22 settembre 2014

La beffa del naufragio di Malta: i dispersi fuggivano dalle bombe di Gaza.I familiari dei profughi in Sicilia sulle tracce dei propri cari. Scomparse in mare famiglie con intere generazioni. “Diteci se i nostri figli sono morti”: appello al governo della comunità palestinese. Soccorsi 590 migranti

da Repubblica
di ALESSANDRO PUGLIA
Vogliono sapere, perché non hanno mai perso la speranza. Centinaia di familiari dei naufraghi dispersi nel Mediterraneo arrivano in Sicilia per cercare notizie sui propri cari, scomparsi nei naufragi che restano un mistero. Come quello avvenuto al largo di Malta il 13 settembre, su cui indaga la procura di Catania, forse per un contrasto tra scafisti. A bordo del barcone di cui non c’è più traccia c’erano centinaia di profughi scampati ai bombardamenti di Gaza.

All’aeroporto di Fontanarossa Ahmad Alzahar, palestinese che da qualche anno vive in Svezia, dopo oltre dieci giorni di ricerche tra questure e centri d’accoglienza, è in partenza: “Mio figlio si chiama Shadi Ahmed Alzahar, ha 19 anni. Ho fatto di tutto per avere informazioni, sono stato a Palermo perché mi avevano detto che c’erano delle notizie su di lui, ma non era vero. Nessuno mi ha aiutato”. Ahmad è arrivato in Sicilia il sette settembre, il giorno dopo che il figlio si era imbarcato da Alessandria d’Egitto e voleva riabbracciarlo: “Dio ha salvato mio figlio dai bombardamenti a Gaza e ora io l’ho perso in mare? Non è giusto. Cosa significa disperso? Io voglio sapere se mio figlio è vivo o è morto. Se è morto voglio poter vedere il suo corpo e allora saprò che è morto”.
Video
Ahmad per più di vent’anni ha lavorato per le Nazioni Unite a Gaza: “Sono morte più di duemila persone e nessuno ci ha aiutato. A Gaza è stato tutto completamente distrutto, adesso doveva accadere anche questo?”. Intanto dal suo telefonino mostra la foto di Shadi scattata a Damietta prima della partenza: “E’ questa l’ultima foto che mi ha mandato”, poi scoppia a piangere mentre cerca il video del figlio che gioca a calcio: “Lui tifa per il Real Madrid ed io per il Barcellona, qui aveva i capelli come a Cristiano Ronaldo”. A marzo padre e figlio si erano incontrati in Egitto: “Avrei trovato un modo più sicuro per farlo arrivare in Svezia, ma solo all’ultimo momento mi ha detto che stava per imbarcarsi”.
Nella sua stessa situazione si trova Mohammed, anche lui in partenza da Catania dopo aver cercato notizie del fratello: “Mio fratello si chiama Hamada Qudaih, ha 26 anni. Prima di partire gli ho detto di avere cura di sé, era partito giorno sei settembre da Alessandria d’Egitto, dopo non ho saputo più nulla”. Tra i familiari in cerca di un minimo cenno di risposta ci sono intere generazioni fuggite da Gaza: “La famiglia Bakar con più di venti persone” racconta l’Imam di Catania e presidente della Comunità Islamica di Sicilia Kheit Abdellhafid “In questi giorni arrivano in Moschea da ogni parte d’Europa, tutti chiedono notizie sui propri cari, è una tragedia infinita”. I familiari dei palestinesi dispersi hanno stilato una lista di 181 persone che mancano all’appello, tra i loro nomi ci sono quelli di tanti bambini: “E’ impossibile che nessuno possa aiutarci, sappiamo che ci sono otto superstiti, tre a Malta, tre in Grecia e due in Sicilia. Loro senz’altro potevano dirci qualcosa, ma non ci hanno permesso di incontrarli.”
La comunità palestinese in Italia attraverso il suo presidente, Mohammad Hannoun, lancia un appello: “Chiediamo al governo italiano che ai familiari venga data una risposta, vogliono sapere se i loro cari sono vivi o morti, c’è ancora un minimo di speranza tra loro. Se i dispersi sono morti bisogna comunque al più presto recuperare i corpi in mare”. Il tragitto per arrivare in Europa è essenzialmente uno: da Gaza via terra fino al valico di Rafah dove attraverso tunnel sotterranei riescono a raggiungere il Cairo. Da lì raggiungono Domietta e Alessandria d’Egitto e stanno in mare una decina di giorni senza acqua e senza cibo. Arrivati a il Cairo alcuni viaggiano in aereo verso Instabul e da lì si imbarcano passando per la Grecia. “La tragedia avvenuta a largo di Malta fa parte di un progetto studiato contro il nostro popolo, altro che lite tra scafisti” – sostiene Hannoun.
Sono le 18 passate all’aeroporto di Fontanarossa, Ahamad Al Zahar sta per fare il check-in tra la folla di turisti che rientra dalle vacanze. Non smetterà mai di cercare Shadi. Ma i viaggi della speranza non si fermano. La scorsa notte le navi della Marina militare hanno soccorso e tratto in salvo 590 stranieri in tre diverse operazioni.