20 luglio 2013

IN CORTEO – Lampedusa, profughi in rivolta – “No alle impronte digitali”

La Repubblica, Valeria Brigida – Una manifestazione spontanea di oltre 200 persone, per lo più eritrei, con tante donne e tanti bambini, sta avendo luogo nell’isola. Le persone sono fuggite dal centro di accoglienza che non riesce più a contenere la gente che arriva, a centinaia, ogni giorno. Il rifiuto delle impronte trova ragione nel fatto che l’identificazione in Italia impedirebbe loro di scegliere altri paesi europei
LAMPEDUSA – L’isola è in rivolta, nel pieno della sua stagione turistica. Un corteo carico di tensione formato da oltre 200 persone, per lo più eritrei – molte le donne e i bambini – tutti fuggiti dal Centro di Accoglienza di Lampedusa, sta sfilando verso gli uffici comunali. Quarantotto ore fa, un’altra manifestazione di protesta era rientrata dopo che il sindaco, Giusi Nicolini, aveva promesso loro di risolvere il problema che adesso i manifestanti stanno riproponendo con forza. E cioè il problema della loro identificazione attraverso le impronte digitali. La questione, infatti, è proprio questa: essere identificati sul territorio italiano significa, per chi approda in Europa per chiedere asilo, restare sul nostro territorio e non poter continuare il viaggio verso paesi dell’Unione europea considerati (a ragione) più accoglienti e comunque dove esistono prospettive di migliorare la propria esistenza più realistiche.

Il grido: “Non vogliamo rilasciare impronte”. La manifestazione di oggi è cominciata alle 17, al grido di “Non vogliamo rilasciare impronte”. Il corteo s’è formato subito dopo la fuga dal Centro di accoglienza dell’isola che non riesce più a sopportare l’impatto delle centinaia di persone che sbarcano ogni giorno, dall’8 luglio scorso, all’indomani della visita di Papa Francesco. Un flusso migratorio incessante, che sta mettendo davvero alla prova la capacità ricettiva di un luogo ormai da anni sottoposto a stress di questo genere. Nel centro di accoglienza si sono visti bambini e donne, anche in stato di gravidanza, dormire sotto gli alberi, perché non ci sono strutture in grado di ospitarli. L’Italia, dunque, da queste personenon viene ritenuta un paese in grado di tutelare i loro diritti. Ecco il punto. Ed ecco perché, pur di difendere il loro diritto d’asilo, quse persone preferiscono andare via dall’Italia.

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