5 dicembre 2014

Il muro di gomma Agrigento

A differenza di altri luoghi della Sicilia, sembrerebbe che nella provincia di Agrigento regni una condizione di pace e tranquillità. Ma si tratta di una condizione solo apparente.Nella provincia più invivibile d’Italia (dati statistici di questi giorni), pare che nei centri di accoglienza tutto vada bene.
In realtà, le difficoltà di accesso alle strutture sono notevoli, ed il silenzio delle persone che gravitano intorno al fenomeno “accoglienza” è diffusissimo. Inoltre manca, a differenza di altre province, una rete di associazioni che possa monitorare quello che avviene.Il motivo potrebbe essere ricercato nella povertà del territorio, o nella mancanza di organizzazione delle istituzioni o nell’”eccessiva” organizzazione degli enti gestori. Tra questi in prima fila come sempre nella gestione dell’accoglienza c’è la cooperativa Acuarinto.In un territorio che è punto di approdo e di passaggio per molti migranti, la Prefettura ha un numero esiguo di dipendenti a fronte della mole di lavoro legato alla questione immigrazione.Ad Agrigento dall’inizio dell’anno ci sono stati più di 60 sbarchi con circa 12mila migranti transitati dalla provincia girgentana. Attualmente ad Agrigento e provincia ci sono circa 900 posti per l’accoglienza e sono tutti occupati.Gli enti gestori che gestiscono i centri, alcuni in paesini veramente dispersi fra le campagne della zona, hanno firmato delle convenzioni fino al 31 dicembre del 2014. Dopo quella data, potrebbero andare in proroga oppure partecipare all’eventuale bando che il ministero dell’interno ha chiesto di disporre a tutte le prefetture. Attualmente in Prefettura non sono pronti i bandi per la creazione di altri CAS.Anche ad Agrigento come in altre province, moltissimi si sono improvvisati “centri di accoglienza”, e senza nessuna esperienza si sono proposti per accogliere, ma fondamentalmente l’intenzione era soltanto una e cioè fare business sulla pelle dei migranti. Ultimamente alcuni centri sono stati ispezionati dalla Prefettura e due hanno chiusi i battenti per gravi inadempienze.Ma le difficoltà nascono subito da Porto Empedocle, luogo di sbarco, in cui non c’è una macchina organizzativa adeguata e spesso mancano sia le figure professionali che i vestiti e le scarpe. Inoltre i migranti vengono solitamente trasferiti nella vecchia struttura di Porto Empedocle utilizzata come fase transitoria in attesa del trasferimento a villa SIkania a Siculiana, struttura utilizzata come centro di smistamento e gestito dalla cooperativa Acuarinto.In questa fase la maggior parte dei centri offre servizi pessimi, anzi alcuni non offrono proprio niente e i migranti sono abbandonati a loro stessi, e far venire alla luce le brutture di questo sistema è difficile, visto la complicità tra territorio ed enti gestori. Enti gestori che hanno deciso di virare le attenzioni sui minori, infatti nella provincia di Agrigento stanno nascendo tantissime comunità per minori non accompagnati. Ci auguriamo che questo interesse nasca dalla competenza e dalla volontà di offrire un’accoglienza idonea ai minori e non dal fatto che il contributo che lo stato assegna agli enti gestori per i minori è più alto rispetto agli adulti.Ad Agrigento però manca un servizio sanitario pronto per accogliere e curare da chi proviene da un’altra cultura, e chi parla un’altra lingua e per questo motivo le persone vengono inviate negli ospedali di Palermo nei casi più complicati. Anche gli agrigentini in molti casi si recano a Palermo per le visite mediche con particolari problemi e dispendio di soldi, figuriamoci le difficoltà che possono incontrare i migranti.Che le cose non vanno come dovrebbero andare lo abbiamo notato anche dalla visita alla mensa “Porta aperta”, in cui il numero degli utenti è cresciuto notevolmente e le suore che gestiscono la mensa ci hanno detto che una buona parte (il 50%), proviene dai centri di accoglienza e perfino dagli Sprar. Le suore hanno contattato i responsabili dello Sprar gestito dalla cooperativa Acuarinto che sorge nelle vicinanze della mensa per cercare di fermare questo esodo dei propri ospiti verso la mensa. Le suore sostengono che il fenomeno avviene perché la qualità, la quantità del cibo sono notevolmente migliori rispetto ai cibi precotti o ai catering dei centri, ma soprattutto al fatto che la disponibilità all’ascolto e la passione dei volontari fanno la differenza. In tutto questa situazione, la Prefettura deve trovare le risorse e le forze per sostenere la nuova commissione territoriale (non sarà pronta, attiva e formata prima della primavera prossima) e l’apertura imminente del CPSA di Lampedusa.Infatti ad oggi è stata assegnata la gestione del centro alle Misericordie, ma attualmente e fino al 31 dicembre le ditte appaltatrici devono concludere i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, e soltanto dopo fare i dovuti controlli degli impianti e le disinfestazioni. Si pensa di partire a gennaio-febbraio 2015, anche se per il momento a Lampedusa arrivano sempre piccole imbarcazioni di 7 – 8 migranti (tunisini per lo più) che vengono ospitati (si fa per dire) nel centro in piena emergenza. Poi vengono trasferiti nel giro di due giorni nei Cie e fatti rimpatriare con voli charter.Noi proveremo a scalare il muro di gomma e verificare quello che c’è dietro e per questo abbiamo ri-chiesto l’autorizzazione per entrare nei centri della provincia di Agrigento; intanto continueremo a verificare le segnalazioni che ci arrivano dai migranti che quando possono rompono questo muro fatto di silenzi e complicità.Alberto Biondo Borderline Sicilia Onlus