8 ottobre 2014

In 436 sbarcano a Pozzallo. Da venerdì notte sono approdati al porto più di 1200 migranti

“Non ci si abitua mai a queste cose. E’ sempre una cosa scioccante assistere ad uno sbarco, anche se è il quinto in quattro giorni”. Sono queste le voci che circolano stamattina al porto di Pozzallo, dove da venerdì notte a domenica sera sono sbarcati ben 780 migranti, e altri 436 attendono ora su una nave militare appena giunta alla banchina. Quello appena trascorso è stato un finesettimana di grandi arrivi, nonostante le condizioni meteo pessime e il passaggio di una tromba d’aria sulle coste del ragusano. Venerdì notte, sabato e domenica, con vento e pioggia battente sono giunti più di settecento profughi da Siria, Palestina, Sudan, Somalia, Eritrea e africa sub sahariana al porto ibleo, per essere poi momentaneamente alloggiati al CPSA vicino al porto, all’ex masseria Don Pietro di Comiso, su cui si è abbattuta la bufera di domenica pomeriggio, a Catania(alcuni minori) e in altri centri del Nord Italia.

Migranti che hanno passato giorni in mare in mezzo ad un vero e proprio inferno, soccorsi in alcuni casi quando erano già quasi in acqua, “per arrivare in un Paese libero”, come ci racconta A., conosciuto sabato mentre sbarcava al porto. Così, mentre i giornali locali dedicano sempre più articoli agli arresti dei presunti scafisti, http://ragusa.blogsicilia.it/fermato-scafista-a-pozzallo-incastrato-dalle-testimonianze-dei-profughi/271704/
http://www.corrierediragusa.it/articoli/cronache/pozzallo/27929-giubbotto-salvagente-optional-da-500-dollari-per-i-disgraziati-dei-viaggi-della-speranza-6-arresti-mille-migranti-a-pozzallo.html?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews a Pozzallo come in altre parti della Sicilia
http://www.agi.it/cronaca/notizie/immigrati_marina_144_000_profughi_salvati_e_300_scafisti_fermati-201410031324-cro-rt10107, e solo poche testate straniere si presentano ormai agli sbarchi, oggi un collettivo locale di fotografi ha deciso di essere presente per documentare il continuo arrivo delle migliaia di persone. Per rendere visibile le conseguenze assurde di chi non ha altro modo per cercare la libertà che rischiare la vita in mare. Perchè siano sempre di più quelli che si interrogano sulle politiche dei governi europei, impegnati a lanciare operazioni di polizia come il recente Mos Maiorum, ma ancora reticenti all’apertura di canali di ingresso regolari.
La nave “Aliseo” è ferma al porto da diverso tempo quando, verso le 11, scendono i primi profughi. Sono 436, di cui 429 uomini, 6 donne e un minore, tutti di origine subsahahriana, attesi in banchina dalle forze dell’ordine, Frontex, i membri del progetto Praesidium, il vice questore Malandrino, i volontari di CRI, Protezione Civile, i medici dell’ASP e di MSF. Sbarcano per primi i 99 migranti subito trasferiti con i bus a Messina, mentre per i restanti è stato predisposto l’alloggio nel CPSA pozzallese. In questi giorni il CPSA è stato continuamente riempito e svuotato per far posto ai nuovi arrivati, con spostamenti di centinaia di persone, confermando Pozzallo come una delle principali città di arrivo e transito. Molti dei profughi siriani e palestinesi inviati sabato a Comiso, si sono invece allontanati spontaneamente dal centro salendo su autobus diretti a Catania, nel continuo e disperato tentativo di raggiungere il nord di chi solo per costrizione ha dovuto fare tappa in Italia.
Il capitano di fregata della nave Aliseo, comandante Mario Giancarlo Lauria, ci parla delle operazioni di soccorso iniziate la notte di venerdì e continuate in tre diversi momenti, che hanno portato al recupero dei profughi approdati stamattina. I migranti viaggiavano su quattro barconi di cui uno era prossimo ad affondare, e sono stati tratti in salvo a circa 70 miglia dalle coste libiche. Acqua, cibo, coperte e le prime cure mediche, che hanno diagnosticato 15 casi di scabbia, per poi dirigersi lentamente verso la costa. C’è un sole cocente ed i migranti vengono chiamati a gruppi per predisporsi alla discesa. Non sono i visi spaventati di bimbi e i corpi tremanti sotto le coperte di lana che abbiamo visto arrivare sabato sera, ma tanti ragazzi giovani, scalzi, che avanzano in silenzio, visibilmente provati dal viaggio. Cenni di saluto, poche parole, lo sguardo contemplante di chi sta probabilmente radunando le poche forze rimaste per continuare il proprio viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
Lucia Borghi
Borderline Sicilia Onlus