6 luglio 2014

Euromediterranea 2014: Borderline Sicilia riceve il premio dedicato ad Alexander Langer

Si è conclusa ieri sera l’edizione di Euromediterranea 2014
Borderlands. Migrazione, accoglienza: alle Menschen (-Rechte) geschützt?” organizzata dalla fondazione Alexander Langer.

Desideriamo
ringraziare di cuore la fondazione per il premio assegnatoci, che per
noi rappresenta, oltre che un onore, un’ulteriore spinta a continuare nel
nostro lavoro.

Borderline Sicilia Onlus

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Riteniamo che sia tempo di affrontare anche dal basso la costruzione di una nuova fratellanza euromediterranea, e di accompagnare criticamente ed attivamente il processo che si svolge al livello delle istituzioni e dei governiMa se vogliamo davvero ravvivare e rinnovare il patrimonio comune che lega comunità, popoli, cittadini, eco-sistemi, economie e società mediterranee, ed intrecciarle con quell’altro grande processo di integrazione che oggi faticosamente avviene tra l’Occidente e l’Oriente del continente europeo, bisognerà sviluppare una nuova sensibilità, e cogliere le molte occasioni di azione ed inter-azione. (Alexander Langer, maggio 1995)

Le motivazioni del Comitato Scientifico

Da anni sul Sud Italia, e particolarmente sulla Sicilia, stanno ricadendo le urgenze (e le inerzie) di più mondi. I drammi dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, con i conseguenti flussi di popolazione in fuga da guerre, dittature, terrorismo, carestie, bande locali, in cerca di una nuova vita. Il sistema di accoglienza in Italia, ancora bloccato nella logica dell’emergenza, non può che essere giudicato fallimentare da un punto di vista umanitario e gravemente inefficiente relativamente al rapporto costi- efficacia degli interventi.
Cieca e sorda appare l’ostinazione della Ue, che rifiuta di modificare il Regolamento di Dublino, secondo cui i profughi sono costretti a chiedere asilo nel paese d’arrivo, e che di fronte a emergenze come la guerra civile in Siria e conseguente esodo, esita persino ad attivare procedure per il riconoscimento di permessi di protezione, come invece è avvenuto durante le crisi in Albania, ex Jugoslavia, Kosovo, Libia.

Una delle condizioni indispensabili e preliminari per qualsiasi serio intervento è una sistematica indagine sul campo volta a portare a conoscenza della opinione pubblica e dei decisori a tutti i livelli, le reali condizioni dell’intero processo della accoglienza in tutte le sue ramificazioni. E diventa cruciale un’analisi sul ruolo che svolgono le istituzioni pubbliche e la miriade di onlus, associazioni, cooperative, che abbracciano realtà anche molto diverse fra loro. Alcune di loro si sono trasformate in strutture pletoriche, verticistiche, burocratizzate, in cui i costi per mantenere la struttura superano ampiamente quelli destinati all’aiuto, e dove a volte i lavoratori e gli utenti sono trattati come oggetti passivi, privi di voce e di capacità di iniziativa.

Questa capacità di monitoraggio, senza la quale la parola “trasparenza” è una formula vuota e non sono concepibili politiche e interventi minimamente adeguati, è ciò che più caratterizza l’attività di Borderline Sicilia e il motivo principale che ci ha indotto a assegnarle il premio internazionale Alexander Langer 2014.

Borderline Sicilia nasce nel 2008 per iniziativa di un piccolo gruppo internazionale di attivisti (una studiosa tedesca di scienze politiche Judith Gleitze, due giovani avvocatesse siciliane Paola Ottaviano, Germana Graceffo, e due registi tedeschi, Roman Herzog e Heike Brunkhorst) come reazione a uno dei numerosi avvenimenti tragici che punteggiano il modo con cui la “fortezza Europa” affronta le questioni della immigrazione e degli sbarchi sulle coste del mediterraneo: ovvero la morte per annegamento di 17 giovani egiziani e palestinesi sulle coste siracusane nei pressi di Vendicari nella notte del 28 ottobre 2007.
Con il suo blog siciliamigranti, costantemente aggiornato anche in inglese e tedesco, BS è divenuta un riferimento fondamentale per chiunque desideri informazioni di prima mano sui fenomeni di discriminazione e razzismo che colpiscono i migranti nel territorio della Sicilia.
La capacità di valorizzare e potenziare le iniziative già presenti sul territorio, consente a BS di promuovere un raggio vasto di iniziative con una struttura sorprendentemente “leggera”, formata attualmente di sole tre persone più tre collaboratori, tutti volontari, dentro una rete di relazioni che Bs ha stretto sia con istituzioni e iniziative italiane ed europee, sia con realtà locali.
Coadiuvata da centri universitari e da esperti, BS ha partecipato a una ricerca etnografica transnazionale sul tema dell’ europeizzazione del diritto di asilo e di immigrazione in Italia, a Cipro e in Spagna, ricerca che, accanto ai rapporti sullo stato delle strutture di accoglienza in Sicilia, offre le basi per una aperta e seria discussione sul rapporto controverso fra salvataggio e militarizzazione, tipico delle operazioni Frontex e Mare Nostrum.
Lo slogan di BS “esserci dove gli altri non ci sono” non sta solo ad indicare la presenza di operatori sul campo, fonte di rilevazioni dirette e rigorose, che di per se stesse sono una critica alle informazioni distorte e superficiali di gran parte dei mass media su questi temi, ma è anche ricerca di interlocuzione con tutti i livelli istituzionali che contano, senza complessi e senza subalternità, secondo un principio per cui le regole della convivenza vanno rispettate, ma i cittadini hanno il diritto di conoscerle, di discuterle collettivamente ed eventualmente di partecipare alla loro riscrittura. Facilitare la partecipazione della società civile italiana ai processi decisionali delle organizzazioni e istituzioni nazionali e internazionali, è accanto al monitoraggio sul campo, il tratto distintivo del lavoro di BS.
Questo sguardo al di là delle barriere, è forse il tratto che Alex Langer avrebbe amato di più, lui che si muoveva dal parlamento europeo e dal dibattito internazionale alla dimensione locale e di base, senza supponenza verso il primo ambito, senza paternalismi verso il secondo. E che proprio alla necessità di accogliere le donne algerine in cerca di rifugio aveva dedicato il suo ultimo discorso al PE il 28 giugno 1995 nel nome di una nuova fratellanza euromediterranea.
Come quando BS si è fatta carico di combattere con mezzi legali gli attacchi di alcuni giovani palermitani a due ragazzi tamil, stimolando la solidarietà del loro quartiere di residenza. Come quando si è prodigata per identificare uno per uno i 17 giovani affogati vicino alle coste siracusane, mettendo in contatto le loro famiglie con la popolazione della zona. Uno per uno vuol dire riconoscere alle vittime il diritto alla sepoltura materiale e simbolica che connota l’appartenenza alla comunità degli umani -e dare alle famiglie un luogo per ricordare.
Oggi il richiamo al dovere di memoria è spesso rituale. Ma la “memoria attiva” di cui parla BS è altra cosa, punta a promuovere conoscenza, confronto, cambiamento, estensione di buone pratiche a chi ne è escluso. Con l’iniziativa di Siracusa, si sono sottratti quei giovani al destino di “profugo ignoto” così frequente negli esodi di massa, cercando di oltrepassare il compianto effimero e impersonale delle celebrazioni ufficiali. Non ultimo, si è gettato un ponte fra chi soffre e chi può imparare a condividere il dolore.
Il presidente del CSG: Fabio Levi
Il premio dotato di 10.000 € è offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio-Südtiroler Sparkasse di Bolzano/Bozen
Il Comitato scientifico e di garanzia della Fondazione è composto da:

Fabio Levi (presidente), Bettina Foa (coordinatrice), Anna Bravo, Anna Maria Gentili, Andrea Lollini, Christoph Baker, Francesco Palermo, Gianni Tamino, Grazia Barbiero, Maria Bacchi, Karin Abram, Massimo Luciani, Mao Valpiana, Margit Pieber, Marianella Sclavi, Marijana Grandits, Paolo Bergamaschi, Pinuccia Montanari, Roberto De Bernardis