti e sentite, e non possiamo non pubblicare la denuncia che fa la nostra lettrice di cui manteniamo l’anonimato, come richiestoci. Noi abbiamo costatato che su 995 persone arrivate, 500 sono rimaste a dormire tra la tensostruttura e il molo, come ormai capita a Palermo da tempo.

Le istituzioni dovrebbero organizzare un coordinamento che funzioni e che eviti il verificarsi di queste situazioni, offrendo un’accoglienza degna a chi arriva. Condividiamo le perplessità esposte dalla nostra lettrice e speriamo che qualcuno dia delle risposte. E ci auguriamo anche che i media raccontino quello che accade invece di fare finta di niente, magari per compiacere qualche politico.

E mentre le persone continuano a morire a causa delle disumane politiche migratorie, a Palermo anche l’accoglienza al porto diventa un problema: come inizio per la tensostruttura non c’è male.

Redazione Borderline Sicilia