9 agosto 2018

Gli omicidi non si fermano in estate

Grida di dolore, voci indistinte di richiesta aiuto, pianto ininterrotto, ancora altre richieste di aiuto, urla e lamenti senza fine. Poi il silenzio. Allora la domanda: cosa posso fare? Dall’altro capo del telefono c’erano uomini, bambini, donne…
Qualunque sia la risposta alla domanda, il risultato è che ai libici li abbiamo riconsegnati noi, a morire li abbiamo mandati noi, grazie alle politiche di chiusura dei porti, delle accuse infamanti contro le Ong, in violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Tutti i governi europei sono i mandanti degli omicidi che si compiono nel silenzio assordante in questi giorni. Almeno questa responsabilità non possono non condividerla!

Ѐ inaccettabile che in Italia si sperperino milioni di euro per la caccia all’ambulante in spiaggia – a cui segue selfie con le paperelle sequestrate (armi pericolosissime in effetti) – e si lascino impuniti gli schiavisti e gli sfruttatori dei lavoratori nelle campagne. Ѐ vergognoso che si continui ad ascoltare indifferenti, o peggio ancora catturati, le fandonie sparate dal ministro di turno che nascondono i reali problemi di un paese alla deriva, senza indignarsi di fronte ad un governo che prosegue la politica della connivenza e della collusione con i trafficanti di esseri umani, a cui consegniamo altre motovedette (con un costo dell’intera operazione per l’Italia di oltre 2 miliardi e mezzo di euro) non utilizzabili per il soccorso in mare, ma col chiaro intento di effettuare respingimenti nell’inferno libico e legittimare un corpo militare inesistente (la Guardia costiera libica), con prepotenza, arroganza e presunzione di superiorità, tipica del potere fascista.

D’altra parte in estate a chi interessa se qualcuno annega in mare, nonostante nell’ultimo rapporto di Amnesty International  l’impennata di morti è crescente nel totale silenzio istituzionale e mediatico, o se qualcuno muore nelle nostre strade o campagne. Questi qualcuno in fondo non sono uomini nel sistema in cui noi viviamo.

Il governo è impegnato a combattere i piccoli, gli invisibili, ponendo dictat alla stampa per nascondere la verità sugli arrivi costanti e quotidiani di barchine che il grande sistema di muri non vede o non vuole vedere. Per lo più sono piccole imbarcazioni che partono dalla Tunisia, che arrivano a Lampedusa o sulle coste trapanesi o siracusane. Persone che restano per tanto tanto tempo dentro gli hotspot, anche 15 giorni, come avviene a Pozzallo, o che dopo avere trascorso settimane nell’hotspot di Lampedusa vengono reclusi in quello di Trapani, trasformato di fatto in un CPR.

Dopo lo sbarco del 15 luglio scorso a Pozzallo e il comunicato trionfale del governo che i migranti sarebbero stati smistati in Europa, le persone sono ancora stipate nel centro ragusano, anche donne e bambini, in attesa di una ricollocazione che probabilmente non avverrà mai, così come è fallito il programma di relocation.

La propaganda di governo nasconde anche il fatto che pochi dei tunisini arrivati negli ultimi mesi sono stati rimpatriati, in un sistema illegittimo e inadeguato (circa 70 persone a settimana con voli bisettimanali da Palermo). I tunisini – ai quali viene impedito un accesso al riconoscimento della protezione internazionale per disposizione ministeriale – vengono lasciati sul territorio con un decreto di respingimento ad ingrossare le fila degli irregolari e dei senza tetto, condizione congeniale allo sfruttamento nelle campagne e più in generale alla nostra economia, invisibili, senza voce e dunque ricattabili fino alla schiavitù, pronti a Campobello di Mazara come a Foggia a popolare i ghetti dai quali usciranno le braccia forti per la prossima raccolta.

CAS trapanese

Il business è questo, e non c’è una volontà politica di fermarlo, se non occasionalmente per mano di qualche magistrato scrupoloso che avvia indagini come quella che ha coinvolto la cooperativa Essequadro di Firenze (che ha messo le radici in Sicilia) indagata per sfruttamento del lavoro minorile. E i migranti sono sinonimo di business a 360°, come conferma il trend delle modalità di smistamento nei centri di accoglienza. I centri di prima accoglienza (nei quali le persone dovrebbero rimanere solo per poche settimane) sono pieni mentre quelli di seconda accoglienza (dedicati alle specifiche vulnerabilità delle persone e dotati di adeguati servizi) rimangono vuoti con il beneplacito dei comuni e della prefettura e delle organizzazioni internazionali che lavorano con convenzione ministeriale

Mentre i business sulla pelle dei migranti e dei soggetti più deboli dilaga incontrastato, le piccole realtà dell’accoglienza chiudono i battenti (soprattutto nel trapanese e nell’agrigentino), e con contratti di cessione di ramo d’azienda le piccole cooperative cedono gli ospiti minorenni, struttura e personale alle grosse cooperative, creando un oligopolio nella gestione, sinonimo di potere economico e politico. In tal modo piccoli gestori impegnati in una seria accoglienza lasciano a casa personale con competenza e professionalità, spesso sostituite da lavoratori improvvisati, con un abbassamento del livello di accoglienza. Ed in assenza di controlli sistematici, l’isolamento delle strutture facilita il proliferare di comportamenti illegittimi da parte di alcuni enti gestori. Nelle ultime settimane, nei nostri giri di monitoraggio, abbiamo constatato che in alcune strutture per minori del palermitano e del trapanese non era presente neanche un operatore; a detta degli ospiti il personale che si presenterebbe solo in caso di necessità, per portare il cibo o per altre esigenze non rinviabili. Sembra non ci sia più traccia di percorsi di inserimento socio lavorativo.

Prendendo in prestito le parole di un amico, ribadiamo che il quinto comandamento oggi deve essere declinato: “Non uccidere e non lasciare morire”. “Lasciare morire le persone in mare, alle frontiere, nei lager libici, sul lavoro, sulle strade è OMICIDIO” (Padre Domenico Guarino).

 

Alberto Biondo
Borderline Sicilia