1 maggio 2016

Giorni di lutto e proteste

Da giorni si susseguono in diversi porti siciliani sbarchi di migranti
salvati dalle navi di ong, della Marina italiana o appartenenti alle operazioni
di controllo di Frontex. E agli arrivi segue la conta dei morti. Dalla scorsa
settimana l’elenco è in continuo aggiornamento: gli ultimi casi si sono registrati
nel gruppo soccorso dalla nave tedesca, di cui almeno tre ragazzi non avrebbero
retto la traversata, dopo l’ennesima strage avvenuta a circa 70 miglia dalle coste
libiche, in cui i sopravvissuti arrivati questa mattina a Lampedusa hanno
raccontato che almeno 100 persone sarebbero state inghiottite dal mare, un mare
che probabilmente risputerà nei giorni a seguire i corpi che non può più
digerire!

Le persone arrivate a Trapani (circa 250 subsahariani) sono state trasferite
nell’hotspot di Milo, dove si procederà nei prossimi giorni ad identificarle e
a trasferirle in CAS di altre regioni italiane, mentre i minori verranno
ricollocati nelle comunità alloggio.

Sull’isola delle Pelage i 24 superstiti del naufragio, avvenuto a
largo della Libia, sono stati collocati nell’hotspot di contrada Imbriacola, e
si sono aggiunti alle centinaia di migranti che si trovano illegittimamente presso
il centro da circa 4 mesi. Nei giorni scorsi si erano temporaneamente aggiunte circa
60 donne nigeriane, salvate dalla nave SOS MEDITERRANEE, molte delle quali sono
state subito trasferite nei Cas della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Fortunatamente
sembra che queste donne siano state risparmiate dalla prassi messa in atto nei
mesi scorsi nei confronti di altre cittadine nigeriane, consistita nel loro
trasferimento direttamente con ponte aereo da Lampedusa a Roma, nel CIE di
Ponte Galeria, al fine di essere rimpatriate anche se potenziali richiedenti
asilo e vittime di tratta. Solo grazie all’intervento di brave ONG che operano
sul territorio si è potuto in molti casi fermarne il rimpatrio verso la Nigeria.
Proprio per scongiurare il pericolo, Borderline Sicilia continua a monitorare la
ricollocazione di queste persone anche in altre zone d’Italia, accertandosi che
abbiano accesso alle procedure di protezione.

Attualmente nell’hotspot di Lampedusa il numero di presenze supera il
massimo della
capienza prevista e ovviamente situazioni di promiscuità si susseguono visto che non ci sono veri e propri spazi delimitati per dividere gli adulti dai minori, oppure dalle donne. Ed è in questa situazione di sovraffollamento che il centro verrà assegnato al nuovo ente gestore, al quale toccherà anche opere di manutenzione (almeno si spera) viste le condizioni inaccettabili in cui versa il centro. Bagni e docce senza porte, assenza di igiene e manutenzione, che sono visibili dalle foto scattate di recente all’interno del centro (che pubblichiamo) e che dimostrano ancora una volta una mancanza di attenzione alla dignità delle persone che osiamo definire “ospiti”; forse sì, ma dalle immagini sicuramente indesiderati!


Interno hotspot Lampedusa


Interno hotspot Lampedusa


Interno hotspot Lampedusa

Inoltre per le decine di
migranti presenti da circa 4 mesi all’interno del centro, non si comprende per
quale ragione né sulla base di quale norma si possa considerare legittimare il
loro trattenimento ad oltranza. Molte di
loro non avrebbero ricevuto che una carta telefonica al loro arrivo a Lampedusa.
Così, se non fosse per i volontari presen ti sull’isola e gli stessi Lampedusani
che prestano loro aiuto come possono, questi
migranti non avrebbero potuto neanche mantenere i contatti con le loro famiglie
di origine.

Certamente la mancanza di programmazione unita a leggi che permettono
di alzare muri e disumanizzare le persone fanno sì che avvengano tutte queste
situazioni di aberrante violazione dei diritti umani, ed è così che i centri
per minori sono allo stremo, ed è per l’assenza di seria pianificazione che da Lampedusa
a Trapani, passando per Pozzaloe Palermo, che si susseguono le proteste, anche in forma violenta.

Molti migranti sono esasperati per l’interminabile attesa ed il
continuo trasferimento da un centro ad un altro. Abbiamo incontrato ragazzi che
in due anni sono arrivati a Palermo per essere trasferiti prima a Messina, poi nuovamente
a Palermo ed infine a Trapani. Ragazzi che vengono etichettati come violenti, perché,
stanchi di non essere trattati come persone, ma come pecore da spostare a
piacimento dal pastore, si ribellano, col risultato di perdere tutto a
cominciare al diritto all’accoglienza.

Questo è quanto è capitato nell’ultimo periodo a Trapani, ed in
particolare nel mega centro, gestito da Badia Grande, di Valderice,
dove sono presenti più di 200 persone e la polizia è di casa. No di più. Viste
le non poche difficoltà dell’ente gestore ad interagire con i migranti (specialmente
con un gruppo di loro che dovrebbe lasciare il centro a seguito della revoca
dell’accoglienza per atti violenti) ormai è la polizia, di fatto, a gestire il
centro. Organizzare una singola revoca in un piccolo centro è un conto, ma
organizzare una revoca che coinvolge una ventina di persone è un’altra cosa, un’operazione
che senza l’uso della forza è difficile compiere. Ci chiediamo se questi
ragazzi abbiano mai avuto nei centri nei quali sono transitati un sostegno
psicologico, se a questi ragazzi sia stato spiegato bene come funziona l’accoglienza
in Italia, se questi ragazzi siano stati trattati da uomini o come numeri. Domande
legittime che ci chiediamo anche alla luce delle continue telefonate che
riceviamo da ogni parte della Sicilia, da migranti che si sentono abbandonati,
che non hanno alcun referente al quale chiedere delucidazioni sulla loro
condizione, troppo spesso ritenute soltanto lamentele inutili.


Protesta al comune di Grotte (AG)

Anche i minori vivono in condizioni abbastanza difficili, non soltanto
per questioni burocratiche. Molte comunità alloggio dedicate sono in difficoltà,
perché non ricevono i pagamenti da parte dei comuni o dalle regioni. Da Santa Flavia ai centri sperduti fra le
montagne delle Madonie, tutti i giorni arrivano notizie di atti di rimostranza.
Ultima in ordine di tempo è la protesta(energica ma molto composta) guidata dalla comunità per minori “L’isola che c’è” di Grotte, insieme ad altri operatori e minori di altre comunità della provincia di Agrigento, hanno occupato la sala consiliare del comune di Grotte dove hanno chiesto all’ente locale di farsi
carico delle difficoltà nelle quali versano le cooperative che gestiscono i centro
a causa del ritardo nei pagamenti; i responsabili delle comunità esasperati dai ritardi che causano grossisime difficoltà a pagare anche le bollettte di luce e acqua hanno minacciato di abbandanare i minori in strada. La protesta si è conclusa con l’intervento delle forze dell’ordine ed anche in questo caso a pagare sono gli
ospiti e i lavoratori della cooperativa.

Alberto Biondo
Borderline Sicilia Onlus