23 febbraio 2016

I minori della palestra Gravitelli trasferiti a Villa Solaria

Villa Solaria è una casa-albergo per anziani e disabili sita nel comune di Sant’Alessio (ME) gestita dalla cooperativa Azione Sociale. Entro questa residenza è stato attivato il progetto di accoglienza di minori stranieri non accompagnati con ordinanza di urgenza del Comune di Messina che, lo scorso ottobre, successivamente al nostro comunicato stampa e all’allagamento che aveva confermato la totale inadeguatezza, anche strutturale, della palestra in cui erano accolti 60 minori, aveva predisposto il loro trasferimento in strutture della provincia.

Oltre Villa Solaria era stata coinvolta anche un’altra residenza per anziani nel comune di Taormina, ma la breve esperienza del centro Carlo Zuccaro, conclusasi dopo la fuga di due minori dalla struttura, è stata caratterizzata da accese proteste del gruppo “Noi con Salvini” che hanno anche portato il gestore a dichiarare che l’accoglienza di questi minori era stata imposta dalla Prefettura e dal Comune di Messina e che lui stesso non riteneva il centro idoneo ad ospitare migranti.

Ad ottobre Villa Solaria ha accolto dodici di questi minori, alcuni dei quali sono stati poi trasferiti in progetti SPRAR, mentre altri, una volta divenuti maggiorenni sono stati inseriti in centri di prima accoglienza. In particolare, sappiamo che due di loro si trovano ora nella caserma Bisconte. Non si comprende quali siano i criteri alla base di questi trasferimenti, ma risulta grave il fatto che dei minori stranieri non accompagnati siano stati dapprima accolti per settimane in una palestra, poi trasferiti in progetti di accoglienza di emergenza e al compimento della maggior età, inseriti nuovamente in centri di prima accoglienza. Nello specifico, trattandosi della caserma Bisconte, il dato risulta particolarmente allarmante.

La permanenza dei minori inseriti a Villa Solaria è finalizzata all’attesa per il trasferimento in una vera comunità o quella per il compimento della maggiore età, pertanto non è previsto alcun percorso specifico di crescita e autonomia e nessuno dei giovani ospiti è iscritto, per esempio, alla terza media.

I minori attualmente ospitati in questa residenza sono otto e di diverse nazionalità: tre di loro sono di origine egiziana, due di nazionalità maliana, due provengono dal Gambia, mentre uno di loro è del Togo.

Per garantire loro un’accoglienza diversificata da quella del centro di anziani e disabili, tutte le loro camere (alcune singole e altre doppie) si trovano al secondo piano della struttura, dove sono gli unici ospiti. Anche gli orari della distribuzione dei pasti differisce da quelli previsti per il primo tipo di utenza.

Il giorno in cui ci siamo recati in visita in questo centro siamo stati accolti dalle operatrici addette all’assistenza degli anziani, le quali ci hanno detto che per poter incontrare i ragazzi e l’operatore di turno saremmo dovuti tornare in serata perché si trovavano tutti al corso di alfabetizzazione.

Ad ogni modo è stato molto interessante avere la possibilità di parlare anche con loro, seppur non siano direttamente coinvolte nell’accoglienza dei minori. E’ infatti dai loro racconti che abbiamo potuto farci un’idea sulla strana commistione tra tipologie di utenza così diversa apprendendo che, se di primo acchito l’inserimento di questi ragazzini ha destato grandi perplessità e anche delle importanti tensioni da parte di tutti, col tempo la loro presenza è risultata una risorsa, sia per gli ospiti che per gli operatori del centro. Dai racconti delle operatrici è emerso un forte legame tra loro e questi giovani. Legame che è stato poi confermato dai ragazzi, i quali hanno anche precisato che la maggior parte dei vestiti di cui dispongono, li hanno ricevuti in regalo da queste ultime.

Tornando poi in serata, abbiamo infatti avuto modo di parlare anche con loro e con l’operatore, il quale ci ha fatto accomodare nella stanza in cui erano raggruppati tutti: alcuni intenti a giocare alla play station, altri più partecipi alla nostra conversazione.

Poiché comunicare con i ragazzi di origine egiziana è risultato piuttosto complicato, in quanto nessuno parlava inglese e solo uno conosceva l’italiano, ci è venuto spontaneo cercare di capire se ci fosse un mediatore linguistico di riferimento. La risposta è stata in quel momento negativa, ma ci è stato poi specificato dalla responsabile raggiunta telefonicamente in un secondo momento, che il centro si avvale di una mediatrice che collabora “a chiamata”.

L’equipe è costituita dall’operatore che era lì presente (che, a detta della responsabile, sarebbe colui che assicura la mediazione linguistica per gli ospiti anglofoni) e altri due operatori diurni. Di questi, una è psicologa e pertanto avrebbe modo di assicurare anche questo tipo di assistenza. Altri due operatori ricoprono invece il turno notturno. Non vi è un consulente legale , ma la responsabile ci assicura che grazie ai continui rapporti con il Tribunale per i minorenni e con i tutori che in molti casi sono avvocati, i ragazzi sono seguiti a dovere anche sotto questo punto di vista.

Non vi è un insegnante di italiano ma i ragazzi frequentano tutti i pomeriggi il corso di lingua italiana attivo presso il centro di formazione permanente. L’assistenza sanitaria è assicurata dall’ ASP e tutti loro hanno un medico di base di riferimento. Non ricevono pocket money ma due schede telefoniche da 5 euro ogni settimana.

A proposito delle schede alcuni ragazzi aggiungono di non riceverle da due settimane, ma l’operatore ha precisato che tale situazione è dovuta unicamente ad impedimenti di salute della persona incaricata alla distribuzione e che presto le riceveranno. Altri nicchiano per l’impossibilità di avere soldi in contanti, mentre c’è ci dice di aver ricevuto poco vestiario dalla cooperativa e di avere ricevuto il resto dalle operatrici. C’è chi si lamenta poi dell’assistenza medica perché dopo lungo tempo non ha ancora risolto il suo problema dermatologico e la crema che gli è stata data pare non sortire alcun effetto.

Quando domandiamo esplicitamente come si trovano nel centro la risposta è tutto sommato positiva, ma abbiamo modo di rilevare una grave criticità che preoccupa molti di loro: infatti, se alcuni hanno da qualche settimana formalizzato finalmente la domanda di asilo, la maggior parte è ancora in attesa di farlo, mentre i tre ragazzini egiziani non hanno ancora neanche l’ appuntamento in Questura.

Dalla conversazione avuta con i ragazzi e con l’operatore ci era parso di capire che le lungaggini dei tempi dipendessero dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Messina, che, a causa della mancanza di interpreti o del malfunzionamento dei macchinari per i prelievi fotodattiloscopici li costringe a tornare più volte, senza riuscire a concludere nulla. Però, dal momento in cui ne abbiamo chiesto conferma alla responsabile, ci è stato spiegato che tale ritardo è dovuto unicamente ai problemi relativi all’apertura di tutela. Anche nel caso dei tre ragazzini egiziani il dilatarsi dei tempi è stato causato da problemi relativi alla nomina del loro tutore che sono stati risolti soltanto alla fine di gennaio.

Giovanna Vaccaro

Borderline Sicilia