25 ottobre 2018

Gli sbarchi non finiscono mai.

Da quando si è insediato il governo Lega- 5 stelle, c’è una convinzione che si sta facendo strada all’interno dell’opinione pubblica italiana e cioè che, con la chiusura dei porti nei confronti delle navi che hanno effettuato salvataggi di migranti, gli arrivi, i famosi sbarchi, siano finiti.

Capitolo chiuso, bastava eliminare le navi di soccorso ed evitare l’approdo in Italia di tali imbarcazioni affinché l’intero problema dell’immigrazione irregolare fosse risolto. I numeri sembrerebbero dare ragione a loro: l’80 per cento in meno di arrivi rispetto al 2017. Così ci ritroviamo con il ministro dell’interno Salvini che gongola mostrandosi politico di parola, pater patriae responsabile della diminuzione (quasi) a zero degli arrivi di questi soggetti tanto indesiderati. Ma è davvero così?

Il sindaco di Lampedusa, la località più facilmente raggiungibile dalle coste libico-tunisine, non sarebbe d’accordo. In un intervista rilasciata a Vanity Fair, racconta che nonostante l’insediamento del nuovo governo, gli sbarchi non si sono mai fermati. Parla dell’arrivo di circa 250 piccole imbarcazioni , contenti almeno 14 migranti l’una. E non è il solo caso. Anche nell’agrigentino, almeno da circa un anno e mezzo, continuano ad arrivare quelli che sono anche stati definiti come “sbarchi fantasma”, di cui non si conosce l’entità precisa. Anche nelle coste siracusane si sono verificati sbarchi di natanti contenenti circa 30-50 migranti l’uno. Arrivi sono stati segnalati anche in Calabria e nel sud della Sardegna.

Alcuni di questi migranti vengono intercettati una volta giunti a terra e poi identificati. Fino alla settimana scorsa un gruppo di 23 persone, tra cui 12 minori non accompagnati, sono arrivate a Lampedusa e trasferite a Porto Empedocle, dove tutti (eccetto i minori) hanno ricevuto un decreto di respingimento differito nonostante la volontà di richiedere protezione. Quindi l’ennesimo risultato della propaganda di questo governo è quello di far credere che non arrivi più nessuno grazie all’eliminazione delle ONG dal Mediterraneo e grazie alla chiusura dei porti, quando in realtà è aumentato il numero degli sbarchi spontanei, inaugurando nuove tratte e approdi di fortuna.

La realtà vera è quindi sempre la piena efficienza della cosiddetta fabbrica di irregolarità, contrariamente a quanto farebbe pensare il blasonato “stop ai clandestini” che la Lega, insieme ormai al Movimento 5 stelle, tanto decanta. Se il nostro governo ha pensato che determinate minacce e azioni concrete possano far diminuire il desiderio e la voglia di giungere in Europa, si sbaglia di grosso. Ricordo che, quando mi trovavo in Palestina, l’esperta di confini Doaa Elnakhala ci raccontò dei suoi giornalieri attraversamenti del muro che divide Israele dalla Cisgiordania (territori occupati), effettuati anche solo per prendere un gelato o fare una passeggiata sulla costa di quel mare che, visibile da qualunque altura della collinare Palestina, è tecnicamente e legalmente precluso ai giovani palestinesi.

La giovane ricercatrice concludeva il suo discorso ricordandoci che laddove esista un muro, una scala verrà piazzata. Certo qui non si parla di scale, ma il muro c’è e si tratta di un deserto prima e di un mare impervio poi, attraversato in condizioni di fortuna, senza nemmeno la speranza di essere tratti in salvo qualora accadesse l’irreparabile e di governi europei ottusi che hanno fatto dell’immigrazione solo ed esclusivamente un tema propagandistico.

Sergio Staino

Famosa, in questo senso, è la vignetta di Staino, dove una giovane ragazzina chiede preoccupata ad un migrante perché attraversare il mare quando sussiste il così altro pericolo di morte. La risposta del migrante sta nel “forse”, nella possibilità che questo non accada. E ciò dovrebbe fare riflettere tutti su quanto intollerabile sia porre le persone di fronte questo tipo di scelte visto che non esiste alcun canale legale e sicuro per poter intraprendere questi viaggi e fare ingresso in Europa.

Tutto ciò ci fa chiedere perché chiudere i porti nonostante l’impossibilità di mettere fine agli arrivi. Ovviamente la risposta più veniale sarebbe: i soldi. E non sarebbe una risposta insensata, anche se bisognerebbe mettere in chiaro di quali soldi stiamo parlando. Sicuramente non di questo famigerato miliardo risparmiato dallo stesso stato (anche se in realtà molti dei soldi vengono dall’Unione europea) che continua ad aumentare il proprio deficit sperando di far risalire l’economia, dimenticandosi di quanti posti di lavori siano stati creati con l’accoglienza. Posti di lavoro che sono anche riusciti a far restare nel sud Italia giovani che altrimenti sarebbero emigrati al nord o all’estero.

Dunque, di quali soldi stiamo parlando? La realtà purtroppo è un’altra: queste misure di facciata servono solo a nascondere i fallimenti di queste politiche. Ma dare l’illusione di essere efficaci su questo fronte fa guadagnare molti voti in questa campagna elettorale permanente. E soprattutto, il meccanismo che sta alla base, da almeno vent’anni, della regolamentazione dei flussi migratori è la creazione di un sistema economico che ha a disposizione braccia disponibili a lavorare a qualunque condizione e a qualunque salario, permettendo di decurtare il prezzo della manodopera.

Nel sud Italia, nel lavoro agricolo, tali meccanismi hanno dato vita a fenomeni come il caporalato, giovando a chi dello sfruttamento ha fatto una professione. In alcuni casi si tratta di persone invisibili, che vivono in baraccopoli distanti e alienate dai centri abitati. Far emergere le criticità è sempre più complicato.
In questo senso appare chiaro il motivo sottostante il nuovo decreto immigrazione e sicurezza che prevede da una parte l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari che di fatto incrementerà il numero di irregolari, e l’ampliamento dei centri di accoglienza straordinari (CAS), a discapito degli Sprar. I centri emergenziali diverranno (come già alcuni di fatto sono, come il Cara di Mineo) grandi centri per l’impiego di manodopera da sfruttare all’interno del settore agricolo ed edilizio.

Per non parlare di tutta l’altra parte, più oscura e spaventosa, delle economie sommerse, come la prostituzione, la vendita di organi e le attività legate alla criminalità organizzata. Le politiche che propagandano la fine dell’immigrazione sono solo politiche criminogene.

 

Peppe Platania
Borderline Sicilia