30 novembre 2018

Gli ultimi arrivi via mare ed il potere perverso della propaganda razzista

Settimana di movimenti intensi nel Mediterraneo, specialmente tra la notte del 23 e del 24 Novembre, quando sono sbarcate 68 persone nell’agrigentino,  altre 79 nel crotonese  e 260 persone a Pozzallo.
Come già sottolineato diverse volte, gli sbarchi avvenuti quest’anno si sono caratterizzati per delle tecniche insolite, e sono stati poco documentati dai media.

Ad Agrigento, il piccolo gommone, in cui erano stipati i migranti, è stato trainato dalla cosiddetta ‘nave madre’ che, una volta in territorio SAR, ha lasciato il gommone al suo destino, aspettando il salvataggio da parte delle autorità italiane. 6 i presunti scafisti arrestati, anche se bisognerebbe capire perché questi scafisti siano rimasti nel gommone, piuttosto che tornarsene in Libia con la nave da traino.

Stessa tecnica usata nel crotonese, dove la Guardia di Finanza, dopo aver rinvenuto il gommone incagliato nei pressi di Capo Cimiti, ha trovato un tender probabilmente usato dall’equipaggio per distaccarsi dal gommone contenente i migranti. In questo caso, due persone di nazionalità lettone sono state fermate vicino la stazione del paese in quanto bagnati e sporchi di sabbia.

A Pozzallo 182 uomini, 40 donne e 42 minori sono stati portati all’interno dell’hotspot. Gli psicologi di Medu, hanno informato con un post su Facebook che 4 persone erano state ricoverate in ospedale, tra cui una in coma. L’associazione sottolinea la mancanza di sufficienti mediatori culturali — uno solo presente per le 260 persone — e la mancanza di un supporto psicologico adeguato. Secondo le nostre fonti ci sarebbero stati sette arresti, probabilmente due persone sono state già rilasciate, dato che tutte le fonti mediatiche parlano di cinque persone.

In totale, più di 400 persone sono sbarcate nel giro di due giorni, mostrando senza possibilità di dubbio, come la retorica dei porti chiusi di Salvini sia più un hashtag a fine elettorale-propagandistico che una vera e propria presa di posizione politico legale. Ricordiamo, infatti, che non una circolare ministeriale né nessun articolo di legge prevede la chiusura dei porti ai migranti, anche perché questo andrebbe contro gli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia.

Eppure il calo del numero degli arrivi in questo 2018 è reale, circa 23 mila arrivi, contro i quasi 117 mila dello scorso anno, con il nuovo governo giallo verde che si gonfia il petto per questo “successo” e rilascia, tramite il ministero degli interni, un bollettino statistico dove mostra il ‘miracolo’ compiuto dal governo in questi sei mesi.

Analizzando i numeri e i dati, la situazione risulta alquanto diversa. Il calo degli arrivi, non è una conseguenza dell’insediamento del nuovo governo e della politica mediatica della tolleranza zero del ministro degli interni Salvini.
L’unhcr, nel suo report semestrale colloca questi numeri all’interno di uno scenario più ampio. È dunque vero che nel 2018 c’è stato un calo di circa l’80% per quanto riguarda la rotta italiana, ma è anche vero che le altre rotte hanno registrato un aumento costante e spropositato, come in Spagna, dove il numero di migranti che hanno superato il confine di una delle due enclaves spagnole in Marocco o sono approdati nella spiagge andaluse ha registrato un aumento di addirittura il 130% in più, nei primi sei mesi di quest’anno. Lo stesso in Grecia dove l’aumento invece è dell’88% rispetto all’anno precedente.

Certo, sommando questi numeri non ci si avvicina lontanamente ai numeri degli anni precedenti, però è giusto sottolineare come ci sia stato un cambiamento di direzione e di rotte per quanto riguarda la migrazione dalle regioni mediorientali e nordafricane.
Un altro dato importante riguarda il momento in cui questo calo nelle rotte italiane ha iniziato a verificarsi. Il report dell’unhcr mostra come la vera discesa a picco degli arrivi in Italia si sia verificata tra il luglio e il settembre dello scorso anno e anzi, come dall’insediamento del nuovo governo, i numeri siano leggermente in aumento rispetto al trend costantemente in discesa dei mesi precedenti le elezioni.

Inoltre, se confrontiamo questo dato con il numero di intercettazioni e interventi da parte della guardia costiera libica, si nota come proporzionalmente all’abbassarsi del numero di arrivi in Italia si alzi notevolmente quello dei ripescaggi libici, partendo da un 38% nell’agosto del 2017 che rappresenta uno dei momenti con meno arrivi di sempre fino al 74% del luglio 2018.

Perciò, mettendo insieme l’aumento dei flussi migratori nelle altre rotte del Mediterraneo, il numero di intercettazioni della guardia costiera libica, si evince che questa diminuzione degli arrivi non sia assolutamente dovuta all’ingresso a palazzo Chigi di Conte e Salvini, ma sarebbe dovuta agli accordi con la Libia, stilati dall’ex ministro degli interni Minniti.

Pure Salvini è ben a conoscenza di questo, ed infatti, non avendo mai negato una certa simpatia per l’ex ministro del PD, si pone in una perfetta linea di continuità. Le atroci violazioni di diritti umani perpetrati all’interno dei campi libici attraverso violenze e torture, sono il frutto degli accordi e del sostegno economico dell’Italia a seguito degli accordi di Minniti, attuale candidato alla segreteria del Pd.
Salvini dal canto suo ha dichiarato di voler investire circa un miliardo di euro nei paesi africani con i più alti tassi di emigrazione verso l’Europa, definendo il suo progetto il piano Marshall italiano per l’Africa. Classica retorica dell’ ‘aiutiamoli a casa loro’ che se da una parte prevede un aiuto a paesi in difficoltà, dall’altra vincola questi aiuti ad una serie di accordi che prevedono maggiori controlli su chi parte e la volontà di riprendersi i migranti che l’Italia rimpatria. Esattamente come il piano Marshall, si tratta di ottenere più influenza in Africa e di innestare un ricatto economico che dovrebbe tenere lo stivale al ‘sicuro’ della migrazione.

Nel frattempo, nell’Italia in cui viene convertito in legge (ponendo la fiducia) un provvedimento incostituzionale e profondamente razzista come il decreto sicurezza, la retorica xenofoba del governo inizia ad avere le sue conseguenze sul paese reale. Potrebbe essere una coincidenza, ma probabilmente non lo è, che, dopo l’attacco della procura di Catania alla nave Aquarius di Medici Senza Frontiere per la questione dei vestiti dei migranti considerati infetti e pertanto non smaltiti regolarmente, una delle donne sbarcate a Pozzallo il 24 Novembre sia stata pesantemente insultata, mentre faceva visita alla sua piccola ricoverata all’ospedale di Ragusa, dalle altre madri del reparto di neonatologia, per la paura che potesse trasmettere malattie ai neonati.

Ovviamente si tratta di ignoranza e mistificazione della realtà (inaccettabile nel 2018), che però essendo divulgata dalle cariche istituzionali trova terreno fertile nella popolazione civile. In questo senso, il procuratore Zuccaro ha già dato modo di dare man forte nella lotta a qualunque tipo di aiuto umanitario, come quando aveva apertamente diffamato le ONG perché colluse con i trafficanti, indagine andata nel vuoto per mancanza di prove, o quando ha disposto il sequestro della nave Open Arms, annullato dal Gip di Ragusa, per finire con l’invio a Salvini della richiesta di archiviazione dell’indagine sulla vicenda della nave ‘Diciotti’.

La criminalizzazione delle Ong e delle navi di soccorso rappresenta il dato mancante delle statistiche sopra riportate, perché la mancanza, per mesi, di navi di monitoraggio e soccorso nel Mediterraneo non permette un calcolo preciso del numero di morti, la quale diminuzione a nostro avviso non è reale. Data la mancanza di monitoraggio non è possibile sapere con precisione quanti barconi siano affondati e quanta gente annegata senza testimonianza alcuna. E ciò trova conferma nelle denunce di Mediterranea, che con Sea Watch ed Open Arms sono le uniche presenze capaci di testimoniare le gravissime e sistematiche violazioni che avvengono in mare.

Certo, diminuiscono gli sbarchi, il numero di migranti, ma aumenta il silenzio per tutte quelle vite la cui speranza di un futuro migliore si è inabissata sul fondo del mare.

 

Peppe Platania
Borderline Sicilia