2 settembre 2019

Europa, frontiera sud: un’altra estate di morti in mare e diritti calpestati

“Vedo le barche abbandonate sulla costa come quella – e mi indica l’ultima barca ancora arenata sulla spiaggia di un cosiddetto sbarco fantasma – e penso che le persone arrivate possono essere miei parenti o amici che cercano soltanto di poter vivere una vita degna. Ogni volta che passo da qui è un colpo al cuore per me.”

Foto di Alberto Biondo

Costa agrigentina, vacanze estive: mi siedo accanto ad Abdulay, venditore di pannocchie alla brace, che mi racconta le sue emozioni mentre siamo seduti sulla spiaggia in un tardo pomeriggio di agosto. Lo avevo incontrato durante le mattine al campeggio mentre faceva il suo lavoro, timido ma fiero, e la sera prima di andare via l’ho visto fissare la barca, una delle tante con cui arrivano moltissimi tunisini. In modo spontaneo ha voluto condividere con me le esperienze che lui stesso ha vissuto, dopo essere arrivato in Italia cinque anni fa.

Dopo l’arrivo in Sicilia è stato a Roma a lavorare al mercato ortofrutticolo e poi per l’estate ad Agrigento con la sua bici-brace costruita con le sue mani in tre ore: “Io facevo il saldatore a casa mia, dove ho due figli di 5 e 8 anni: il secondo l’ho visto soltanto per due mesi. Per cercare di sfamare la mia famiglia ho preso una barca e per fortuna non sono morto. Lavoro per dare loro da mangiare, come cercano di fare tutti i padri del mondo. Lavoro 12 ore al giorno a Roma e le mie vacanze servono per guadagnare anche in estate altrimenti non posso inviare soldi a casa. Mi sono inventato questo lavoro prendendo spunto dal Messico, in cui la pannocchia alla brace con sale e limone è un classico. Ho speso 35 euro di ferro e modificato una bici ed eccomi a girare la costa agrigentina da Eraclea fino a Punta bianca, luogo del mio approdo in Italia. Oggi è più difficile e molti non ci riescono, lasciando orfani tanti figli.”

Restiamo seduti in silenzio aspettando il tramonto con quella barca che ha portato in salvo circa 40 persone. Saluto Abdulay e gli faccio tanti auguri, ma prima mi fa vedere la foto dei figli (con orgoglio mi fa notare che hanno gli stessi suoi occhi) e mi chiede se credo in un qualunque Dio e di pregare per loro perché spesso lui è così stanco a fine giornata che non riesce a farlo.

Fare la guerra alle ONG

In questa estate infernale per molti, abbiamo continuato a vedere l’abominio prodotto dalle politiche italiane ed europee che continuano a causare morte e sfruttamento. I dati sono inequivocabili: dall’inizio del 2019 sono arrivati oggi in Europa circa 54 mila persone e di queste soltanto 5 mila in Italia, mentre, per la propaganda politica, sembra che tutti vengano qui. Le persone arrivate con le ONG sono meno del 10% del totale sbarcato in Italia, meno di 300 persone, un numero che non può che definirsi ridicolo. E il paradosso è che degli arrivi con sbarchi autonomi o fantasma nessuno parla, mentre le persone che arrivano dopo essere state soccorse dalle ONG diventano ostaggio dei giochi politici italiani ed europei.

In questi giorni di crisi di governo, le persone salvate dalla Eleonore di Lifeline e dalla Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans sono state lasciate in mare a causa del divieto di ingresso firmato dai ministri di un governo dimissionario. Sebbene oggi la situazione si sia finalmente sbloccata, il gioco al massacro continua: questi ministri continuano ad usare violenza sulle persone, continuano ad usare uomini, donne e bambini per alimentare una sporca propaganda, mentre altri sbarcano, tra cui 78 persone con un barchino bimotore che nella notte tra il 28 e il 29 agosto sono arrivati in modo autonomo a Lampedusa. E un centinaio di tunisini, sbarcati oggi, sempre a Lampedusa.

La lotta contro le ONG è in atto non perché salvano persone, ma perché denunciano, perché vogliono mantenere viva l’attenzione sul campo di concentramento del Mediterraneo in cui si continua a morire, come è successo il 27 agosto.

Come se non bastasse, l’Italia ha deciso di fermare anche gli aerei delle ONG che fanno ricognizione. L’intenzione reale è di deportare, respingere, fare annegare impunemente, senza che nessuna notizia venga data alla gente, e continuare a fare propaganda. Politica crudele e assassina, altro che vangelo, madonne e rosario, solo politica diabolica, solo un nuovo fascismo, adattato ai nostri tempi. Ma gran parte della magistratura continua ad applicare la legge rispettando i principi sanciti dalla Costituzione e dai trattati internazionali. Il Gip di Agrigento non ha convalidato la richiesta della procura di sequestro preventivo della nave di Open Arms ed è stato aperto un fascicolo per il reato di rifiuto di atti di ufficio.

E intanto a Lampedusa…

L’accoglienza diventa sempre più scadente e lasciata in balia degli eventi, e l’esempio palese è proprio Lampedusa, in cui, come dimostra il reportage di Repubblica, le persone vengono tenute in condizioni di degrado. Come da tempo denunciamo, i kit non vengono distribuiti a tutti i presenti, così come le schede telefoniche per avvisare i parenti che non sono morti. I telefoni del centro sono rotti, la mensa non esiste e si mangia a terra o sui materassi con una distribuzione sotto il sole e code di ore. Le condizioni igienico sanitarie sono imbarazzanti, e tutto questo, dopo l’ennesimo cambio di gestore: dal 6 agosto è arrivata a Lampedusa Badia Grande (che ha gestito tutti i tipi di centri ministeriali da hotspot a Cie a Cpr) e la gestione non è diversa rispetto a quella fallimentare di Facility Service e Nuova Generazione, in un centro che è costantemente in soprannumero a causa dei mancati trasferimenti da parte del Viminale che ha interesse a creare disagi e tensioni sull’isola, come nel copione dei vari governi susseguitisi negli anni.

…e nei dintorni

Invece in altri luoghi di detenzione le persone vengono “posteggiate” e usate sempre per i giochi dei vari governi europei. Basti pensare che a Pozzallo sono state trasferite  70 persone salvate da Open Arms, di cui 15 hanno preso dopo qualche giorno la via per la Spagna sulla nave militare Audaz (altri giorni di mare e angoscia per 15 sfortunati scelti come in una roulette). All’interno dell’hotspot di Pozzallo intanto ci sono ancora i naufraghi soccorsi dalla Gregoretti più di un mese fa, che aspettano la conclusione delle procedure dei vari paesi per la redistribuzione. I tempi delle pratiche burocratiche sono lunghi e le attese infinite spesso finiscono con la fuga, costringendo i migranti a mettere nuovamente le proprie vite in mano ai trafficanti che approfittano di questi regali della politica.

La creazione di invisibili è il gioco migliore che riesce ai governi, regalo alle mafie italiane e alla gente che vuole manodopera a bassissimo costo. Sul versante minori stranieri non accompagnati – come ci riferiscono gli operatori dei centri FAMI e dei SIPROIMI – c’è il caos più totale perché non c’è nessun coordinamento tra ministero e servizio centrale e questura: trasferimenti annullati, parenti divisi, spostamenti senza logica e impossibilità di lavorare per gli operatori.  Anche in questo caso la conseguenza è la fuga dei ragazzini, con tutti i rischi connessi. I picchi più alti sono tra i minori tunisini che  dopo due tre giorni lasciano i centri.

Si muore anche in estate

Anche in estate si continua a morire, la morte non va in vacanza. Si continua a morire incessantemente su tutte le tappe della rotta migratoria verso l’Europa: nel deserto, in Libia, in mare. Come già abbiamo raccontato, anche la Tunisia svolge il suo ruolo di gendarme delle frontiere in modo violento e abusante.  Un minore appena arrivato ci ha raccontato di  essere stato rintracciato in mare dalla guardia costiera tunisina e inserito in un centro della Croce Rossa con altri adulti per 2 mesi per poi essere buttato fuori e lasciato alla mercé di gente senza scrupoli, a patire la fame e la sete. Altri trafficanti lo hanno poi fatto salire su un’altra barca.

Vogliamo ricordare Elisa, una bambina siriana di 8 anni. La sua breve vita è finita perché il papà non ha potuto salvarla dal mare e ci ha chiesto disperatamente al telefono a chi si poteva rivolgere per recuperare il corpo della figlia, non voleva lasciarla in fondo al mare. Lui è stato recuperato dalla guardia costiera libica insieme a suo fratello e a tanti altri, e riportato indietro: il suo ultimo messaggio recita “prega per lei”, poi il silenzio di un telefono probabilmente sequestrato dai trafficanti.

Il papà di Elisa, come Abdulay, ci chiedono di pregare per i figli, per i figli si mettono in viaggio, per i figli cercano una vita migliore, e noi glielo impediamo, attribuendoci un tragico potere di vita e di morte sulle persone.

 

Alberto Biondo

Borderline Sicilia

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