24 luglio 2018

La guerra combattuta con le armi di distrazione di massa

Nell’era dei social network la politica si è spostata dalle piazze per prendere il sopravvento sul web e condizionare a colpi di arma di distrazione di massa i voti e soprattutto il pensiero e la percezione della realtà.
I migranti sono diventati il nemico che tutti devono sconfiggere con ogni mezzo, e nelle nostre città ci sono pestaggi, violenze, abusi, colpi di pistola, intimidazioni nei confronti dei neri, dei rom, di chi non rientra nei canoni etnici dettati dai nuovi fascisti.
Complementare a questo tipo di violenza è il tentativo di colpire chi si ribella, criminalizzando la solidarietà, gettando fango sulle persone e sulle organizzazioni che non vogliono abbandonare nessuno in strada o in mare, perchè i diritti e la libertà sono sacrosanti per tutti e tutte.

Ѐproprio attraverso questo mirato lavaggio del cervello che il governo riesce ad avere consensi nella decisione di chiudere i porti, prima alle ONG e poi anche alle navi militari, causando la morte di centinaia di persone.
Dal canto loro la maggior parte dei mezzi di informazione, anziché far emergere le continue contraddizioni, le bugie e svelare la propaganda che sta dietro ogni dichiarazione, non fanno altro che agevolare questo processo rincorrendo e dando eco ad ogni tweet o post su facebook di politici più simili ad adolescenti malati di bullismo che ad adulti all’altezza del ruolo che ricoprono.

Perché nei media si da più spazio a dichiarazioni di politici ignoranti che parlano di Libia anziché alle dichiarazioni di organismi internazionali che mettono nero su bianco che i centri libici ricordano i lager nazisti e che la Libia non può essere in alcun modo considerata un porto sicuro?

Perchè non si parla delle persone che arrivano, delle storie che vivono in Libia, perché si inseriscono soltanto in un trafiletto le dichiarazioni di questa o quella organizzazione internazionale che parla di condizioni delle persone come mai si erano viste prima?

I lager nazisti diventati musei per non fare accadere mai più quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale, non bastano a tenere viva la memoria in Europa ed a fare agire di conseguenza.
Le armi di distrazione di massa hanno raggiunto lo scopo, arrivando addirittura a considerare false le foto e i video di bambini e donne morti in mare. Il dato reale ha perso ogni valore e lo scollamento dalla realtà è totale.

Nella vicenda Vos Thalassa anziché denunciare le violazioni che si stavano mettendo in atto (tanto da richiedere l’intervento del Presidente della repubblica) si è preferito inventare la storia dei disordini a bordo rilanciando i tweet del ministro dell’interno che invocava le manette, scavalcando il ruolo e le funzioni dei magistrati. I due ragazzi in un primo momento erano stati portati all’hotspot di Trapani, e subito dopo invece sono stati presi di notte e portati in carcere, nel silenzio assoluto o quasi. In nessuna considerazione sono state tenute le parole del portavoce della ditta che controlla la Vos Thalassa, che ha detto apertamente che “Nessuna insurrezione a bordo, la situazione è stata ingigantita dai giornali, non c’è stato nessun ammutinamento e nessuno è stato pestato”.

Nel frattempo episodi criminali di razzismo passano sotto silenzio come la bimba rom a cui qualcuno a Roma ha sparato e che ora rischia la paralisi.
Chiedere alle tv e ai giornali di andare contro le direttive è troppo, ci rendiamo conto, ma nascondere la verità è altrettanto criminale, è un concorso di colpa. Le nostre politiche favoriscono i traffici e i trafficanti, e noi siamo in grado solo di mettere in prima pagina gli arresti dei presunti scafisti, che nella maggior parte dei casi non sono altro che migranti costretti a condurre le imbarcazioni. I trafficanti veri godono dell’immunità dei governi europei, a loro e alle milizie libiche abbiamo consegnato le chiavi dell’inferno per molte donne uomini e bambini. Gente senza scrupoli come i nostri politici.

flash mob della carovana “Abriendo Fronteras”

Soltanto nella settimana appena conclusa, si conta un numero altissimo di morti. Riusciamo a saperlo da giornalisti freelance che dall’Africa cercano di raccontare la verità e le poche ONG rimaste in mare sono gli unici baluardi della verità, testimoni scomodi da eliminare a tutti costi. Se non ci fosse stata l’Openarms in mare Josepha sarebbe morta insieme agli altri, e la verità sepolta in mezzo al mare. Invece la guardia costiera libica ha dovuto ammettere di avere lasciato a mare la mamma e il bimbo che erano a bordo dello stesso gommone di Josefa, della quale invece dicono di non essersi accorti. Ma queste ammissioni non hanno alcun peso in mezzo al frastuono di chi urla alla fake news, alle ong finanziate da Soros, all’invasione dell’Europa, e a tutte le idiozie di cui un giorno la storia presenterà il conto per questo periodo malato.

E le spese per mettere in scena questo teatro? Navi della marina e della guardia costiera che escono in mare per giorni e giorni senza fare nessun salvataggio ma solo per scortare e rifornire di cibo le navi che hanno migranti a bordo a cui il governo nega il porto, gettando nell’imbarazzo gli stessi militari che per obbedire agli ordini sono costretti a disattendere il principio sacro del salvataggio in mare. Soldi sperperati per montare le falsità che noi italiani pagheremo con qualche tassa che sarà imposta nel silenzio, che magari sarà fatta passare dando la colpa ai migranti.

Nessuno si chiede perché ultimamente da quando questo governo si è insediato gli sbarchi avvengono di notte. Perché nessun politico dell’opposizione, invece di avere crisi di nervi isteriche davanti le telecamere, non fa il proprio dovere, facendo mozioni e cercando la verità? E tutte le persone che arrivano nelle nostre coste? Ogni tanto viene data la notizia di un barchino che arriva, ma nessuno dice che dall’inizio dell’anno nella sola Lampedusa sono arrivati più di tremila tunisini, a cui vanno sommate tutte le persone che arrivano nelle coste trapanesi, del siracusano e ragusano. Persone che se vengono intercettate finiscono negli hotspot per poi essere messe in strada con un decreto di respingimento differito. Ma questo ovviamente non può essere detto, perché non può essere svelata l’ipocrisia del sistema che fabbrica irregolari che vanno ad ingrossare l’esercito di schiavi che lavorano sfruttati nelle campagne, per sopperire proprio alla mancanza cronica dei governi di trovare una soluzione al mercato del lavoro. Anche questo governo ha bisogno degli invisibili, e se arrivano di notte o senza che si faccia clamore è tutto di guadagnato per loro e per la loro propaganda.

Solo la scorsa settimana sono usciti dall’hotspot di Trapani più di 20 nordafricani, che hanno fatto tappa a Palermo per poi seguire altre mete. Intanto negli hotspot i tempi di permanenza (con conseguente erogazione di denaro) sono aumentati notevolmente anche in violazione delle normative vigenti.
Noi non ci arrenderemo a questa barbarie e sappiamo che come noi c’è un mondo che non vuole restare in silenzio. Anche per questo abbiamo accolto in Sicilia la carovana “Abriendo Fronteras”, un popolo che vuole abbattere le frontiere, aprire i porti e riportare verità, diritti, giustizia e umanità nelle agende della politica europea.

 

Alberto Biondo
Borderline Sicilia