26 giugno 2016

La Commissione parlamentare d’inchiesta boccia l’hotspot di Pozzallo: da ieri nuovi minori al suo interno

Il 23 giugno la Commissione parlamentare d’inchiesta sui migranti ha visitato l’hotspot di Pozzallo proseguendo i sopralluoghi delle strutture di accoglienza dedicateall’identificazione. L’ispezione haevidenziato una situazione critica e preoccupanteall’internodel centro: inadeguatezzadella struttura, problemi alla rete idrica, violazione della privacy e trattenimento prolungato di minori non accompagnati. Risultano effettuate con maggiore “attenzione” soltanto le procedure di identificazione, dato perfettamente in linea con la logica dell’approccio hotspot.

Dopo la visita nell’hotspot, Borderline Sicilia ha consegnato ad un senatore, membro della Commissione, gli esposti che nei giorni scorsi ha presentato presso il tribunale ordinario e a quello per i minorenni (nell’ambitodel progetto OPENEUROPE, congiuntamente con la sezione regionale dell’ASGI) per denunciare la permanenza prolungata di minori non accompagnati e le condizioniall’internodella struttura. La relazione della Commissione è chiara edarriverà in Parlamento a breve, intanto nulla cambiaall’internodell’hotspot.

Ieri infatti sono sbarcati a Pozzallo 456 migranti, tra cui 17 minori non accompagnati, maschi e femmine, rimastiall’internodell’hotspot insieme ai 60 ragazzi che già vi sono trattenuti da settimane,poiché i trasferimenti verso il centro ed il nord Italia hanno riguardato solo circa 300 adulti appena arrivati. Le violazioni e le condizioni inaccettabiliall’internodell’hotspot, denunciate questasettimana anche da Human Rights Watch, non solo continuano ma verosimilmente peggioreranno con l’ingresso di nuove persone e situazioni di sovraffollamento e promiscuità tra donne, uomini, minori ed adulti.

I migranti giunti ieri a bordo della nave Enterprise, battente bandiera inglese, provengono da Bangladesh, Ghana, Sudan, Senegal, Camerun, Nigeria ed Egitto. Sono stati recuperati da quattro diversi gommoni al largo delle coste libiche, in un mare che vede sempre meno navi impegnate nei soccorsi e dove si lascia alle imbarcazioni di organizzazioni private il compito di salvare vite in giorni in cui sono circa 5000 le persone arrivate. Le operazioni di sbarco hanno visto una presenza massiccia di Frontex, con almeno 25 membri in banchina, pronti ad intercettare i profughi appena arrivati insieme alla polizia; la ricerca dei testimoni e dei presunti scafisti è ancora l’obiettivo prioritario in queste situazioni, dove ai migranti non viene assolutamente data la possibilità di tranquillizzarsi né di trovare un momento di riposo prima dei controlli e delle indagini.

I primi veloci screening medici a bordo della nave vengono infatti seguiti da interviste, perquisizioni con metal detector, controllo degli effetti personali ed immediato trasferimento all’hotspot. In banchina mancano ancora i bagni chimici, mentre vengono distribuite ciabatte e un piccolo kit dalla Croce Rossa con carta igienica, disinfettante ed acqua. Alcune donne incinte, probabili vittime di violenze, sono trasferite immediatamente in ospedale; sono presenti operatori di OIM, UNHCR, Save The Children, Terres Des Hommes, Emergency e un team di MEDU con il compito di intercettare e garantire maggior tutela prima del trasferimento a soggetti vulnerabili. Testimoni e presunti scafisti vengono isolati e sorvegliati a vista dalla polizia: ci chiediamo chi ed in che modo li sta informando su quello che sta succedendo, quali sono i loro diritti e cosa li aspetterà nelle prossime ore, oltre ad essere caricati sulle auto di ordinanza e risultare un numero in più per la cronaca, che oggi riporta di ben 57 arresti per favoreggiamentoall’immigrazioneclandestina avvenuti a Ragusa da inizio anno. Nulla su chi viene poi rilasciatodopo alcuni mesi in carcere, nulla sulle vicende che hanno costretto molti a scegliere tra la sopravvivenza e la morte sicura.

Intanto ieri altri 765 migranti sono approdati a Catania a bordo della nave Spica, tra cui anche il cadavere di una donna incinta madre di una bimba di 8 anni sopravvissuta alla traversata. Un nuovo lutto che non scardina la generale indifferenza e nuove prassi disumane registrate da chi era al porto. Gli autisti di alcuni autobus incaricati di portare i migranti fuori dalla Sicilia, hanno infatti protestatoall’ordinedi non fare soste fino a Cosenza durante i lunghi viaggi di trasferimento deimigranti al centro e nord Italia. Poco importa alla polizia se i bus sono privi di bagni e i profughi a bordo reduci da una traversata in mare provvisti solo di una bottiglietta d’acqua ed un panino; queste sono le regole imposte da uno Stato democratico che si dice addirittura accogliente.

Altre 1139 persone sono sbarcate invece ad Augusta dalla nave Bourbon Argos di Medici senza Frontiere, che ha effettuato ben 10 salvataggi, da 9 gommoni e un piccolo barcone. Tra di loro almeno trenta migranti hanno riportato ustioni dovute al contatto con il carburante mischiatoall’acquasalmastra; alcuni sembrano essersi buttati addirittura in mare per raggiungere laBourbon, ormai al limite della sopportazione. Per molti di loro il primo punto di sosta prolungata rimane la tendopoli del porto di Augusta, che da mesi vede migranti alloggiati per giorni in condizioni di sovraffollamento e di inadeguatezza strutturale. Questa volta sono più di mille i migranti tenuti sotto tendoni che hanno una capienza massima di 400 posti; mancanza di assistenza individuale, impossibilità di effettuare qualsiasi attività informativa o orientativa, difficoltà ad individuare prontamente i casi vulnerabili e a mantenere uniti i gruppi familiari: sono solo alcuni delle conseguenze derivanti da tale aberrante sistemazione. Un altro luogo simbolo di prassi illegittime dove continuano a moltiplicarsi gli arrivi di chi invece è testimone vivente di un cambiamento possibile e necessario.

Lucia Borghi

Borderline Sicilia Onlus